Buon compleanno, Bradbury

Ray Bradbury compie 90 anni.
Una bella età per chiunque, quindi auguri, doppi, per l’uomo e per lo scrittore.
Su Ray Bradbury, autrore, tra l’altro, dei celebratissimi Farenheit 451 e Cronache Marziane, si possono trovare decine di biografie e bibliografie in rete.
Mi piace dunque ricordarlo per un aspetto, forse trascurato, che troviamo nelle sue opere e che trovo confermato dalle sue dichiarazioni in occasione del compleanno.
In Farenheit 451 vediamo come, una società massificata, veda nei libri uno stimolo per un “pericoloso” individualismo.
In Cronache Marziane lo spirito individualista è esaltato dai partecipanti alle prime spedizioni e dai coloni.
Oggi leggo che Bradbury, oltre a criticare computer e cellulari, denuncia la eccessiva presenza del governo nella vita degli Americani e dice che ci vorrebbe una rivoluzione in singolare sintonia con i Conservatori Repubblicani del Tea Party.
Novanta anni, ma ancora con la voglia di sognare la Luna (“dovevamo restarci“) da cui spiccare il volo verso la “sua” Marte e poi conquistare le stelle, lontano in quello “spazio, ultima frontiera” per “esplorare strani nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare dove nessuno è mai giunto prima.”.
Auguri Ray Bradbury: è bello vedere che si può continuare a sognare anche a 90 anni, perchè solo continuando a sognare possiamo sperare che l’Umanità continui a progredire, ponendosi traguardi sempre più alti e, una volta raggiunti, spiccare un balzo verso altri e nuovi traguardi.
Il tutto, naturalmente, grazie all’Individuo, non certo ad un malinteso egalitarismo che non è altro che massificazione e livellamento verso il basso.

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Don Giuseppe Tabellini.

Don Giuseppe Tabellini era parroco di Vidiciatico, nel bolognese, un paese che il 27 settembre del 1944 venne invaso dai Tedeschi in ritirata dopo lo sfondamento della linea Gotica e dopo avere trucidato nel Borgo di Casa Berna 27 civili in risposta a un attentato partigiano. Il parroco, volendo a tutti i costi salvare la vita dei suoi paesani, iniziò a negoziare con i Tedeschi, riuscendo, dopo lunga e sofferta trattativa, a strappare loro la promessa di risparmiare la popolazione in cambio dell’impegno da parte dei partigiani di rispettare la ritirata dei militari in fuga. E così avvenne. Ma i partigiani locali, comunisti, non perdonarono l’iniziativa del sacerdote, il quale, al termine della guerra, venne sequestrato, picchiato e denudato davanti alla popolazione di Vidiciatico che lo venerava come parroco da oltre vent’anni. Il povero don Giuseppe non resse al grave insulto e morì poco tempo dopo…

