L’assedio di Milano

Sapessi come è strano….trovarsi trombati a Milano. Intendiamoci, le docce fredde a volte fanno bene e svegliano. Non si può vivere solo di rendite di posizione. Nulla è un “diritto acquisito”, figuriamoci il voto dei cittadini. Ora  a palazzo Marino si stracciano le vesti e cercano di “fare autocritica” degli errori commessi, ma diciamo la verità: la Moratti è una giraffa freddina che non sa creare feeling coi milanesi. La sua campagna elettorale, un disastro nell’ambito della comunicazione.
Inoltre, i cittadini vogliono sentir parlare di problemi concreti legati alla loro città: viabilità funzionale,  vivibilità della città, zone verdi, aria disinquinata,  strade senza buche, servizi sociali e sanitari operativi,  assistenza agli anziani, stop alle cementificazione ecc. Mentre invece di tutto si è parlato, tranne di quanto sta loro veramente a cuore.
Berlusconi ha gigioneggiato alla grande,  mettendosi troppo in esposizione. Inoltre gli errori in politica interna ed estera, vanno a riverberarsi fatalmente anche su quella amministrativa (la guerra in Libia e l’appiattimento sulle decisioni americane circa i bombardamenti, la politica migratoria, certe strane dichiarazioni sugli immigrati simili alla sinistra,  ecc.).
Giuliano Ferrara a botta calda ha detto cose ragionevoli sui risultati:  i cittadini di Milano si sono stufati dei monologhi del Cav contro i magistrati e contro i soliti comunisti. Monologhi oltretutto, privi di un vero contradditorio. Inoltre personalizza troppo campagne elettorali amministrative facendone un’ordalia della serie, o con me o contro di me.
Ora però sarebbe ingeneroso dare tutta la colpa solo ed esclusivamente alla Moratti, quando  è spesso il Cav che “scende in campo” a politicizzare anche le amministrative con i voti  di “preferenza” sulla sua persona. Ed è un vistoso errore.
Consideriamo anche i “mal di pancia” della Lega sulla Moratti che non hanno giovato, “mal di pancia” dovuti a quell’Ecopass che i leghisti non hanno mai digerito. La Lega ha tenuto un basso profilo e non è stata calda col candidato-sindaco; ma ora il Carroccio,  oltre a non essere stata premiato (non è avanzato più di tanto nelle provincie lombarde nelle quali  fece incetta di voti e ha subito una debacle a Milano), si ritrova anche sotto assedio da parte di una cordata di sinistra capeggiata da Nichi Vendola, il principale sponsor di Pisapia.
Ora però i Milanesi si ritrovano un programma di 33 pagine di Pisapia che avrà anche una faccia onesta finchè si vuole,  e sarà pure un distinto avvocato, ma che a pag. 27 del suo programma scrive che “Milano ha bisogno di un grande centro islamico”. Inoltre ecco un’altra sua singolare dichiarazione: “E’ importante – ha spiegato – anche in vista dell’Expo 2015”. “Non si può pensare di avere in città milioni di visitatori senza che ci sia per loro la possibilitá di avere un proprio luogo di culto dove pregare, come peraltro sancisce la Costituzione”.
Cominciamo male. Con tutti i problemi che ha già la città ambrosiana, non ci mancherebbe che questo.
Curioso in questa “vittoria del primo turno” l’atteggiamento da mosca cocchiera del Pd: Pisapia vince, e Culatello Bersani se ne attribuisce il merito, mentre la sicula Finocchiaro fa già la “sciura milanese”.
Ci rivedremo a Filippi. Cioè al ballottaggio, dove ne riparleremo. Milano non merita di cadere in mano agli ascari dell’immigrazionismo.

I Nuovi Mostri



Non si tratta, come da titolo del post, del film a episodi di Dino Risi ed altri registi.
In questo blog, ci siamo occupati a più riprese delle metamorfosi mostruose del contemporaneo,
in ambito arte-urbanistica, con relativa ideologia sotterranea, mirata a fare tabula rasa della memoria artistica e formale della nazione, fino a notare rottami di simbologie deviate del decoro urbano. Tutte le frasi citate contribuiscono a inoltrarci in questo stupefacente percorso.

“Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.”

