Teatro…che passione!

L’Università della terza età, che dalle mie parti si chiama Università del Tempo Libero – poiché vi può partecipare chiunque e di qualsiasi età – in occasione della sospensione estiva ha dato vita ad un saggio. Gli allievi dei corsi di teatro, poesia e canto si sono così esibiti davanti al pubblico e alle autorità comunali. I partecipanti alle varie materie di studio sono stati in costante aumento nel corso degli anni, confermando, almeno dalle mie parti, il successo dell’idea. Il corso di teatro, ad esempio, è passato dai tre iscritti del primo anno agli undici dell’anno passato ai quindici di quest’anno, con netta prevalenza femminile. E, ad ulteriore conferma del successo di quasi tutti i corsi in generale, vi è il fatto che per l’anno prossimo necessiteranno nuove o più ampie aule, per soddisfare il probabile ulteriore incremento degli iscritti. E’ la voglia di istruzione che avanza.

I corsi, tenuti da insegnanti volontari, preparati nelle singole materie, abbracciano quasi tutto lo scibile. Al corso di Storia dell’Arte – il più frequentato, assieme a quello di ballo – si è affiancato, molto seguito, quello di lettura e commento della Bibbia, tenuto dal parroco del paese. Vivo interesse ha avuto anche quello di storia, cui si è affiancato il nuovo corso dedicato alla storia locale, tenuto da un appassionato storico. Numerosi allievi hanno seguito la materia riguardante la rivitalizzazione del dialetto locale, unito a quelli della poesia dialettale e degli antichi canti popolari. Ma quello che mi ha ispirato questo post è stato il corso di teatro e recitazione, il cui saggio di chiusura si è svolto sabato scorso, 28 maggio, sul palcoscenico del teatro comunale cittadino, lo stesso che solitamente è calpestato da famosi attori di teatro. Per gli allievi (vedi foto in alto) è stata una grande sera, il loro momento di gloria. La loro insegnante, curatrice del corso da tre anni, da verace siciliana ha impostato tutti i saggi di chiusura su opere di autori siciliani. E così, da co-regista due anni fa mandò in scena una libera riduzione de La Giara (nella foto sopra a destra, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nella versione televisiva). L’anno scorso era stata la volta de La Lupa: una libera conversazione sulla vicenda del personaggio femminile della omonima novella di Giovanni Verga.

Quest’anno, poichè gli allievi erano quindici e non c’era spazio per inserirli tutti in un’unica messinscena, hanno optato per due brani che avessero incluso ciascuno circa la metà delle partecipanti. Un gruppo è così andato in scena con un libero adattamento della farsa di Nino Savarese Uno scandalo in teatro. L’altro gruppo si è dedicato all’opera di un autore poco conosciuto al grande pubblico, Enzo Russo. Scrittore e consulente letterario alla Mondadori, Enzo Russo, anche lui siciliano, vive a Monza. Ha debuttato nel 1975 con Dossier America Due. Sotto l’egida della Mondadori ha poi pubblicato trentasei romanzi, tradotti in diciannove lingue, tra i quali ricordiamo Il caso Montecristo (del 1976 – 302 pag), La Tana degli ermellini (1977 – 304 pag), I martedì del diavolo (1979), Il quattordicesimo zero (1990 – 332 pag). Nato in Sicilia, del 1992, di 347 pagine, è la sua opera più ponderosa tra quelle citate. Nessuno escluso (1995), Saluti da Palermo (1996), Né vendetta né perdono (2000).

Nel 1988, come Anonimo, ha pubblicato il romanzo Uomo di rispetto -giunto alla quattordicesima edizione – il cui contenuto sembra essere alquanto chiaro dal titolo. Sull’inizio di tale romanzo è stato ricavato il copione del saggio.

La scena si svolge all’interno della sala d’attesa della Stazione Centrale di Milano, da dove partono i treni diretti in Sicilia. Mentre sono in attesa del treno, l’altoparlante della stazione comunica 20 minuti di ritardo alla partenza del loro treno. Ne approfittano così per intavolare una conversazione sulla loro terra. Discussione che verrà interrotta dall’annuncio dell’imminente partenza del treno. In quel momento si stava parlando di un certo Cavaliere, proprietario del Piano di Maggio.

E’ questo, presumibilmente, il personaggio attorno al quale ruota tutto il romanzo. Il presumibilmente è d’obbligo, dal momento che non l’ho ancora letto.
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nota: prossimamente resterò senza computer per alcuni giorni, mi risulterà quindi difficoltoso rispondere prontamente a eventuali commenti.

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Link Uomo di rispetto aggiunto il 30 luglio 2011

Alla fine ha vinto la Magistratura

Tanto tuonò che piovve. Berlusconi dovrebbe smetterla di parlare sempre e solo di magistratura. Combatterne strenuamente le iniquità, certo, ma non nominarla mai, perché porta jella. Dove ha vinto la toga rossa? A Napoli senz’altro, con un pm come De Magistris che non si dichiara comunista, ma che è peggio che se lo fosse. Un Masaniello arruffapopolo più autoritario e arrogante di Di Pietro, al quale i napoletani si sono affidati anema e core come fanno con S. Gennaro. 
E a Milano? Un avvocato legato al Soccorso Rosso e legato da rapporti amichevoli con Magistratura “democratica” (aggettivo sempre più sputtanato). Insomma, pur sempre di togati trattasi. 
Sulla scarsa attrattività elettorale della Moratti se ne è già discusso abbondantemente. Il PdL poteva e doveva sforzarsi di trovare un/una candidata capace di conquistare i cuori e le menti dei milanesi. Ma  è  altresì vero che Milano non è una “Casalpusterlengo” qualsiasi e io non insisterei più di tanto solo sul profilo amministrativo legato alla  città. Milano può essere il banco di prova di qualcosa di ancora più grave ancora tutta da venire, poiché è evidente che è Berlusconi che si è voluto punire. E lo si è punito proprio  nella sua città natale.  
Io sono tra quelli che fingere di far vedere che si tratta solo di un test amministrativo e, muro o non muro,  tirèm innanz, è un po’ da minus habentes. Le roccaforti si espugnano sempre dall’interno, passo su passo, comune per comune,  e l’assalto alla diligenza è appena iniziato con due importanti città chiave: del Nord e del Sud. Spero che chi ha ricevuto
la sonora sberla se ne renda conto.