Andromeda

No, non è un aggiornamento del post nel quale ho già trattato del mitico sceneggiato tutto Italiano anni settanta “A come Andromeda” , ma del telefilm, tutto americano, anni duemila (2000-2005).
Ho scoperto di recente Andromeda che viene trasmesso su Fantasy in varie ore, anche se l’appuntamento per il mio registratore è alle 20 dal lunedì al venerdì.
Non so se, in precedenza, siano stati già trasmessi tutti gli episodi che compongono le cinque stagioni del telefilm, al momento siamo a metà della terza stagione.
Il creatore è quello stesso Gene Roddenberry che ha al suo attivo il colosso della fantascienza televisiva, Star Trek (che, se ho ben compreso la pubblicità in onda in questo periodo, dovrebbe vivere una nuova stagione di trasmissioni a settembre su Fox Retro).
Lo zampino di Roddenberry si vede nella ambientazione (una astronave come in Star Trek) e nella caratterizzazione dei personaggi (il Capitano umano e intelligente, il mercenario grezzo ma ottima spalla …).
Come in tutti i telefilm americani vengono rigorosamente rispettate le “quote”: bianchi e negri, uomini e donne.
La vicenda inizia con un gruppo di avventurieri che cercano di recuperare il relitto di una imponente astronave, la Andromeda Ascendant (dotata di intelligenza artificiale che si manifesta visrtualmente ma anche con un personaggio femminile in carne e ossa in qualità di andriode) appunto, della defunta Confederazione, bloccata ai margini di un buco nero.
Non sanno che proprio per essere ai margini del buco nero, l’unico membro dell’equipaggio presente (gli altri erano stati evacuati mentre la loro astronave si avvicinava al buco nero) ha trascorso gli ultimi trecento anni come se fosse passato un solo secondo.
Così, traendo l’astronave al di fuori dell’anomalia, anche il Capitano Dylan Hunt riprende a vivere secondo la scansione ordinaria del tempo.
Inutile dire che gli avventurieri, capitanati da una donna, abile pilota, formeranno il nuovo equipaggio della Andromeda e cominceranno tutta una serie di avventure che hanno come finalità la ricostruzione della Confederazione, distrutta 300 anni prima da una sanguinosa guerra contro i Nietzscheani, umani “ogm” divenuti superuomini con l’ingegneria genetica.
Al momento (metà della terza stagione) la Confederazione è risorta, dopo mille traversie, anche se è ben lungi dall’aver ripreso il posto che aveva trecento anni prima, ma nubi dense di pericoli si stanno avvicinando …
L’idea è buona ed è anche resa in modo gradevole con un ritmo adatto allo spettacolo.
Mi auguro che la quarta e quinta stagione non cadano nel misticismo, come è avvenuto per Babylon 5 , ottimo telefilm, che purtroppo si è perso nel finale con la forzatura di introdurre un “messaggio” per il pubblico che, invece, cerca solo di trascorrere un’ora piacevole in compagnia di storie fantastiche.
Gli attori sono a me sconosciuti ma, forse anche grazie al doppiaggio che, tradizionalmente, in Italia è reso con grande abilità e professionalità, sembra siano all’altezza anche di ruoli più impegnativi.
Posso sicuramente consigliarlo a chi, stanco delle varie trasmissioni su pacchi e pacchetti, o della forzata comicità dei Greggio e degli Iacchetti, vuole cenare guardandosi contemporaneamente un qualcosa di gradevole e che non viene compromesso nella sua comprensione se anche si perde qualche battuta o qualche puntata.

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Il nuovo che avanza: Danilo Gruppi.

Invitato da Massimo ad una collaborazione anche al suo blog “Svulazen”, pur conoscendo poco Bologna, non posso fare a meno di ricordare che a metà Giugno nella Città Felsinea è stato eletto segretario della CGIL Danilo Gruppi, ex-militante di Potere Operaio, uno dei peggiori gruppi sinistri degli anni ’70, quello di Franco Piperno, Toni Negri, Oreste Scalzone, Lanfranco Pace. Ma pure di Massimo

Gastone Del Piccolo e Andrea Mitolo, 30 anni fa…

30 luglio 1970: un’assemblea di fabbrica della Cisnal, il sindacato di Destra, si concluse con il sequestro di Gastone Del Piccolo e Andrea Mitolo, da parte di un gruppo di facinorosi dell’estrema sinistra sindacale e di Lotta continua.Gastone Del Piccolo di Trento, segretario provinciale dei metalmeccanici e Andrea Mitolo di Bolzano, consigliere regionale del MSI, dopo essere stati catturati,

I 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA? CELEBRIAMOLI, ECCOME, MA SENZA TACERE DI CIO’ CHE AVREBBE POTUTO ESSERE E NON E’ STATO.

“Unità d’Italia e coesione sociale non significano centralismo e burocratismo”, ha dichiarato il Capo dello Stato Napolitano domenica 6 giugno a Santena (Torino), in occasione del bicentenario della nascita del conte Camillo Benso di Cavour, il principale artefice di quell’Unità d’Italia di cui molti oggi si chiedono persino se sia il caso o meno di celebrarne il 150° anniversario, e quasi rispondendo a quanti tale domanda sembrano porsi con maggiore insistenza e, a volte, neppure troppo celati secondi fini politici.

Il fatto che non tutti sentano la necessità di festeggiare l’evento, a dire il vero, non stupisce più di tanto, in un Paese che non riesce a trovare una ricorrenza nazionale in cui realmente riconoscersi per intero, che continua ad avere un 25 aprile “di sinistra”, un 4 novembre “di destra” e le idee più coloritamente confuse su quale possa essere la “Patria”, o comunque la comunità umana, di cui sentirsi davvero parte integrante senza riserve, con il cuore e con la mente.

L’Unità d’Italia, così come fu conseguita nel 1861, presenta tuttavia caratteri particolari: si trattò della proclamazione, da parte del Parlamento di Torino nel marzo 1861, del Regno d’Italia per cambio di denominazione di quello di Sardegna, in seguito alle annessioni, tramite plebisciti, delle terre del Mezzogiorno conquistate soprattutto dall’azione di Garibaldi, le quali, andando ad aggiungersi a quelle precedentemente acquisite di Lombardia, Toscana, Emilia -Romagna ecc., portavano finalmente il dominio sabaudo ad estendersi dall’estremo nord all’estremo sud di quella realtà geografica ed umana da sempre riconosciuta appunto come Italia, a prescindere dalla sua mai veramente attuata unità politica.