(William Shakespeare, da “Amleto”)

« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione…
E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo…

Come lacrime nella pioggia…
È tempo di morire… »
(Rutger Hauer in “Blade Runner”, 1982, Ridley Scott)

Fantascienza? Macchè, tutto questo è ormai dietro casa vostra!



(Pescara, fontana di Toyo Hito, costo: oltre un milione di euro ….e si è pure spaccata subito)

Ci sono già passaggi d’interesse in questo e questo post, commenti compresi.

(Rozzano)

Dal momento che l’uso dello scempio, fatto passare per ‘cultura alta’ e irrinunciabile,
è all’insegna anche dei ‘cambiamenti’ avanguardistici che si prospettano in Italia, grazie in particolare ad alcune amministrazioni very typical dalla persistenza ormai quasi secolare,
spesso appoggiate dalla persistente atavica ignoranza dei cittadini stessi,
pare il caso di approfondire con immagini dirette questa mostruosa ‘politica culturale’,
ancora più grave quando avviene in un paese come il nostro, con culture antichissime e stratificate, monumenti e strutture tali da renderlo un prezioso museo a cielo aperto.

L’intento di banalizzare, plastificare, disumanizzare, de-naturalizzare, de-identitarizzare ma anche delegittimare il paesaggio e la propria storia, non solo iconografica, è palese in molte delle seguenti immagini, ma la cocciutaggine di pari passo con l’ottusità di molti amministratori locali non sente ragioni.

Pur restando, personalmente e in teoria,
aperto alle invenzioni degli artisti anche contemporanei come sperimentazione, anche se la mia passione è rivolta altrove,
sono anche convinto che le opere vadano tenute in spazi appositi (specie alcune, bene al chiuso e magari segnalate con simboli di pericolo e stress psicologico, così si sa a cosa si va incontro…),
ma soprattutto che si debba riflettere ben approfonditamente, e anche sentire la cittadinanza, prima di collocare costosissimi “esperimenti” e “provocazioni” stabili in spazi pubblici,
specie se si tratta di ‘osare’ con il paesaggio, periferie comprese,
in un paese come il nostro dove si ciancia sempre a vanvera di “libertà e partecipazione”.

Gli artisti, autori delle opere mostrate, non verranno qui quasi mai citati:
qui non si contesta più di tanto la loro personale creazione, che rientra nella libertà di ricerca individuale magari nel loro giardino privato o laboratorio al chiuso,
pur contestabile,
ma la gestione delle stesse opere e delle aree pubbliche da parte dei Comuni, che impongono queste soluzioni a tutti, e vengono poi pubblicizzate come segno di magnifiche sorti e progressive,
di lustro, avanguardia e immarcescibile ‘regalo’ o servizio alla città.

Ad aggravare la già difficile situazione, si è aggiunta la, diciamo così, riforma strade proposta dalla sempre più inutile Unione Europea, che ha trasformato il nostro paese in Patria delle Rotonde (con annessa installazione avanguardistica centrale), rimeditate ulteriormente poi dall’intellighentsja-postmoderna-che-conta, con lo scopo preciso di distruggere l’atmosfera del nostro territorio, e di farci sentire stranieri ed estranei in casa nostra.
Si aggiunge spesso anche l’idea che qualsiasi cosa possa sempre essere fatta, dalle varie giunte, anche a dispetto degli stessi propri vincoli da piano regolatore, che vengono allegramente sempre più ampliati e ritoccati all’uopo stravagantemente cementificatorio.

(Pontedera)

