Medaglia di bronzo per Ron Paul

Gallup sforna il primo sondaggio sulle primarie repubblicane dopo l’annuncio che l’ex governatore dell’Arkansas e fino ad ora front-runner, Mike Huckabee, non si candiderà. In vetta è testa a testa tra l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, secondo classificato alle primarie 2008, e Sarah Palin. Poco distante dal duo di testa, il deputato texano Ron Paul, leader dell’ala libertaria del GOP. Interessante l’8% di Herman Cain, imprenditore afro-americano della Georgia, in forte ascesa negli ultimi tempi. Deludentissimo il 9% dell’ex presidente della camera Newt Gingrich. In lieve ascesa l’ex governatore del Minnesota, Tim Pawlenty, e la capogruppo dei TEA Party, Michelle Bachmann. Staccatissimi tutti gli altri. C’è ancora un anno prima dell’inizio dei giochi e un bel 22% di indecisi

Dati Gallup

Mitt Romney 17%
Sarah Palin 15%
Ron Paul 10%
Newt Gingrich 9%
Herman Cain 8%
Tim Pawlenty 6%
Michelle Bachmann 5%
Altri 9%
Nessuna Risposta 22%

Un commento al post di Nessie

Questa è anche una prova, per vedere se adesso la funzione PUBBLICA POST funziona.
Prova effettuata con computer diverso dal solito.

Nessie,
hai scritto sgomentevole l’atteggiamento di quei tre, ed in primis Benedetta Tobagi e Mario Calabresi, io avrei scritto vomitevole. E vedessi come son candidi quando parlano in tv dei loro padri. Mario Calabresi a questo punto lo ritengo il più viscido, falso e infingardo di tutti. Se poi penso che a suo padre è legato un ricordo della mia vita, legato a sua volta ad un suo subalterno, l’amarezza è decuplicata. La doppia faccia di Mario Calabresi, tanto melenso e poi non si degna neppure di recensire su La Stampa il libro di Mario Giordano che parla delle pensioni privilegiate concesse a tanti politici, anche di destra, ma soprattutto di sinistra che son quelli che mi pare si sian più battuti per avere quei privilegi (cliccare qui e leggere).
A proposito di Mario Calabresi, lo vedremo presto in tv, su Rai3, per presentare un programmma su personaggi che han fatto grande l’Italia; e quindi inneggiare alla patria, e poi però va a sostenere un Pisapia che vuole la moschea: incredibile e atteggiamento di un falso! Quella del programma sarà un’occasione per manifestargli tutto il nostro disappunto, magarii tramite un editoriale di Mario Giordano, al quale linkerò questo post con i relativi commenti.
Ho letto due libri di Calabresi, che ho citato in un commento a Mario Giordano, vedeste com’è tutto candido e melenso!

Il mio canto libero

Il mio precedente post sulla Libertà di opinione in relazione alla legge che vorrebbero approvare contro la cosiddetta “omofobia”, ha suscitato una serie di reazioni e un impennarsi dell’indice di visitatori del blog.
Poiché non ho voglia di aprire un dibattito con scambi di commenti che spesso sono letti solo da chi li scrive, con il presente post raccolgo alcuni di spunti da sviluppare.
Perché non costituire una associazione che contrasti la propaganda favorevole all’omosessualità ?
Sarebbe una scelta di civiltà, ma anche un un impegno dispendioso in termini di tempo.
Ricordiamoci sempre che se si intraprende una attività, qualunque essa sia, bisogna dedicarvisi con impegno perchè raggiunga il suo scopo.
Mi rendo perfettamente conto – ma parlo esclusivamente per me – che è molto più facile e sbrigativo scrivere due righe al mese in un blog, ma ampliare questo impegno significherebbe abbandonarne altri.
In ogni caso, come per tutte le cause meritorie, se qualcuno deciderà di passare dalla fase della enunciazione di teorie ed opinioni, a quella di un impegno civile sul territorio, potrà contare sul mio contributo.
La Libertà di opinione è fondamentale in ogni società.
La Libertà di opinione è basilare per la nostra Civiltà.