Temo che ne vedremo delle belle e fingere di non vedere che quei poteri forti che è un ventennio che cercano l’assalto all’arma bianca (dal Britannia nel ’92 a oggi),  ora hanno guadagnato postazioni importanti, è coltivare dell’ottimismo  ottuso e  a buon mercato. Molto a buon mercato.

 Ma chi sta dietro a Pisapia? I salotti buoni della Milano-bene, il gruppo Corsera RCS, la Confindustria, l’altra metà della famiglia Moratti (Massimo, Milly e tutta la squadra Inter), De Benedetti (di cui Pisapia è stato il legale) e il suo giornale Repubblica, Giulia Maria Crespi (ex patròn del Corriere),  e altri poteri forti.

Chi sono stati i vero vincitori di questo ballottaggio elettorale? Ma è evidente, sono stati proprio i togati. A forza di nominarli e di lamentarsene, eccoli al potere di due città. Per il tramite di due esponenti di spicco: l’avvocato Pisapia, amico di MD ed esponente di Soccorso Rosso. E  il pm De Magistris o’ Masaniello “antisistema”. Sembra una pena di contrappasso. Toga, toga, toga!

Stereotip-a/e/i/o/u/x/y/z/*

A quanto pare, queste devono essere settimane di fuoco per le notizie assurde, e puntualmente ne rendiamo conto:
si tratta di questioni simboliche, o di lampante evidenza, o etiche-legislative, non certo di gossip estivo.
Prima nella rassegna,
la vicenda coinvolge due genitori canadesi, Kathy e David.
Avuto il/la terzo/a figlio/a (sic), non rivelano se il/la loro bambino/a sia maschio o femmina, perchè, spiegano,
il fatto che il/la figlio/a sia
maschio o femmina non sarebbe predeterminato alla nascita,
anzi questa loro decisione sarebbe
“un tributo alla libertà e al diritto di scelta” del nato/a.

In realtà, tranne rarissimi casi di ermafroditismo fisico, il sesso del nato/a è ben chiaro alla nascita.
Insomma non dicono il sesso del/la nato/a per sottrarlo/a ai cosiddetti
“pregiudizi e stereotipi di genere”.
Ma sarà maschio o sarà femmina?
Sì perchè uno dei 2 almeno fisicamente sarà, al di là dei “pregiudizi”, di solito è anche discretamente evidente.

Qui è in ballo prima di tutto un passaggio logico: al di là dell’opinione mia e di molti di noi,
al di là che la creatura adotti da adulto/a condotta eterosessuale, omosessuale, bisessuale o si operi e diventi trans,
il punto è che è già chiaro, adesso, se è maschio o femmina.
Ma i genitori sostengono così di obbedire a
criteri “genderless”, per tutelare i criteri del “diritto di scelta”.
Il/la bimbo/a si chiama “Storm” (trad. Tempesta), nome che gli/le si può adattare comunque a seconda delle sue “scelte”.
Insomma, al momento è come se fosse nato/a senza sesso,
eppure di fatto così non è:
gli/le è stato solo culturalmente rimosso/a il sesso o il genere
per non dare adito ai “pregiudizi di genere”.

Quando l’ideologia può più della realtà.

La notizia è qui, e credo ogni commento sia superfluo.



L’altro fatto si svolge in Germania, ed è complesso giuridicamente.
Un uomo, il Prof. Klaus Schroeder, (52), dona lo sperma (abitudine molto diffusa in alcuni paesi, quelli dove si dice “in Europa invece”, pratica che si effettua con leggerezza perchè così “ci” hanno educato) per dare un figlio a una coppia di donne omosessuali, un’insegnante e un’infermiera, ma differentemente dagli accordi si trova oggi a doverlo mantenere come figlio suo e pagargli gli alimenti.
Il prof. Klaus racconta la sua vicenda a Der Spiegel: anni fa quando incontrò la coppia di signore mise in chiaro che la donazione di seme nel 2006 non avrebbe comportato per lui alcun esborso, e ci fu un accordo.

Di solito è così, anche nel caso delle banche del seme: si può donare il seme, e (finora) uno non sarà responsabile economicamente del nascituro nella famiglia/situazione in cui nascerà.
All’epoca il professore non aveva figli, oggi invece ha anche due bambine sue.
Dopo la nascita del bambino delle due signore, David,
comunque il prof. aveva di sua volontà sostenuto alcune sue spese, come quelle per il battesimo,
poi ha frequentato il bambino, e si è affezionato a lui.