Era però un’Italia ancora incompleta, mancando all’appello Roma e vaste porzioni del nord-est; e così quella svolta, sempre considerata (non certo a torto) più un punto di partenza che non di arrivo, finì per essere oscurata, nell’immaginario collettivo e nelle celebrazioni ufficiali, da altri avvenimenti quali la presa di Roma del 1870 o la vittoria definitiva sull’Austria del 1918, maggiormente riconosciuti, a seconda delle scuole di pensiero, come i veri atti conclusivi del processo risorgimentale e coronamenti del sogno dell’unità nazionale. A maggior ragione in epoca repubblicana, poi, quello che pareva quasi soltanto il trionfo militare di una casa regnante, in seguito bollata, almeno dalla predominante “vulgata”, come corresponsabile di vent’anni di dittatura fascista e, alla fine, affogata nella vergogna dell’8 settembre 1943, deve essere sembrato cosa ancora più piccola e parziale, in confronto al raggiungimento della Repubblica quale autentico suggello dell’edificazione dell’Italia moderna e democratica. Dell’Unità d’Italia proclamata nel 1861 ci si ricordò quindi ancora ogni cinquant’anni, con le grandi manifestazioni celebrative del 1911 e del 1961, ma poco di più.

Eppure, è proprio l’Unità d’Italia, comunque realizzata, la condizione indispensabile non solo affinchè si potesse approdare al Paese repubblicano qual’è oggi, ma anche perchè ci si potesse a suo tempo integrare in Europa ed aspirare, ora, ad un giusto federalismo rispettoso tanto delle esigenze peculiari di ogni parte della Nazione come delle “unità e coesione” sottolineate dal Capo dello Stato. Gli staterelli italiani preunitari come avrebbero mai potuto continuare ad esistere disuniti di fronte al mondo che, tra Ottocento e Novecento, prendeva a cambiare a velocità iperbolica?

L’idea che, nel centocinquantenario, non ci sia “proprio nulla da celebrare” è tipica espressione della tradizionale tendeza all’autodenigrazione degli italiani e non è degna di un popolo che, nel ricordo delle tappe fondamentali della propria storia, deve trovare l’ispirazione per sentirsi tale ed affrontare compatto anche le sempre meno facili sfide dei tempi odierni.

Su come poi questa benedetta Unità d’Italia si sia praticamente realizzata, sul perchè sia alla fine prevalso un modello di stato centralista anzichè uno federale, certo più adatto ad un Paese con storia e tradizioni diverse da luogo a luogo come il nostro, sulla scarsa partecipazione di popolo alle lotte risorgimentali e sull’impatto spesso traumatico dell’unificazione su intere popolazioni, fino alle stragi inaudite perpetrate dal nuovo ordine costituito nel nome della cosiddetta “repressione del brigantaggio”, la discussione può, anzi deve, essere aperta: no ad una pura e semplice celebrazione retorica e acritica di un mito, stile testi scolastici accompagnanti generazioni e generazioni di nostri scolari, si a festeggiamenti arricchiti da opportuni approfondimenti su aspetti magari poco conosciuti di quella fase cruciale della nostra storia recente, sulle occasioni mancate per pervenire a risoluzioni della questione dell’unità e dell’indipendenza italiane che si sarebbero forse rivelate migliori di quelle poi effettivamente adottate.

Così si potrebbe scoprire, ad esempio, che l’idea di un’Italia federale anzichè centralista, oltre che animare, come noto, patrioti-pensatori di grande cervello, ma con scarso potere pratico, quali Cattaneo o Gioberti, non dispiaceva neppure allo stesso conte di Cavour, comunemente dipinto, esaltando o deprecando ciò a seconda delle proprie opinioni, come il paladino dell’Unità dItalia intesa come conquista dell’intero Paese da parte delle armi sabaude. Invece, come risulta dall’esame degli accordi presi da lui e da Napoleone III a Plombières, pocoo prima dello scoppio della Seconda Guerra d’Indipendenza, al premier piemontese sarebbe bastata l’estensione del dominio diretto dei Savoia, a spese dell’Austria, alla sola Italia settentrionale (la “Padania”, guarda caso!), mentre, per il centro Italia, ci si accordava per la creazione di un regno da affidare probabilmente ad un parente dell’imperatore francese e, riguardo al sud, per il mantenimento al potere dei Borboni, se solo questi avessero riconcesso la costituzione e aderito al progetto di federazione dei tre regni italiani sotto la presidenza onoraria del Papa, il quale sarebbe così anche stato compensato per la perdita di talune parti delo Stato Pontificio di prevista assegnazione alle Due Sicilie.