Con la sua obbligatoria conseguenza che debba essere garantita anche la diffusione delle idee.
Di qualunque idea, non solo di quelle che ottengono la benedizione di una maggioranza o di un sinedrio autoreferenziale o di potenti lobbies.
Il discrimine non può che essere l’azione e, più precisamente, il tipo di azione.
Perché se io voglio dare pratica attuazione ad una mia idea, posso farlo legittimamente o illegittimamente.
Ho letto commenti che parlano di “discriminazione” nei confronti degli omosessuali e proprio questa presunta “discriminazione” sarebbe oggetto dei rigori punitivi della legge.
E’ discriminazione se io, possessore di un appartamento, decido di non locarlo ad un omosessuale ?
Sono convinto che i fautori della legge liberticida direbbero che sì, lo è e che dovrei essere punito, in pratica obbligandomi a concedere in locazione una mia proprietà a chi pare loro.
La mia libertà di sottoscrivere contratti con persona che corrisponda alla mia fiducia verrebbe irrimediabilmente lesa.
In pratica per impedire una presunta “discriminazione” verrebbe attuata una coazione che annullerebbe la mia libertà di disporre dei miei beni a favore di chi liberamente scelgo.
Diverso, invece, se pensassi dimettere in pratica le mie idee girando di notte per la città, come un novello Giustiziere alla Charles Bronson, a caccia di omosessuali.
Lì sarebbe giusta la punizione, ma non perché picchio un omosessuale, bensì perché agisco in modo violento, provocando lesioni al prossimo.
Che sia un omosessuale non può essere considerata una aggravante
per una punizione che dovrei meritatamente scontare per intero, indipendentemente dalla natura del soggetto colpito.
Divertente infine un commento che mi invita ad andare in Iran, senza che il suo autore capisca che sono molto più simili e compatibili ai talebani dell’islam i sostenitori della legge contro i cosiddetti “omofobi”, di quanto non lo siamo noi contrari.
Infatti sia i fondamentalisti musulmani che i fautori della legge contro la presunta “omofobia” intendono punire con un profilo penale un comportamento o una idea.
Da parte nostra, invece, non c’è alcuna invocazione ad un provvedimento penale, bensì un invito alla riflessione per chi volesse iniziare un percorso di superamento della condizione omosessuale o, alla peggio, l’opposizione acchè comportamenti del genere beneficino di leggi di privilegio invece di rimanere strettamente nell’ambito del privato.

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Beatitudini Relative


Non avevamo nemmeno terminato di descrivere alcune sculture contemporanee nel loro stridente impatto ambientale, di solito collocate in rotonde e spiazzi, al post precedente,
che addirittura i TG e l’Osservatore Romano sono costretti ad esprimersi sulla scultura dedicata a Giovanni Paolo II a Roma. Per l’Osservatore sembra una campana.
Qui solo una parte dei pareri avversi.
Se un riferimento concettuale è presente, a mio avviso c’è una sorta di post-Manzù, nell’enigmatica serie dei suoi cardinali,
poi chi vi ravvisa new age, chi cenni di ufologia, e somiglianze con Austin Powers o Bruce Willis;
ricorda come concept anche Zdzisław Beksiński (che nel suo genere era geniale, ma appunto non rappresentava papi):
fatto sta che se quando si è beati si è così, c’è qualcosa che non ci convince: in teoria rappresenterebbe l’abbraccio all’ecumene. Teologicamente forse più prerogativa di Cristo stesso, che non di un papa, ma il problema rimane il risultato finale e l’armonizzarsi o meno con il contesto.

questa la statua a Woytila:

qui l’inquietante Beksiński :

Ci sarebbe molto da dire, e non è questa la sede, anche del periodo del Novecento in cui anche l’architettura ecclesiastica, spesso a partire dagli esperimenti di Le Corbusier, ha sviluppato forme realmente insolite per un luogo sacro cristiano, passando da costruzioni enigmatiche a edifici tra l’incomprensibile e l’ufologico: forse si credeva che si sarebbe andati a Messa in navetta spaziale, e così hanno preferito anticipare i tempi.
Per questa tornata, completo con un’altra installazione, sempre di carattere avveniristico-ecclesiastico, questa volta dedicata ad un Padre Pio incombente e giudicante, una sorta di Pater Pius Pantocrator, dai richiami orrorifici, apocalittici e post-industrial (altri termini non mi sovvengono) con elementi tra Wes Craven e Mazinga: in più, alla sinistra ha una sorta di ruota della fortuna geometrizzante con l’immagine della Sindone:

Padre Pio, Rotonda dei Pentri, Benevento

dettaglio:
Dal momento che l’Italia oggi produce non poi così tanto, le rimane un know how che abbiamo sistematicamente s-dato via, e non sempre l’abbiamo fatto fruttare al massimo,
non investe se non in sprechi,
ciò che le resta è solo il fatto d’essere un museo a cielo aperto, di vestigia che sono la radice d’Occidente d’importanza mondiale, ci si domanda se sia anche il caso di riempirla di installazioni che nulla hanno a che spartire con il nostro patrimonio.