A un certo punto, le due signore han trovato opportuno di chiedere gli alimenti tout court per il loro bambino al professore-papà in prestito, cosa che l’uomo non ha intenzione di concedere data la procedura consueta della donazione del seme e gli accordi.
Ma il sistema giuridico tedesco mette in un certo senso al primo posto la posizione del bambino, senza distinzione alcuna riguardo al fatto di come sia stato concepito,
quindi obbligherebbe il prof. a versare la somma di euro 270 mensili (quota destinata a crescere negli anni successivi) fino alla maggiore età del piccolo.
Per la Costituzione tedesca infatti ogni figlio ha diritto di sapere chi è il padre, anche se fosse un donatore anonimo proveniente da una banca del seme.
La mamma-insegnante che ha richiesto gli alimenti, dice che in principio voleva crescere il piccolo con l’altra mamma-infermiera, e così tuttora. Strinsero l’accordo originario col prof. Schroeder nel timore che avanzasse diritti sul bimbo, e lo sottraesse alle due.
Ora però che il prof. Schroeder ha due bambine sue, la mamma-insegnante di David afferma che forse il prof . Schroeder ha perso interesse nel piccolo. Insomma adesso che le due donne hanno un figlio tutto loro, è ora per il ‘padre in prestito’ anche di pagare.
Del resto, il frutto di una donazione di seme, per un verso non sarebbe realmente figlio suo, anche se biologicamente lo è. Fatto sta che assaggiata la vita in zona euro, la mamma-insegnante pur continuando a vivere con l’amante mamma-infermiera e lavorando, e pur tenendo per sè il piccolo, han deciso che adesso può far comodo l’intervento economico del prof. Schroeder e hanno provveduto con la richiesta di alimenti.
In definitiva prima l’uomo serve solo come seme esterno per avere un bambino, e poi che si togliesse di torno, e il bimbo non sarà mai suo.
Poi l’uomo ri-serve per dare alimenti che non doveva, e il bimbo è suo e lo deve mantenere, ma anche in fondo non sarà mai suo.

Intanto, da dicembre il prof. Schroeder non può più vedere il piccolo, non ha chance di vincere la causa, e afferma di sentirsi preso in giro.
In teoria, ogni donatore di seme anche presso le banche del seme, potrebbe allora esser richiamato a mantenere per una ventina d’anni il/i frutto/i solitario/i dei suoi lombi:
in questo caso, le banche del seme che ci hanno convinto che il seme è solo seme senza implicazioni, diverrebbero un modo per fare avere figli in maniera deresponsabilizzata a chi non ne ha o non ne può avere biologicamente o per il tipo di coppia scelta, ma in un secondo tempo il seme ‘espropriato’ ‘ritornerebbe’ anche culturalmente non una cosa casuale ma davvero viva e generativa, e riprenderebbe a coinvolgere eticamente ed anche economicamente il padre in prestito, anche se la famiglia più o meno arcobaleno in cui è nata la creatura non ha alcun problema economico.
La legge tedesca propone: se le due donne si sposassero e adottassero il bimbo, ecco in quel caso il ‘padre di favore’ non dovrebbe mantenere il bambino.
Diversamente, il prof. Schroeder potrebbe essere il primo ‘padre di favore’ costretto a pagare gli alimenti al figlio nato da una donazione di seme, senza che si possa dire al 100% suo figlio.

Josh

Entra ne

Roland Garros: giro di boa



Siamo giunti agli ottavi del Roland Garros, secondo Slam stagionale e più prestigioso torneo sulla Terra Rossa. Nel corso dei primi tre turni abbiamo visto diverse sorprese, soprattutto in campo femminile. Tra le donne infatti sono uscite subito le prime due teste di serie, Caroline Wozniacki e Kim Clijsters. La bambolina danese non è mai stata particolarmente a suo agio sulla terra rossa, e questa è cosa nota. La vittoria a Bruxelles però sembrava aver rilanciato le quotazioni della più debole numero 1 di tutti i tempi, invece per la bella Caroline è stato l’ennesimo fiasco. Quanto a Kim Clijsters, il fiasco della mamma fiamminga vincitrice degli ultimi due Slam era annunciato. Mamma Kim infatti è perseguitata da infortuni che le hanno impedito di giocare negli ultimi due mesi, speriamo che sappia riprendersi presto. Per quanto riguarda le altre favorite, Vika Azarenka avanza senza problemi, non esaltano Vera Zvonareva e Maria Sharapova, occhio alla giovane Kvitova e all’esperta Kuznetsova. Fuori la finalista dello scorso anno Sammy Stosur. Tra gli uomini, Djokovic e Federer avanzano senza problemi mentre Nadal ha mostrato nei primi due match segni non incoraggianti, cedendo due set a Isner e stentando contro il connazionale Andujar. Avanti senza troppi patemi Soderling e Murray, fuori Berdych e Melzer, lo scorso anno tra le sorprese, quest’anno estremamente deludenti. Capitolo Italia. Tra gli uomini abbiamo finalmente interrotto il digiuno. Fabio Fognini è il primo italiano a raggiungere gli ottavi in uno Slam dopo 4 anni. Un po’ di fortuna e un po’ di bravura danno al sanremese l’opportunità di arrivare tra i primi 16 del Roland Garros e dalla prossima settimana Fognini sarà tra i primi 30 del ranking. Speriamo che il tennista ligure sappia confermare questi progressi. Tra le donne Francesca Schiavone, impegnata nella missione impossibile di ripetere l’impresa dello scorso anno, è approdata agli ottavi senza problemi, ma la milanese esattamente dall’impresa dello scorso anno non arriva in finale in un torneo e non batte una top 10 e ora avrà la prova della verità. Male una Flavia Pennetta in caduta libera, mentre Roberta Vinci se l’è cavata benino. Bando alle ciance e diamo un’occhiata al tabellone.