Tra installazioni non ben distinguibili da Acqua Park, Luna Park, Italietta de plastica in miniatura Made in China, fette di cocomero gigante, mortadelle glassate, GardaLand, zucchero filato,
spara-semi di melograno, acciottolati di marzapane, Hansel e Gretel, alberi di lamiera, forche puntate al cielo, giganti bastoncini Findus o del gioco Shangai, lancia infilzaciclisti con completo di sciagattatrefoli, cerbottane per arachidi anabolizzate, set di Tim Burton a cielo aperto, paste del capitano, demonii postindustriali, calippo, ed estetica postpop da videogioco che ha preso vita e ti aspetta sottocasa,
non è argomento di secondo piano nella questione la riflessione sul prezioso denaro pubblico estorto dalle nostre tasse per la creazione di cotanto arredo urbano, mentre ci sono italiane e italiani senza casa, senza lavoro, che vivono sotto i ponti o in auto senza che nessuno si curi di loro, e tutt’intorno si recitano i mantra del dirittificio globale, dell’accoglienza a chiunque, e si finanzia di tutto di più in base al più alto quoziente di assurdità, coprendolo con il bestemmiatorio termine “sostenibilità”. Ma de che?
Si sa, ogni tanto qualche termine viene fatto fuoriuscire dal glossario amerikanoide del marketing, e di solito usato a sproposito in qualunque discorso, prima pronunciato con aria altera da tv e giornali, fino a sentirlo anche dalla tua fruttivendola preferita. Oggi siamo tutti per la “sostenibilità”. Anzi anche per l’ecosostenibilità.
Ma allora sono “sostenibili” queste opere?
Per chi? A che pro? Dove ci portano? Aggiungono o tolgono qualcosa al paesaggio italiano? Sono belle o utili? Si tratta forse di sublime d’en bas?
Se nell’architettura post 1940 si è ampiamente sbagliato nell’edificare i palazzi, e peggio dal 1970 in poi, degenerati negli ’80, col modello modulare “ideale” del Soviet e dell’ex DDR versione cartapesta,
sarà il caso di rivoltare il coltello nella piaga con queste ‘avanguardie’ new millenium?

Si è già parlato molto e in più sedi, e inutilmente, propongo allora di lasciare parlare le immagini.

Zola Predosa (Bologna)

La Rotonda delle Tartarughe, Ravenna

Calderara di Reno (Bologna)

Di seguito, sempre a Bologna, la scultura del “Diavolo che Plana”, qui nella foto imbrattata di vernice bianca. Ci informa il Corriere che qualche altro cittadino non gradiva l’opera, e ha tentato un’impossibile redenzione del zanzeroso dimonio: non è chiaro se il motivo fosse concettuale o formale…

A Borgo Panigale (Bologna) il complesso, in una rotonda, dedicato all’autotrasportatore, qui in tutta la sua magnificenza:

Non poteva mancare un altro simbolo di Pontedera, anch’essa particolarmente beneficata in arte:


non manchiamo di segnalare l’ennesimo colpo di genio a Reggio Emilia: 15 quintali di “Pesce Fuor d’Acqua”, metafora ormai della nostra stessa condizione:
Uno sprazzo di nuova architettura non vogliamo donarlo? La zona è tra Via Stalingrado, Via della Repubblica, Unipol, e “Porta Europa” (un nome, un programma) a Bologna. Peccato che non si intenda fino in fondo la vera dimensionalità del “quartiere”.

Perfettamente ton sur ton e in tema, dono gratuitamente, a differenza di alcuni capolavori sopraesposti, anche la mia scultura concettuale:


Josh

I sogni muoiono all’alba

In realtà la, sia pur risicata, vittoria dell’uomo venuto da Santa Maria Capua Vetere provincia di Caserta era annunciata ben prima dell’alba, nonostante il progressivo sgretolamento di quelle percentuali che erano sfornate man mano che, senza alcun criterio, arrivavano i risultati dai vari seggi (e fatto salvo ogni esito di eventuali ricorsi …).
Manes Bernardini ha fatto una bellissima campagna elettorale, non ha sbagliato nulla, ha superato brillantemente l’handicap iniziale delle incertezze del Pdl sul candidato ed ha trascinato la Lega al miglior risultato della sua storia a Bologna e il Pdl ad un guadagno di due punti sulle elezioni del 2009.
Purtroppo non è stato e non poteva essere sufficiente per quella parte, per ora ancora maggioritaria, di Bologna evidentemente rassegnata alla decadenza e che dopo il sindaco campano, probabilmente voterebbe supinamente anche un qualunque Abdullah il pci/pds/ds/pd volesse candidare.
Merola non potrà certo invertire la rotta, compromesso come è con le precedenti amministrazioni e soprattutto con quella di Cofferati di cui fu assessore all’urbanistica e pienamente integrato nel sistema di potere del partito egemone, fondato appunto sul pci e sulle coop rosse.
Continuerà quindi, più o meno repentinamente questo dipenderà anche dal quadro nazionale, la decadenza della città e l’impoverimento culturale, economico e sociale dei bolognesi, sempre più inquinati dall’accoglienza rivolta a gente estranea alle proprie radici e tradizioni.
Del resto chi vota Merola si merita tutto ciò, purtroppo ce lo dovremo cuccare anche noi che non lo abbiamo votato sperando, sapendolo, di riuscire comunque a salvare qualcosa.
Significativa, anche a Bologna, l’avanzata delle liste estremiste, con quella vendoliana all’interno del gruppo Merola che supera il 10% e quella dei grillini che quella percentuale la sfiora, indicando in ben il 20%, cioè un quinto dei voti espressi, l’elettorato estremista che diventa il 25% con il partito di Di Pietro che peraltro non arriva al 4% e la percentuale da prefisso telefonico dei comunisti di Michele Terra.
A fronte di chi ha avuto successo, registriamo il fallimento dei civici, con il 5% risicato di Aldrovandi che segna la sconfitta secca di Casini e Fini suoi grandi sponsor, il 3% scarso di Corticelli e lo 0,19 dell’Avv. Carcano, in tutto meno della lista della sinistra estrema o di quella di Grillo.
Mi auguro che con questi risultati sia finita la stagione del”civismo” e si torni a ragionare di partiti, di progetti contenuti in un quadro nazionale.
Anche perchè i “civici” per la seconda volta, hanno sicuramente causato la sconfitta in almeno due quartieri che erano alla portata e messo in pericolo persino il Santo Stefano che, comunque, anche questa volta sarà un’oasi di libertà nella rossa Bologna, grazie soprattutto al voto nella zona Colli, il vecchio quartiere poi inglobato nel Santo Stefano con altri tre e che da sempre vota in controtendenza rispetto alla maggioranza comunista della città.
Le due liste di Destra Radicale (La Destra e Forza Nuova) vedono prevalere questa su quella, ma con percentuali di mera testimonianza, ininfluenti in questo tipo di votazioni.
Sarebbe diverso se la Destra si ritrovasse unita, all’interno dello schieramento berlusconiano.
Bologna ha perso, ma ha trovato un leader che, se riuscirà a tenere unita l’opposizione, potrà fare molto male a Merola, soprattutto se non si limiterà ad una opposizione istituzionale, ma la trasformerà in opposizione movimentista, organizzando proteste, manifestazioni, disobbedienze civili contro le decisioni della giunta che dovranno essere contestate tutte, una per una.
Le elezioni sono terminate il 16 maggio e la campagna elettorale per le prossime inizia oggi, 17 maggio e deve essere aggressiva ed estremista perchè, come hanno dimostrato a sinistra, l’estremismo aggrega, motiva e paga.
Solo così potremo sperare di liberare Bologna da un giogo oppressivo e conformista che ci sta portando alla deriva ed alla estinzione.

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Forse una speranza c’è

I dati vanno a rilento.
E con questi parziali non è possibile commentare.
Se Merola sarà costretto al ballottaggio, tanto di cappello a Manes Bernardini, riuscito, dopo una partenza fortemente ad handicap per i ritardi con i quali il Centro Destra lo ha scelto come candidato, a recuperare.
Se supererà il 30% vorrebbe dire che ha guadagnato ben dieci punti rispetto alla somma dei voti di Pdl e Lega nel 2009 e, soprattutto, non ha risentito della transumanza dei finioti che, assieme all’Udc, prendono meno di quanto non ottenesse il partito di Casini da solo.
Pare che la lista Grillo ottenga più del 10%: da ridere più che in uno spettacolo del suo nume tutelare.
Se sarà ballottaggio Manes Bernardini e i suoi dovranno gettare il cuore oltre l’ostacolo, per far comprendere ai bolognesi che mostrano timidi segnali di risveglio e rinsavimento, che qui non si tratta di un voto politico tra sinistra e Centro Destra, bensì del futuro della nostra città, delle nostre tradizioni, dei nostri costumi, del nostro essere bolognesi.
Un qualcosa che Merola non potrà mai capire, nè rappresentare.

P.S.: Nella inconcepibile scelta di lasciare proseguire la decadenza Bologna, c’è ancora una fiamma di libertà al Quartiere Santo Stefano che, ancora una volta, ha votato per il Centro Destra.