Josh

Agcom e Blob


L’Agcom multa i cinque telegiornali.

Scusate, ma Blob?
E’ par condicio richiamare il premier tutti i giorni all’ora di punta insieme a tutte le schifezze immaginabili?
Quel tipo di visibilità è consentita?
Non ci stanno solo prendendo in giro, è semplicemente REGIME, non trovo altri termini.

Pisapia e la Corte di Strasburgo


La Corte di Strasburgo e l’Europa vanno bene solo quando l’Italia viene condannata.
Ma se i responsi non vanno bene perché non fanno sponda alla solita linea di attacco portata dalla sinistra e dall’ultrasinistra, allora sono da ignorare. Questo è stato il responso di Strasburgo sulla morte di Giuliani.
Giuliani venne colpito mentre a breve distanza da un Land Rover defender dei carabinieri solleva
all’altezza delle spalle un estintore scarico del suo contenuto e del peso di circa sei chilogrammi.
La jeep dell’Arma, in quel momento, è chiusa su un lato di Piazza Alimonda.
Il muso incastrato in un cassonetto, il lunotto posteriore infranto, il motore spento.
Sulla jeep si è già abbattuta una prima volta la furia di una decina di manifestanti.
E’ stata investita sulla fiancata destra da un colpo di asse.
L’estintore, che Giuliani solleva al momento della morte, è già stato scagliato una prima volta contro il defender.
Ha colpito il tetto, è rimbalzato sulla ruota di scorta prima di ricadere sull’asfalto.
Intorno, piovono sassi.
Nel defender dell’Arma sono in tre, la jeep ha il lunotto posteriore sfondato.

In Italia, nella sua arringa, l’avvocato Pisapia aveva sostenuto:
“Ciò che è eventualmente accaduto prima dell’ arrivo di Carlo Giuliani in piazza Alimonda non ha, né può avere, alcuna rilevanza rispetto all’ inchiesta che riguarda la sua morte e di cui mancano tutti i presupposti di fatto e di diritto della legittima difesa”.
Era il suo ruolo, era l’avvocato della famiglia che si era costituita parte civile contro lo stato. Non ho nulla da dire per questo, ho invece molto da dire contro chi come lui, non inquadrò la vicenda come un vero proprio assassinio, orchestrato e diretto, (e dio solo sa come mai ci fu una sola morte), da tutti quegli infami che avevano montato centinaia di ragazzi incoscienti a combattere per loro, per farli diventare martiri della propria guerra.
Giuliani non è stato ucciso solo da un proiettile, è stato ucciso da un modo criminale di pensare il confronto con le istituzioni.
Quelle stesse istituzioni dove Pisapia oggi, riabbottonato il colletto della cravatta, vuole mettere le mani.

La sindrome di Stoccolma dei figli delle vittime

Lacreme napuletane versate il 9 maggio scorso. Giorgio Napolitano si commosse durante la giornata della memoria  dedicata alle vittime del terrorismo degli anni di piombo. Si commosse nello scandire con voce rotta dall’emozione i nomi dei giudici uccisi dai terroristi. Napolitano però si è guardato bene dal commuoversi per altre vite spezzate legate a quei catastrofici anni: giornalisti, imprenditori, commercianti, agenti di polizia, comuni civili che erano lì per caso. Onore a quei giudici caduti, per mano del piombo assassino, certo;  ma anche a tutte le altre vittime che Napolitano ha omesso di menzionare. Qualcosa però non mi torna nell’atteggiamento di alcuni figli delle vittime del terrorismo.