UOMINI
Nadal (1)-Ljubicic
L’arrottino di Manacor finora non sembra essere l’alieno dello scorso anno. Al primo turno ben due set ceduti al mediocre John Isner, poi vittoria in tre set equilibrati col connazionale Andujar. E’ pur vero che anche lo scorso anno a Wimbledon Rafa emerse alla distanza dopo aver stentato nei primi turni, però lo scorso anno non c’era un Djokovic così. Per Rafa primo test semi-serio con il croato Ljubicic, nobile decaduto oggi numero 37 ma in un recente passato numero 3 del mondo. Tra i due otto precedenti con 6 vittorie per Nadal e 2 per Ljubicic. Dato che nei due precedenti sulla terra Rafa non ha concesso nemmeno un set, diamo un pronostico a lui favorevole.
Nadal 95% Ljubicic 5%
Soderling (5)-Simon (18)
Dopo aver ceduto un set al giovane Ryan Harrison, lo svedese di ghiaccio, finalista nelle ultime due edizioni,, non ha avuto particolari problemi. Liquidati senza troppi patemi due qualificati. Nelle ultime due edizioni lo svedese ha avuto il ruolo di castigamatti, fulminando Nadal nel 2009 e Federer lo scorso anno. Sulla sua strada l’idolo di casa Simon, modesto numero 18 del ranking. Nei 6 precedenti, 4 vittorie per lo svedese e 2 per il francese. Credo che lo svedese di ghiaccio, nonostante il supporto del pubblico per l’idolo locale, non incontrerà grosse difficoltà. Al massimo cederà un set al nizzardo
Soderling 75%-Simon 25%
Murray (4)-Troicki (15)
A guardare la classifica, e i tre precedenti a senso unico, non si dovrebbe dubitare di una vittoria dell’idolo britannico sul serbo Troicki. Purtroppo però Murray s’è fatto male alla caviglia ed è ancora incerto se domani giocherà oppure no. Alle condizioni non ottimali di Murray aggiungiamo la sua scarsa attitudine con la terra rossa in generale e col torneo del Roland Garros in particolare ed ecco che può esserci la sorpresa
Murray 40%-Troicki 60%
Falla-Chela
Qui, potrebbe succedere di tutto. L’argentino Chela, veterano over 30, vanta già una partecipazione ai quarti del Roland Garros, mentre per il colombiano numero 120 al mondo è la prima volta tra i primi 16. Un solo confronto tra i due con una vittoria a testa. Impossibile individuare un favorito.
Falla 50%-Chela 50%
Ferrer (7)-Monfils (9)
Lo spagnolo si trova di fronte l’idolo di casa Monfils in un match che promette di toccare vette mai viste di orrido tennistico. Due precedenti, entrambe vinti da Monfils, ma il francese finora non ha esaltato, perdendo ben due set contro avversari che non sono nemmeno tra i primi 100 in classifica. Diamo i favori del pronostico a Monfils, ma la sfida è aperta
Ferrer 40%-Monfils 60%
Federer (3)-Wawrinka (14)
Derby elvetico tra il re di Basilea e il “plebeo” di Losanna. Per la prima volta da 8 anni re Federer arriva a uno Slam senza pressioni. Tutti guardano a Nadal e Djokovic e lui, non se lo caga nessuno. Con il connazionale “plebeo”, 9 precedenti con 8 vittorie per re Roger. E’ vero che il plebeo di Losanna ha fatto vedere grandi progressi negli ultimi mesi, ma non ritengo sia ancora a livello del più grande giocatore degli ultimi 20 anni (scusate la partigineria)
Federer 80%-Wawrinka 20%
Fognini-Montanes
Il match più atteso nel nostro paese. Fabio Fognini è il primo italiano a raggiungere gli ottavi in uno Slam dopo 4 anni. L’ultimo era stato Filippo Volandri nel 2007, sempre al Roland Garros. Ora un ostacolo duro ma non insormontabile, il numero 38 del mondo Albert Montanes. L’ultimo italiano a raggiungere i quarti in un major è stato Davide Sanguinetti allo US Open del lontano 1998. I precedenti non sono incoraggianti, 3-1 per lo spagnolo e l’unica vittoria del sanremese risale al 2008. Fabio ce la può fare, ma sarà dura
Montanes 55%-Fognini 45%
Djokovic (2)-Gasquet (13)
Per favorire Nadal gli organizzatori del torneo le hanno pensate tutte. Non solo l’hanno piazzato dalla parte di Federer, ma gli han piazzato una lunga striscia di mine vaganti. Prima il ritrovato Del Potro, ora quel pazzoide di Riccardino Gasquet. Il Djokovic degli ultimi mesi non teme niente e nessuno, però il trovarsi di fronte questa striscia di mine vaganti non è il massimo
Djokovic 85%-Gasquet 15%
DONNE
Kuznetsova (13)-Hantuchova (28)
Sveta, la camionista prestata al tennis, è avanzata a colpi di randello come ai bei tempi. Sulla strada della campionessa 2009 la slovacca Hantuchova, giustiziera di Caroline Wozniacki. Nei precedenti 7-4 per Svetlana. Un derby dell’est che ci dirà molto sulle condizioni di una Kuznetsova che sembra tornata a randellare bene come un tempo.
Kuznetsova 70%-Hantuchova 30%
Bartoli (11)-Dulko
L’idolo di casa (de gustibus) Marion Bartoli affronta l’argentina Dulko, nota ai più per essere la compagna di doppio di Flavia Pennetta. Per Gisela Dulko questa è la terza apparizione agli ottavi di un titolo dello Slam. La francese, finalista di Wimbledon nel 2007, in patria non ha mai esaltato, non riuscendo mai a superare gli ottavi. Dato che i precedenti sono 4-0 per la francese, diciamo che potrebbe essere la volta buona.
Bartoli 80%-Dulko 20%
Zvonareva (3)-Pavlyuchenkova (14)