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Sognare non è vietato

Domani, nel tardo pomeriggio, dovremmo conoscere con una approssimativa certezza il risultato del voto per l’elezione del sindaco e sapremo se, ancora per due settimane, ci dovremo occupare delle elezioni.
E’ evidente che per il Centro Destra bolognese la vittoria sarebbe costringere Merola al ballottaggio, per poi profondere l’ultimo sforzo, buttando il cuore oltre l’ostacolo e sostenere Manes Bernardini per l’elezione al secondo turno.
L’impresa è difficile ma non impossibile.
Bologna negli ultimi sei anni (escluso l’anno abbondante di commissariamento) è stata male amministrata e non c’è bolognese che non lo capisca.
Ma Bologna è anche una città con una incomprensibile tradizione comunista che non capisce, ma si adegua.
Mi auguro, evidentemente, che questa volta i bolognesi capiscano e non si adeguino a votare per la decadente continuità che ci propone Merola, ma per scegliere il cambiamento e l’alternativa offerta da Manes Bernardini.
Sognare non è vietato e spesso, quando i sogni sono positivi, per il bene comune, si trasformano in realtà.

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Un voto per Bologna

Ci siamo.
Una campagna elettorale iniziata nel modo peggiore, con una stucchevole telenovela sul candidato del Centro Destra, finisce con Virginio Merola, vincitore annunciato, in evidente affanno.
Sicuramente suoi demeriti, ma anche una evidente, ottima performance del candidato alla fine scelto da Lega e Pdl, Manes Bernardini.
Domani noi bolognesi voteremo per scegliere come vorremo la Bologna per secondo decennio del secolo.
Dopo il fallimento di Cofferati (di cui Merola fu importante assessore all’urbanistica) con scelte scellerate come la moschearespinta grazia anche alla battaglia di Manes Bernardinie il civis e l’esperienza di “c’è Delbono a Bologna” , ridicola non solo per il misero lasso di tempo (otto mesi) di amministrazione, ma soprattutto per le modalità della caduta, i bolognesi non devono sbagliare nuovamente scelta.
Qui non si tratta di Centro Destra o di sinistra, di votare per il partito (comunista) dei padri o per quello “dei padroni”, qui si tratta del nostro futuro di cittadini bolognesi e della Bologna che trasmetteremo ai nostri figli.
Anche qui, come altrove, l’immigrazione è un problema, quindi ribadire il no alla moschea è un obbligo, come lo è rivedere la scelta del civis per salvare le Due Torri e il centro storico dalla devastazione che suborebbero con un simile mezzo in circolazione.
Ma ancora il traffico e i servizi, l’ordine pubblico e la pulizia della città, anche dai cosiddetti “graffitari” che non sono altro che teppisti che deturpano proprietà pubbliche e private.
E il tutto finalizzato a privilegiare i bolognesi rispetto a chi viene qui senza radici e senza conoscere le nostre tradizioni, i nostri costumi e che non ha contribuito a fare di Bologna quella città ricca e benestante che vorrei tornasse ad essere.
Merola rappresenta la continuità con un passato che ci ha regalato una triste e incolore decadenza.
Per questo, per cambiare rotta e contrastare la decadenza della città, domani voterò Manes Bernardini sindaco, bissando con il voto di lista al Pdl e, nel quartiere, il voto alla lista Pdl-Lega.