Penso a Benedetta Tobagi, che da piccola vide il suo povero padre Walter Tobagi, giornalista del Corriere della Sera, ucciso spietatamente da un commando terrorista della Brigata XXVIII marzo. Era un maggio piovoso, cupo e tetro come se fossimo in autunno, quel lontano 28 maggio del 1980. Ho ancora davanti agli occhi quelle immagini mandate in onda dalla tv,  del povero caduto sul selciato ricoperto di un telo bianco, mentre la moglie che teneva per mano una bimba  di tre anni (Benedetta) procedeva alla mesta identificazione del corpo del marito freddato sotto casa, cercando di farsi forza.
Ma ecco la domanda. Giuliano Pisapia di cui è possibile rintracciare sul web la sua biografia, è stato amico dell’assassino di Walter Tobagi, quel tal Marco Barbone, figlio di un direttore editoriale della Sansoni editrice, gruppo legato alla stessa RCS. Quel Barbone che infierì ulteriormente sul povero giornalista caduto, assestandogli il quinto colpo alla testa (il cosiddetto colpo di grazia). Costui, se la cavò con una condanna di  soli otto anni.  Poi, anche grazie al PM Armando Spataro (toga notoriamente rossa)  non li scontò perché collaborò a sgominare la banda armata per cui lavorava. Non si buscò neanche un giorno di detenzione, la complice di Marco Barbone, quella Caterina Rosenzweig giovane rampolla di famiglia “bene”.
Alzi la mano chi mai voterebbe per la candidatura a sindaco di Milano  un avvocato, che quantunque abbia fatto il proprio mestiere di avvocato, è stato in amicizia  con i circoli politici degli assassini del proprio padre. Io non lo farei e molti altri al posto mio, nemmeno.   E’ per lo meno sgomentevole che i figli delle vittime del terrorismo rosso, siano così smemorati nei confronti di un’ideologia così mostruosa che predica di sopprimere la vita a chi non la pensa come loro. Penso anche al figlio del commissario Calabresi e al figlio del giudice Emilio Alessandrini, ucciso da un comando di Prima Linea nel 1979. Capisco il risentimento di quest’ultimo nei confronti di quel manifesto di Lassini  del PdL che recitava “Fuori le BR dalla magistratura”. Ma un manifesto è fatto per sintetizzare e semplificare al massimo tramite slogan, anche a rischio di risultare rozzo. Chi ha vissuto quegli anni e chi ha letto un po’ di pubblicistica nel merito, sa che le BR erano saldamente infiltrate tramite  “nuclei interni” nei luoghi più impensati: redazioni di giornali, consigli di fabbrica, commissioni parlamentari sul lavoro, atenei universitari, per meglio colpire – come predicavano – “al cuore dello stato”. E se la magistratura non è stata direttamente infiltrata, è altresì vero che non furono pochi i giudici di MD (magistratura cosiddetta “democratica”) che affibbiarono pene lievi e lievissime nei confronti dei terroristi rossi e si mostrarono inspiegabilmente clementi e tolleranti  (il caso Barbone, assassino di Tobagi non è l’unico: penso anche agli artefici della strage di Primavalle, tutti a piede libero).
Mario Cervi. ha scritto in proposito un significativo articolo sui figli delle vittime del terrorismo che adesso difendono i loro carnefici, quasi fosse una sorta di sindrome di Stoccolma. Resta incomprensibile che i parenti delle vittime, si buttino volontariamente nelle fauci di quel mostro ideologico che ha prodotto tanto lutto, tanto dolore e tanta desolazione, anche ora che la sinistra si è autobonificata e sbianchettata, depositando l’eskimo per vestire in rassicuranti grisaglie. In questo senso, le lacrime di Napolitano sono tardive e  arrivano fuori dai tempi massimi.  
Che poi la Moratti non abbia saputo argomentare il problema con la dovuta finezza dialettica, questo è un altro paio di maniche.
Resta il fatto che chi promette una Milano più giusta e più pulita è stato anche l’avvocato di fior fior di teppaglia del G8 di Genova, del terrorista curdo Abdullah Ocalan legato al PKK,  a tutto fa pensare fuorché a una città  più degna. E se è vero che un amministratore deve innanzitutto illustrare il programma su come deve funzionare al meglio la municipalità che si appresta a presiedere  (come ho già scritto nel post precedente),  è altresì vero che è stata proprio Milano a lasciare sul selciato il più elevato numero di vittime cadute sotto il piombo di qualche P38, braccio armato dell’ ideologia marxista. Di questa Milano, in bianco e nero fatta di pioggia, di piombo e di sangue nessun Italiano che si rispetti ha più alcuna nostalgia. A maggior ragione i milanesi.