Con Clijsters e Wozniacki fuori, la più alta in grado è proprio la moscovita. Nei primi turni Vera ha mostrato ancora una volta i suoi limiti di testa rischiando di andar fuori contro la teutonica Lisicki al secondo turno. Ora un test semi-serio, la giovane connazionale Pavlychenkova pingue nel fisico ma insidiosa nel gioco. Vera vuole assolutamente il record di finali dello Slam perse (finora è ferma a due), basterà la pingue Pavlyunchenkova a frenare la folle corsa di Vera verso l’ennesima sconfitta in finale?
Zvonareva 70%-Pavlychenkova 30%
Schiavone (5)-Jankovic (10)

Per la campionessa uscente, primo ostacolo serio. Finora la milanese è andata avanti liscia come l’olio, ora però le cose si fanno complesse. Ad attendere la detentrice del trofeo c’è l’ex numero 1 Jelena Jankovic. La serba, ancora a secco di Slam potrebbe avere l’ultima possibilità per vincere un Major e levare così l’onta d’esser stata numero 1 senza nemmeno aver vinto uno Slam. I precedenti sono 3-1 per la Jankovic, con l’unica vittoria della Schiavone che risale al 2004. Aggiungiamo poi che proprio da dopo la vittoria a Parigi Francesca non ha più vinto contro una top 10 e non è più arrivata in finale a un torneo, e otteniamo un pronostico in salita per la milanese. Unica speranza, che Francesca tiri fuori la grinta che la contraddistingue negli Slam. Già perché se dopo Parigi sul circuito la milanese è tornata a giocare come una mediocre numero top 20, allo US Open e all’Australian Open ha giocato alla grande, regalandoci il match più lungo della storia degli Slam in gonnella e tenendo testa a gente come Venus Williams e Caroline Wozniacki. Incrociamo le dita.
Schiavone 35%-Jankovic 65%
Li (6)-Kvitova (9)

La ceca Petra Kvitova è probabilmente la più importante outsider del torneo. Dopo la sorprendente semifinale a Wimbledon i suoi progressi sono continuati in maniera costante. Già tre i titoli conquistati quest’anno, oltre all’approdo ai quarti all’Australian Open. Nel corso della stagione la ceca ha raccolto importanti scalpi come quelli di Kim Clijsters e Vika Azarenka e ha dimostrato grande freddezza nei momenti decisivi. Ora un duro scontro contro la finalista dell’Australian Open, la cinesina terribile Na Li. L’unico precedente, poche settimane fa a Madrid, non è incoraggiante per la cinesina, che in quell’occasione venne bastonata. Teniamo anche conto che la Kvitova alle avversarie ha lasciato le briciole, mentre la Li finora non ha brillato.
Li 35%-Kvitova 65%
Azarenka (4)-Makarova
Se prima del torneo di Roma mi aveste chiesto chi vedevo favorita per lo Slam parigino, vi avrei risposto Viktoria Azarenka. Fino a Roma infatti la stagione della bielorussa era stata quasi perfetta. Poi, dopo la finale persa a Madrid contro la Kvitova la bielorussa tornata a mostrare i limiti fisici e psicologici che finora le hanno impedito di spiccare il volo. La Azarenka vista finora di certo non teme Caterina Makarova, numero 33 del ranking. Un possibile quarto Azarenka-Kvitova sarebbe una sorta di finale anticipata.
Azarenka 90%-Makarova 10%
Sharapova (7)-Radwanska (12)

L’algida siberiana dopo il trionfo romano è definitivamente tornata nel giro “che conta”. Il Roland Garros è l’unico Slam che manca alla bacheca della bellissima siberiana. In uno dei tanti derby dell’Europa dell’Est Masha affronta la polacca Agnieska Radwanska, giocatrice regolare, in passato già top 10, che Masha ha battuto sei volte nei sette precedenti. Una sfidante da non sottovalutare, ma che non dovrebbe dare particolari noie a una delle più credibili candidate alla vittoria finale.
Sharapova 85%-Radwanska 15%
Petkovic (15)-Kirilenko (25)

La tedesca Petkovic, uno dei talenti più interessanti del circuito, trova sulla sua strada la russa Kirilenko, più celebre per la sua bellezza che non per le sue vittorie. Un derby della gnocca tra la Kirilenko e la Sharapova ai quarti sarebbe una goduria per gli occhi, ma temo, che a passare sarà la teutonica. Nei due precedenti infatti due vittorie per la Petkovic senza nemmeno un set perso.
Petkovic 80%-Kirilenko 20%

Forte Fuentes

Forte Fuentes: ingresso principale; foto di Angela Acerboni
Sopra: indicazione segnaletica stradale spagnola

Ne avevamo parlato il 18 ottobre 2010 in questo post del Giardino delle Esperidi, e ieri ne ha data notizia anche Striscia la Notizia col servizio di Moreno Morello andato in onda ieri sera nella rubrica che si occupa delle bellezze del nostro paese andate perdute. http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?13501

Indignados che vogliono costoro?