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Le sorelle di Trieste

A forza di parlare di massimi sistemi, perdiamo di vista quanto si svolge dietro casa nostra. Questa è una triste storia alla Charles Dickens che però invece di svolgersi nei sobborghi londinesi si svolge a casa nostra in una bella città del Nord: Trieste. Una storia riportata dal Corriere che appartiene a quei ceti medi e a quella piccola borghesia  che la globalizzazione vuole estinguere, calpestandone la dignità. Sono i nuovi poveri silenti e  dignitosi, quelli che non hanno santi in paradiso, né in Parlamento né al Quirinale che si limita all’obolo peloso dell’assegnino, quando invece la richiesta in gioco è quel po’ di dignità che solo un lavoro può conferire. Non c’è trippa gatti autoctoni, ma solo per gli allogeni. Quelli vengono giornalmente confortati, sfamati, medicati, coccolati dai media.  I loro figli agli asili comunali non pagano i buoni pasto, mentre le nostre famiglie devono accollarsi l’onere di pagare anche per loro.
Le due sorelle triestine Laura e Cristina  Di Sessa (rispettivamente di 41 e 45 anni)  vivono da otto mesi in auto, sono state sfrattate da una casa in affitto appartenente alla Lloyd Adriatico oggi Allianz Assicurazioni, hanno perso il loro padre carabiniere, a causa di un tumore, vivono di lavoretti saltuari e avventizi, e avendo fatto fuori i loro risparmi per accudire il padre malato, sono state pure sfrattate.  Piove sul bagnato.
Ora per la disperazione hanno fracassato i loro mobili per non farli cadere nelle mani dei rom. E’ un gesto forte e disperato, quello di rinunciare volontariamente alle loro radici, ai loro punti di riferimento,  che però la dice lunga su come siamo conciati noi Italiani. Possibile che il Comune di Trieste non abbia nemmeno provveduto a offrire – chessò –  uno scantinato per poter tenere quel poco di  mobilio  per queste due sventurate, fino a prossima loro sistemazione?
Ah dimenticavo, non hanno la pelle nera, non sono zingare, non vengono da qualche esotico posto su di un barcone. Perciò, nessuna pietà.
Stasera il nostro Presidente del Consiglio ha gridato a pieni polmoni durante la chiusura delle campagna elettorale, che siamo un “paese ricco” (quale, di grazia?) e che non dobbiamo temere qualche milione di immigrati. Cavalier Berlusconi, se siamo un paese ricco, trovi un lavoro a queste due poverette e la smetta anche lei di unirsi ai giannizzeri dell’immigrazionismo.  E’ un pessimo padre colui che provvede a sfamare gli stranieri trascurando gli Italiani.
Quello che urta alla lettura del sopra citato articolo una volta tanto interessante, dell’impaludato Corrierone, sono alcuni commenti che vi invito a leggere: accanto a quelli giustamente indignati per i motivi che ho io stessa riportato, ce ne sono altri che pensano che rimanere senza lavoro fino a quarant’anni significa essersi dati alla pazza gioia e magari essersi fatti mantenere dal padre, ostinandosi ottusamente a non voler mettere a fuoco che siamo entrati nell’Età della Precarizzazione Permanente; che con un titolo di studio, ti può capitare, nel migliore dei casi,  di finire in un call center. Ecco dunque, attraverso questi commenti,  la radiografia di un popolo lacerato, diviso e incapace di unirsi, anche soltanto per un attimo intorno ad un unico eclatante caso!
Si riempiono tutti quanti la bocca di termini come “solidarietà”, ma  i nostri sepolcri imbiancati, di fronte a casi come questo, voltano la faccia dall’altra parte e fanno spallucce.
Già, la solidarietà è altrove e vale solo per certi meridiani e per certi paralleli del globo.

La rimonta di Manes Bernardini

In questa campagna elettorale amministrativa due sono stati gli elementi caratterizzanti.
Le ripetute gaffes di Merola, alcune esilaranti ed innocue (se non per il candidato stesso) come quelle che hanno messo a nudo la totale ignoranza sulla principale formazione sportiva della città che vorrebbe amministrare, altre di una pesantissima gravità, come il giustificazionismo (autoassolutorio) verso il consumo giovanile di droga.
L’altro elemento di impatto ormai nazionale è la candidatura di Manes Bernardini.
Credo che la Lega abbia tratto un notevole giovamento dall’aver candidato il giovane avvocato bolognese.
Partita ad handicap, la candidatura di Manes Bernardini ha, poco alla volta, convinto molti bolognesi ed ottenuto le chiavi anche per rappresentare quella Bologna che vuole risorgere nei “salotti buoni” cittadini e persino della televisione (martedì prossimo è invitato a “Porta a porta”, la “terza camera” dello stato).
Manes Bernardini ha proposto una Bologna nuova, presente e viva che contrasta notevolmente con la continuità rappresentata da Merola e che sa di burocrazia, di parole d’ordine e di lenta, inesorabile decadenza.
I temi “caldi” come il civis e l’immigrazione (moschea) hanno già visto in passato Virginio Merola e Manes Bernardini su fronti opposti e oggi è il primo a fare marcia indietro rispetto a quanto sosteneva da assessore di Cofferati.
Manes Bernardini si è, quindi, presentato e accreditato come l’alternativa alla continuità, come colui che, per la sua storia, rappresenta il rilancio contro chi, per la sua storia, rappresenta la decadenza.
Chi ama Bologna, voterà Manes Bernardini.