In quale tutt’altra maniera si svolsero poi le cose è noto: contattato da un emissario di Cavour poco prima della spedizione dei Mille, il bigottissimo re di Napoli Francesco II rifiutò la suddetta soluzione per non intaccare i territori papalini; Garibaldi portò fulmineamente a termine la sua impresa più celebre ed il Piemonte cavouriano fu costretto ad intervenire per non perdere il controllo della situazione, annettendosi poi plebiscitariamente le regioni meridionali italiane.

Neppure nella primavera del 1861, tuttavia, cioè ormai immediatamente a ridosso dell’unificazione, poteva dirsi del tutto accantonata ogni aspirazione ad uno stato maggiormente basato sulle autonomie locali: il ministro degli Interni Minghetti presentò infatti, allora, un progetto di legge circa un ampio decentramento ai comuni che solo le sopraggiunte notizie delle prime rivolte scoppiate nel meridione, ed il timore che di troppa autonomia potessero approfittare i notabili borbonici per riprendersi il potere, gli indussero a ritirare, aprendo così le porte all’affermazione di un sistema più rigidamente centralistico.

Il centocinquantenario dell’Unità nazionale, da celebrarsi senza disconoscere stupidamente la fondamentalità di una tappa comunque inevitabile del nostro cammino, ma pure senza sottrarsi, nascondendosi dietro a comode retoriche preconfezionate, ad una severa riflessione sulle luci e sulle ombre del lungo processo storico che ad essa condusse, sulle cose che si sarebbero potute fare e non si fecero, o che si sarebbero potute evitare e non si evitarono, può essere davvero l’occasione per rinsaldarci come popolo e ricavare così l’energia per affrontare, oggi, quelle riforme e quei progressi che completerebbero l’opera dei nostri padri.

Tommaso Pellegrino

Ricevo dal South Africa : "SALVIAMO I BOERI"

E’ iniziato il mondiale in Sudafrica,i violini suonano per Mandela,ma le cose non stanno come le raccontano i tg,il Sudafrica non è ”la nazione arcobaleno” l’armonia multiculturale che ci mettono ad esempio… Genocidio di europei in Sudafrica. E in Sudafrica, come giàaccadde in Zimbawe e in Namibia, orde di negri assaltano, stuprano ed assassinano i contadini bianchi… con l’unico risultato

Piove governo (mondiale) ladro

Ovvero, come l’assurdo diventa possibile nel NWO.Pensate che se piove troppo e’ colpa del governo? Avete ragione: nel NWO puo’ accadere anche questo. La ricodifica in atto della cultura mondiale, non si limita a rimuovere le ormai obsolete figure di mamma e papa’ sostituite dei piu’ egualitari “genitore A” e “genitore B”. La sua onnipotenza e’ tale che fino un innocuo proverbio del passato

Hristos a înviat!

Hristos a înviat! Adevărat a înviat!

Buona Pasqua a Tutti (che quest’ anno coincide) !

Di Tudor Gheorghe:

Primavara
Din somnul orb de noapte-ntunecoasă
De unde-au stat departe de frumos
Se reîntorc livezile acasă
În rochii înflorite până jos
E primăvară, iarăşi primăvară!
Pe fiecare margini de făgaş
Îşi scot strămoşii degetele – afară,
De ghiocei, de crini, de toporaşi…

Se simte iarăşi mirosul câmpiei
Din nou aruncă soarele pojar
La cântecul înalt al ciocârliei
Ies roadele cu capetele-afar

Aruncă ziua peste tot cu vrăbii
În codri cucii iară-au năvălit
Se bat cu gâtul păsările-n săbii
Şi glasurile-şi dau la ascuţit

Unioni, Democrazia, Liberta’…

Stati Uniti, Unione Sovietica, Unione Europea… nessuno dubiterebbe del fatto che queste denominazioni significhino che un certo numero di Stati sovrani, rinuncino spontaneamente a parti piu’ o meno ampie della propria sovranita’ per comporre un unico Stato. Uno Stato federale, probabilmente, ma non necessariamente; dato che una volta costituito, il Super-stato diviene piu’ potente di ogni