Alcuni li lodano come nuovi rivoluzionari, altri invece li guardan con sospetto. Chi sono, e soprattutto cosa vogliono questi indignados che hanno invaso le piazze delle città spagnole negli ultimi tempi? La Spagna si sa, è in una situazione pietosa, se possibile perfino più pietosa della nostra. Il boom economico s’è rivelato cartapesta, anche se non ci voleva poi tanto per capire che il “Modello Aznar-Zapatero” era un castello di carte (1). Il movimento degli indignados quindi prende spunto da una causa giusta, l’indignazione nei confronti dell’establishment politico ed economico iberico, ritenuto responsabile della situazione. La stampa nostrana s’è subito innamorata di questa torma di giovani che dalla sera alla mattina han scoperto che il boom spagnolo era una bufala. Nessuno però dice cosa propongono realmente questi personaggi. Il team di “Rischio Calcolato” ha trovato alcune fonti sulle rivendicazioni del movimento. Alcune proposte sono condivisibili e pure originali, altre sono belle ma utopistiche, altre meramente demagogiche, altre completamente dementi. Ricopio qui alcune delle proposte scovate su “El Paìs”


– Abolizione delle leggi ingiuste ( e qui una serie di leggi che, non essendo spiegate, appaiono a noi poco comprensibili), tra le quali l’ultimo piano economico socialista a favore del rilancio economico e la legge “Bologna” di riforma universitaria che dovrebbe permettere la parificazione
dei titoli di studio (e quindi dei corsi universitari) spagnoli a quelli europei. Insomma contro tutto
– riforme fiscali per “Far pagare i più ricchi” , “Aiutare i più poveri”, “Iva progressiva” (in bocca al lupo per applicarla…), “Tobin Tax” etc Inoltre si richiede la nazionalizzazione delle banche salvate da interventi statali.
– Incentivazione delle forme di trasporto alternativo all’auto.
– Riforma della classe politica e delle sue condizioni, con cancellazione dei vitalizi, riforma della formazione delle liste , non rieleggibilità, etc.
– Chiusura delle stato alla chiesa . Possibilità di professare la religione solo nelle mura domestiche, per evitare le sue contaminazioni.
– Democrazia diretta e decentramento politico.
– Miglioramento delle condizioni di lavoro. Stipendio minimo garantito di 1200 euro , con garanzia statale dello stesso e dell’occupazione (sic).
– Terza repubblica : Referendum su repubblica o monarchia o sua abolizione netta e secca.
– Nazionalizzazione delle imprese salvate da aiuti pubblici
– Chiusura centrali nucleari
– Disarmo
– Recupero della memoria storica in senso antifranchista.

Dal blog “Demata” invece il team di “Rischio Calcolato” ha trovato un programma più dettagliato. Prendetelo con le pinze perché in questo caso la fonte è incerta

Partiti:

Legge elettorale che tenga conto anche dell’astensionismo.
Il Potere Esecutivo non nomina consiglieri negli organi equivalenti al CSM italiano.
Norme a tutela della democrazia interna dei partiti politici.
Sanzioni sull’assenteismo dei politici e per chi non onori la propria funzione.
Cancellazione delle agevolazioni fiscali, contributive e pensionistiche.
Compensi dei parlamentari e degli amministratori locali vincolati al salario medio spagnolo.
Eliminazione dell’immunità parlamentare e della prescrizione per reati di corruzione.
Trasparenza patrimoniale dei pubblici funzionari.
Riduzione dello spoil system e degli incarichi “politici”.
Obbligo di referendum per l’introduzione delle norme europee e, comunque, di grandi riforme.

Lavoro:

Introduzione dei contratti di solidarietà fino al raggiungimento di un tasso di disoccupazione inferiore al 5%).
Pensionamento obbligatorio a 65 anni fino all’eliminazione della disoccupazione giovanile.
Incentivi per le aziende con meno del 10% di lavoratori temporanei.
Divieto di licenziamento nelle imprese in attivo e verifiche sul rispetto delle norme sulle assunzioni temporanee.
Reintroduzione del sussidio per i disoccupati.
Regolarizzazione dei precari del settore sanitario e scolastico.
Diritti:

Esproprio delle case nuove invendute e destinazione a scopi sociali.
Sussidi per l’affitto ai giovani ed alle persone bisognose.
Estinzione delle ipoteche con la sola riconsegna dell’immobile.
Riduzione delle tasse universitarie e dei master.
Abolizione della legge Sinde sul diritto d’autore in Rete
Protezione della libertà d’informazione e del blogging.
Servizi:

Lotta agli sprechi tramite una apposita Authority
Ripristino del trasporto pubblicos u rotaia e limitazione del traffico all’interno dei centri urbani.
Attuazione della Ley de Dependencia per l’assistenza alle persone non indipendenti, malate od anziane con la costituzione delle reti di assistenza, di mediazione e di tutela locali.
Finanza:

Lotta all’evasione fiscale.
Riduzione delle spese militari
Applicazione delle norme europee sulle banche ed i paradisi fiscali e sostegno all’introduzione della Tobin Tax.
Divieto di intervento pubblico a sostegno delle banche in difficoltà.
Bonus malus Tax per le banche in relazione al rating della gestione finanziaria.
Aumento delle detrazioni d’imposta sui grandi capitali e le entità bancarie.
Reintroduzione della tassa sul patrimonio

Ai lettori il giudizio su questi ragazzini che scimmiottano il ’68. La mia reazione di pancia a questo movimento è stata un rinvangare la vecchia massima di Oriana Fallaci sui sessantottini, ovvero “vandalismi degli studenti borghesi che osano invocare Che Guevara e poi vivono in case con l’aria condizionata, che a scuola ci vanno col fuoristrada di papà e che al night club vanno con la camicia di seta.”, uno sguardo più attento però rivela lati più complessi Alcune proposte, come lo stop all’intervento pubblico per le banche e l’obbligatorietà dei referendum per le norme UE sono a mio avviso sacrosante, altre rasentano la demenza marxista come il divieto di licenziamento per le aziende in attivo. Di certo il tam-tam mediatico a loro favore da parte di una certa stampa non depone a loro favore, e non depongono a loro favore nemmeno le parole di ammirazione di Zapatero. A proposito, qualcuno in Italia l’ha detto che questi ce l’hanno a morte proprio con l’ormai ex idolo della sinistra nostrana e che in realtà stanno in piazza contro di lui?