Zapatero bastonato

Vi ricordate Zapatero, il mito della sinistra? Vi ricordate il leggendario leader anti-clericale che aveva modernizzato la Spagna e condotto il regno di Juan Carlos verso il boom economico? Beh, scordatevela. Gli anni dello champagne e della speculazione edilizia sono finiti e le elezioni regionali di oggi hanno segnato una pesantissima sconfitta dei socialisti e una grande affermazione dei popolari. Travolto dal movimento degli “indignados” (un movimento che ha fatto innamorare i nostri sinistrati, ma su cui ci sarebbe molto da dire), da una recessione triennale (nel 2009 l’Italia è avanzata dell’1,3% contro la recessione della Spagna), da una disoccupazione oltre il 20% (Italia sotto il 9%), da un rapporto deficit-PIL al 6% (Italia al 4%), Zapatero ieri sera ha vissuto una nottata da incubo che al confronto farebbe impallidire anche la sconfitta milanese di Berlusconi. In sintesi i nostri cugini iberici, che fino a un paio d’anni fa ci guardavano con una fastidiosissima puzza sotto il naso, oggi son messi pure peggio di noi (e ce ne vuole). Ieri le elezioni per il rinnovo di 11 delle 17 comunità autonome (regioni) e di gran parte dei comuni hanno sancito una sonora batosta per i socialisti e per il premier Zapatero. I socialisti cedono ai popolari le regioni di Castiglia la Mancha, Aragona, le Asturie e le Isole Canarie. Ultima possibilità per salvare la faccia ed evitare un incredibile 11-0, un accordo di coalizione con l’estrema sinistra in Extremadura, In Extremadura il PP è divenuto il primo partito (fantascienza pura solo un anno fa), ma il PSOE potrebbe salvarsi facendo una coalizione con i comunisti di Izquierda Unida. Alle comunali va pure peggio. Il PSOE cede il comune di Barcellona ai nazionalisti catalani di CIU dopo 32 anni di dominio incontrastato. Non va meglio in un’altra storica roccaforte del PSOE, l’Andalusia, che non votava per le regionali ma solo per le comunali. I socialisti, oltre a perdere il capoluogo Siviglia dopo 12 anni di vittorie, risultano essere complessivamente il secondo partito di quella che è (o meglio dire era) la Toscana di Spagna. Nel complesso nei 50 comuni capoluogo di provincia 40 vanno ai popolari, solo 5 ai socialisti e altri 5 a formazioni autonomiste. Zapatero rimane comunque in sella per l’ultimo anno di residenza a Palacio de la Moncloa. Già, perché l’unica cosa certa sulle elezioni del prossimo anno è che non sarà Zapatero il primo ministro. I vertici del PSOE hanno deciso che era giunta l’ora di defenestrare mister Bean e Zapatero ha deciso di farsi da parte. A guidare i socialisti spagnoli nell’impresa impossibile di mantenere la maggioranza tra un anno sarà uno tra il ministro dell’interno, Alfredo Rubalcaba e il ministro della difesa, Carme Chacon. Almeno possiamo dire che, contrariamente a certi sultani nostrani, Zapatero ha avuto la dignità di farsi da parte per non esser troppo di impaccio al partito, cosa che altri personaggi della nostre parti, ormai screditati, non hanno alcuna voglia di fare.

Bologna sopravviverà a Merola ?