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I dubbi di Merola e Bonacini

Sul Carlino Bologna di oggi un trafiletto riporta una opinione in sintonia del candidato del pci/pds/ds/pd Merola e del suo segretario regionale (credo si chiami Bonacini) i quali ritengono molto difficile un accordo con il cosiddetto terzo polo al ballottaggio.
E’ vero che aggiungono che se ne dovrà ragionare lunedì sera ad urne chiuse, ma la loro esternazione fornisce due indicatori significativi.
Intanto mostra, quanto meno, i dubbi crescenti sulla vittoria al primo turno, diretta conseguenza della debolezza di un candidato abbonato alle gaffes (anche gravi come quella sulla droga !) ma, soprattutto, rappresentante, per i ruoli ricoperti, della continuità con un passato recente che a Bologna ha regalato solo decadenza, costi e fallimenti.
Il secondo, importante, riconoscimento è che se prendono in esame, pur ritenendola non praticabile, l’alleanza al ballottaggio con il “terzo polo”, significa che Aldrovandi non è accreditato di alcuna possibilità di essere lui a raggiungere lo spareggio e, al contrario, diventa un riconoscimento di Manes Bernardini quale avversario da battere.
Con buona pace di tutte le arrampicate dei Casini e dei Fini per sostenere un candidato perdente in partenza.
Sono considerazioni ovvie, che danno speranza a chi ama Bologna e vorrebbe cambiare, con giudizio, per dare un taglio ad un passato da tutti riconosciuto come negativo e che è simbolizzato dalla doppia amministrazione Cofferati (di cui Merola fu importante assessore all’urbanistica) e Delbono.
E se siamo a questo punto, dopo tutti gli errori e le difficoltà che il Pdl ha avuto prima di accettare il candidato della Lega, significa che, come unanimemente riconosciuto, Manes Bernardini non solo non ha sbagliato una sola uscita, ma rappresenta anche per chi non è di Centro Destra, lui e non altri !, quella Bologna che vorremmo ritrovare con la nuova amministrazione.

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Della serie: buoni sì, ma fessi no


A proposito del post di Eleonora Milano, di male in peggio?, leggendo il post e la striscia di Reuters qui sotto, si può comprendere il motivo del suo disappunto, a riguardo della città di Milano, qualora dovesse passare nelle mani di Pisapia.
E, a tal proposito, basta con i finti moralismi, perchè, a quanto pare, i più puliti avrebbero la rogna, come si evince anche da questo post su Marco Travaglio, e da quest’altro su Concita De Gregorio, o qualche scheletro nell’armadio, come è il caso dell’altro candidato a sindaco di Milano.
ROMA, 12 maggio (Reuters) – Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, difende il sindaco Pdl uscente, Letizia Moratti, che ieri in un duello tv ha accusato il suo avversario del centro sinistra, Giuliano Pisapia, di essere stato condannato per un furto d’auto, salvo essere amnistiato senza ricordare che nell’appello richiesto da Pisapia è stato assolto per non avere commesso il fatto.

“Non vedo come la sinistra possa scandalizzarsi perché la Moratti ha ricordato una condanna di primo grado per il proprio candidato”, ha detto Berlusconi, capolista del Pdl al Comune di Milano, ai microfoni di CNRmedia .

“Sono stato attaccato dalla Procura di Milano con 30 processi, 24 dei quali sono finiti con la mia asssoluzione o con l’archiviazione, quindi ci sono state almeno 24 accuse non fondate che i magistrati hanno ritenuto infondate. Si pensi al fango che mi hanno tirato addosso lungo tutto l’arco di questi processi. Tra l’altro ricordo che nel ’94 addirittura mi venne fatta un’accusa che portò alla caduta del Governo scelto dagli italiani”, ha aggiunto il premier.

“Ogni tanto è giusto che anche Letizia tiri fuori le unghie. In campagna elettorale si possono capire tanti comportamenti che non saranno poi quelli di quando si dovrà governare insieme”, ha concluso Berlusconi.