(1) Durante gli anni del sedicente boom spagnolo, qualcuno ha per caso visto qualche computer, televisore o cellulare “made in Spain”? No? Ecco spiegato perché non era così difficile capire che il “boom” targato Aznar-Zapatero era una bufala.

Cronache Bolognesi


Questo è il mio primo post su Svulazen, e sono molto onorato di scriverci: le analisi del blog sono già a mio avviso ben fatte, ma mi piace talvolta aggiungere un po’ d’ironia o qualche notizia apparentemente minore che si interseca con le altre, che riguarda la quotidianità della città e può offrire uno spaccato, la temperatura di una situazione.
Solo in questa settimana alcuni fatti fanno riflettere, prendo in prestito qualche notizia dal Resto del Carlino Cronaca di Bologna.


Incontriamo la vicenda di un uomo uscito tranquillamente dalla palestra, che si rifiuta di fare l’elemosina ad un barbone/punkabbestia accompagnato dal consueto cane (di solito animali aggressivi ed enormi, spesso fuori legge senza guinzaglio e senza museruola, che vengono intesi come limitazioni alla libertà dell’animale): al rifiuto di donare l’obolo, gli viene scagliato contro il cane, che lo azzanna. Ancora, cane e padrone non sono stati rintracciati.
Per saperne di più sui punkabbestia, oltre a wiki, c’è anche un ritratto e una marea di commenti di vario indirizzo qui ,
ma per non farsi mancare niente anche qui.


La vicenda è preoccupante, anche perchè non si tratta dell’unico incidente recente: solo a Settembre 2010 un ambulante, un uomo di 67 anni è morto davanti al centro sociale XM24 in seguito a una lite con un punkabbestia.

Altro passaggio cittadino della settimana, dal significato metaforico chiaro: Un Maghrebino in mutande sale sul Nettuno del Giambologna per protesta, minaccia di suicidarsi, si siede proprio sulla testa del Gigante, e alla fine viene fatto scendere.
Queste le sue parole:

“Voglio morire per abolire lo Stato. Voglio parlare con un ministro. Dio mi ha creato libero e io vado dove voglio”.

(sul Nettuno in mutande ascoltando l’I-Pod)

Anche se il tutto è stato mosso da una crisi personale che non possiamo conoscere nei dettagli e forse non era al 100% presente a se stesso, desidero riflettere sui concetti usciti da un altro punto di vista (del resto sembrano una parafrasi di Schengen, del dogma della ‘libera circolazione’).
Dunque, un suo desiderio è “abolire lo Stato”, che finora mi pare anche garante della sua sussistenza.
Dio ha creato liberi anche noi in teoria, ma dobbiamo poi sottostare alle decisioni delle giunte di centrosinistra miracolosamente sempre vittoriose da queste parti, poi dobbiamo sottostare anche ai diktat mondialisti di “alleati”, potenze, banche, multinazionali e organizzazioni estere con il loro obbligante dogma immigrazionista a tutti i costi, è solo questo il motivo per cui dobbiamo sentire uno che si sente libero ma non abbastanza su una nostra statua del 1500.
Vorrebbe andare dove vuole: non lo trattiene nessuno, ma mi pare che intanto dal Maghreb a Bologna un bel pezzo di strada l’abbia fatta, aiutato in tutto da centrosinistra, Chiesa Cattolica, Onlus varie, ONU, EU e in ultimo anche da Maroni in persona con i permessi extra, a dimostrazione che i governi nazionali sono solo pupazzi di gruppi di potere internazionali che comandano realmente.
Probabilmente voleva dirigersi in Francia ( ‘io vado dove voglio’ potrebbe esser riferito alla libertà di non-accoglienza che Sarkozy, grandeur sua, ha manifestato: c’è chi può), ma lì ci hanno detto che possono chiudere le frontiere, e almeno in parte avere una sovranità in casa propria.
Parimenti il maghrebino non intende che se, come afferma, lui è nato libero da Dio,
allora anche noi, cioè chi è obbligato ad accoglierlo, saremmo ugualmente nati liberi da Dio, e in luoghi e tempi normali avremmo avuto il sacrosanto diritto di esser padroni in casa nostra: di solito decide il proprietario (di una casa come di una nazione) se uno è gradito o meno in casa propria, non è “l’esterno” che si possa imporre in casa d’altri,
ma sappiamo che le cose vanno molto diversamente, per un diritto internazionale 2 pesi 2 misure, abbiamo addirittura ceduto la nostra riserva aurea all’UE*, poi “la proprietà privata non esiste”,
e allora tant’è…Libertà sua e di chiunque altro, tranne il diritto autoctono.

C’è un segnale, un simbolismo in questi gesti e parole: la città è in balia ormai di qualunque iniziativa di chiunque, e s’è persa l’autorevolezza ed il prestigio che le appartenevano nel (tra-)passato. Mai nessuno si era azzardato a fare qualcosa del genere su un simbolo storico atavico della città, ma il rispetto per gli altri, per la simbologia della cosa pubblica e per i beni d’arte che abbiamo, per molti non sono più sentiti.
La cosa tragica è che questo vale sia per alcuni extracomunitari, che non sentono ovviamente nessuna appartenenza con il passato storico della città, ma vale anche per molti autoctoni.
Al link le fotografie documentatissime e complete dell’accaduto.