Il nuovo sindaco di Bologna ha cominciato a “sbroccare” minacciando la chiusura integrale del centro storico al traffico privato.
La sua alleata Frascaroli pretende interventi che blocchino la Tav, riesumando i più triti (e costosi) slogan della estrema sinistra.
A Bologna si avvicinano i registri per certificare le unioni degli omosessuali e la sostanziale scelta a favore dell’eutanasia.
Gli immigrati saranno accolti e i centri sociali troveranno ascolto nella nuova giunta.
Il tutto costerà molto e per i bolognesi che lavorano e producono si prospetta un aumento delle tasse utili a pagare le clientele e le pretese dell’elettorato di sinistra.
Il candidato del terzo polo, Aldrovandi, si accorge a babbo morto (solo ora che non ha alcun eletto) che il sistema elettorale nei quartieri è penalizzante per chi si divide; poteva pensarci prima.
I grillini non entrano in giunta, ma offrono un loro uomo per un assessorato (che non si rifiuta mai).
Se Merola porterà a termine il mandato per Bologna si prospetta una ulteriore accelerata verso la decadenza e la deriva morale, civile, politica ed economica.
La speranza, più che dai ricorsi annunciati dalla Lega (dubito si trovi un magistrato disponibile ad annullare la vittoria della sinistra) viene dalle giovani leve di Lega e Pdl.
Bernardini, Tomassini, Lisei, solo per citarne tre, assieme agli “anziani” (e per non fare torto a nessuno cito solo Daniele Carella al quale, anche per solidarietà generazionale, ho dato il mio voto di preferenza) hanno fatto una bella campagna elettorale, attiva, di attacco, aggressiva, tra i cittadini e se continueranno nel loro impegno non solo nelle paludate aule del consiglio, ma anche tra il Popolo, stimolando al ragionamento e informando, potremmo anche farcela a superare persino l’amministrazione Merola.
Ma il Centro Destra deve organizzarsi per fare opposizione di piazza alla giunta, deve organizzare e dare copertura a una disobbedienza civile, cioè alla disapplicazione dei provvedimenti di Merola in modo massivo, perchè i singoli verrebbero solo bastonati dalla repressione istituzionale.
La sopravvivenza di Bologna si giocherà quindi con la capacità della Opposizione di Centro Destra di contrastare in piazza (e non a parole nei consigli) le decisioni della giunta.
Nessun dialogo, nessuna collaborazione, ma ripagare con gli interessi il comportamento che la sinistra ha adottato contro il Governo nazionale.

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Libertà è (esprimere) una opinione

Ho letto che ieri sarebbe stata la giornata mondiale contro l’omofobia, il nuovo babau degli ayatollah del politicamente corretto.
Naturalmente per costoro l’omofobia è sostenere che l’omosessualità sia un male.
In sostanza i talebani del politicamente corretto vogliono imporre il pensiero unico (il loro) e impedire la libera espressione delle idee e delle opinioni (altrui).
Per fare ciò hanno pensato di sostenere una nuova legge, tra le tante inutili che appesantiscono il nostro ordinamento, che sanzioni chi si rendesse colpevole di quell’orrendo nuovo “reato” (di opinione !) che sarebbe l’omofobia secondo la loro accezione del termine.
Naturalmente in realtà si tratterebbe di perseguitare chi esprimesse delle idee non omo…logate, perchè violenze e aggressioni trovano già piena previsione nelle leggi esistenti che sono dirette a tutti, come è giusto che sia.
Ma gli omosessuali vogliono una tutela particolare, vogliono un privilegio, forse per meglio marcare la loro “diversità”.
Così ottengono ascolto e leggo che Napolitano dice che ostentare (sì, usa proprio quel verbo !!!) l’omofobia non dovrebbe aver cittadinanza in una socialdemocrazia.
Socialdemocrazia ?
Io credevo che l’Italia fosse una democrazia liberale dove ogni opinione avesse piena cittadinanza !
Ad onor del vero ho anche letto in altro quotidiano che Napolitano non avrebbe parlato di “socialdemocrazia”ma di “democrazia adulta” che fa il paio con i “cattolici adulti” di Prodi, ma non cambierebbe la sostanza della questione.
Siamo arrivati al punto che ad “ostentare” non sono più gli omosessuali nelle loro squallide esibizioni pubbliche, ma chi esprime il disgusto per la loro pratica sessuale.
A ruota arriva Mara Carfagna, che ritiene, tra i tanti problemi italiani a cominciare dalla spazzatura della sua Napoli, improcrastinabile una legge contro l’omofobia e si inalbera se Pdl, Lega e Udc respingono la proposta del pci/pds/ds/pd.
Sia chiaro.
Io rivendico il diritto a pensarla come voglio e ad esprimere liberamente le mie idee.
Chiunque proponga o faccia passare una legge liberticida che mi imponga di tacere le mie idee (ma non potrà mai farmele cambiare) pena sanzioni, non otterrà mai più il mio voto.
Invito quindi il Ministro Carfagna a fare il ministro di Centro Destra occupandosi di questioni serie, lasciando ai comunisti il sostegno a simili sciocchezze.
E invito Berlusconi e i suoi consiglieri a non stupirsi se, a fronte di certe esternazioni in linea con la politica abituale della sinistra, gli elettori del Centro Destra invece di votarli si astengono, visto che se mai e poi mai voteremmo per la sinistra, non vogliamo neppure votare chi prende i nostri voti per realizzare leggi di sinistra.

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