Per concludere, un bambino trova… l’uovo di Dinosauro nel Jurassik Park della sua scuola, finchè si scopre che si tratta di un ovulo pieno di droga del Toxic Park, ovvero sempre il parco della sua scuola. Lì vicino si spaccia, e lo stesso giornalista del Carlino nell’articolo linkato vede nordafricani e tunisini che affermano di essere in zona da un mese.

I Bolognesi che hanno rivotato per la sinistra, paladina di molti dei valori sopradetti, saranno soddisfatti.
Ed è solo una settimana.

Josh

(* la notizia della nostra ulteriore schiavizzazione, taciuta dai media principali, mi giunge grazie al gentile intervento di Nessie/SauraPlesio)


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Indignados speciali o i soliti noti de sinistra?

Santoro da Gran Mestatore mediatico qual è  ,  in una delle sue puntate televisive lamentava il fatto  di non vedere ancora nel nostro Paese profilarsi all’orizzonte una “primavera araba all’italiana”.  E nemmeno un movimento di “indignados” come quello spagnolo. Gli risponde laconico Belpietro che basta andare a Milano o a Roma e c’è almeno un corteo al giorno ma che lui  forse non se n’è accorto. Ovviamente per l’industria mediatica se “l’evento” non c’è, basta crearlo. E ieri (giovedi 26)  cosa ha fatto don Michele? Spedisce la sbarbatella dalla voce espressiva come una chitarra scordata Giulia Innocenzi nelle piazze di Madrid a gridare: “Michele! Michele!…”.
Ma arrivano o non arrivano los indignados anche da noi? E se arrivano chi sono e chi tira i fili di questo movimentismo che spunta come un fungo per poi sparire o trasformarsi in un altro mutante? Di Pietro ha già detto che se arrivano lui e i suoi viola ci saranno. L’avanzo di comunismo trotzismo Marco Ferrando (ex rifondarolo in dissenso con Bertinotti) ha detto che ci sarà anche lui; potrebbero esserci pure i vendoliani e i grillini. Grillo assai modestamente si è assunto la paternità del movimento ispanico dichiarando di esserne l’ispiratore. Insomma, los indignados son sempre loro e capirai che novità.
Si parla di banche , di finanza e qualcuno raddrizza già le orecchie pensando che stia per nascere un movimento antimondialista. E invece no. Potrebbero essere le solite astute élites mondialiste che gestiscono il dissenso. E del resto i “no global” o i “new global”, i seguaci della Naomi Klein  e del suo “No logo” cos’erano, se non un dissenso autogestito dalle stesse élites o che ne facevano comunque il gioco? Bruciare bancomat o tirare molotov contro i centri commerciali , i Mc Donald e le banche è un modo certo per ottenere la riprovazione e l’ostracismo popolare, tutto a vantaggio dei nuovi “benefattori dell’umanità” mondiale.  Della serie, o il nostro progresso o la barbarie dei casseurs.  E’  una vera un’alternativa, non c’è che dire.
Intendiamoci, i motivi per protestare i giovani europei li avrebbero tutti. Sì, ma contro chi? Contro gli “invisibili della Finanza”? Contro i loro governi ostaggi delle élites sovrannazionali? Perché allora non marciare  direttamente su Bruxelles, sulla City londinese o su Wall Street?
Intanto il  24 maggio 2011 l’ECON  (Commissione del Parlamento europeo per i problemi economici e monetari) con accordo unanime consente alle istituzioni centrali dell’Ue di accettare dagli Stati nazionali il loro oro, a titolo di garanzia, nel quadro degli interventi comunitari relativi all’EMIR (Regolamento europeo delle infrastrutture di mercato).
Tradotto in parole povere: l’Ue potrà d’ora in poi confiscare l’oro dell’Italia (2451,8 tonnellate), del Portogallo (382,5 tonnellate), della Spagna (281,6 tonnellate), della Grecia (111,5 tonnellate), ecc.
Il che significa un monito tremendo: non osate mai più ritornare alla lira o uscire dall’Eurozona, poiché non riavrete indietro il vostro oro nazionale (qui la fonte di informazione. Soprattutto qui sul sito Zero Hedge).
Ma tutto questo los indignados spagnoli e, prevedo anche quelli futuri italiani, non lo dicono e forse nemmeno lo sanno.
In compenso –   c’è da scommetterci – sta già nascendo la solita sociologia spicciola da salotto per fare l’eterna socio-analisi degli “indignados”, quale “movimento di massa” creativo e autenticamente democratico. Insomma il solito polverone depistante e fuorviante. Già… democrazia, la parola più sputtanata che ci sia.

Arriva il Giro

Domani il Giro d’Italia attraverserà la Brianza, passando dalle mie parti. Si corre la 19° tappa, la Bergamo – Macugnaga. E’ un tragitto di 209 km classificato del tipo di ALTA MONTAGNA. Da Bergamo a Stresa è tutto pianeggiante, consentendo una passeggiata ai corridori, che avranno così la posibilità di osservare meglio le bellezze paesaggistiche e architettoniche poste sul tracciato. Da Stresa in poi sarà un saliscendi alquanto duro, fino all’arrivo di tappa posto a Macugnaga. La scalata al Mottarone, la montagna dei due laghi, il Maggiore e l’Orta, è alquanto dura, e lì avverrà senz’altro la prima selezione.