Buckingham Palace sarà una moschea

L’islamizzazione della Gran Bretagna avanza con velocità impressionante. Tutto grazie al politicamente corretto ma sopratutto alla sinistra. Così come da noi, in Italia ed in altre nazioni è ormai chiaro che la sinistra è alleata degli islamici. Ma dovrebbe essere…
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Teresa Lewis e Sakineh

Il presidente iraniano Ahmadinejad ha accusato gli Stati Uniti (e il mondo occidentale) di ipocrisia per aver sollevato un putiferio sulla condanna di Sakineh (la donna condannata – forse alla lapidazione – per adulterio e complicità nell’ omicidio del marito) e tacere sulla condanna a morte, mediante iniezione letale che dovrebbe essere eseguita questa sera, di Teresa Lewis per l’omicidio del marito e di un figlio. La posizione iraniana è logica sotto il profilo propagandistico, strumentale sotto quello morale e inconsistente in quello sostanziale. La condanna cui è sottoposta la Lewis è basata su: – un sistema giuridico indipendente dal potere politico e religioso; – una previsione antecedente al crimine, al processo, alla condanna; – un contraddittorio paritario tra accusa e difesa; – un sistema probatorio che prescinde da ogni tipo di tortura; – un sistema di esecuzione rispettoso della dignità del condannato e scevro da ogni inutile sofferenza. La condanna a morte della Lewis corrisponde quindi a tutti quei criteri che la fanno ritenere uno strumento corretto di : punizione del reo – deterrenza nei confronti di chi sarebbe portato a ripetere quel reato; – difesa della società dalla reiterazione del reato. A tutta evidenza la condanna di Sakineh non corrisponde, almeno, a quattro profili necessari: non c’è indipendenza dal potere politico e/o religioso; – non c’è parità tra accusa e difesa; – non è chiaro se la confessione sia stata estorta con la tortura o meno; – se l’esecuzione passasse attraverso la lapidazione non rispetterebbe la dignità del condannato evitandole ogni inutile sofferenza. Ma questo ultimo punto appartiene alla cultura del popolo in cui matura la condanna e, quindi, può essere legittima la differenza di sensibilità. Ma la sostanza, cioè quello che conta per esprimere un giudizio, è che ambedue i casi vedono la condanna a morte per l’omicidio del marito. Una condanna che può essere legittima a tutela dei rapporti sociali se prevista prima che il crimine sia stato commesso. Sono colpevoli o no ? Questa è la domanda essenziale, unica, cui rispondere per determinare se la pena è o meno giusta. E’, quindi, un errore paragonare i due casi, ma ancora più grave è negare il diritto ad uno stato di far eseguire una condanna a morte se rispettosa dei criteri enunciati e se il condannato è riconosciuto colpevole nel rispetto di tali principi. Perchè uno stato ha il dovere, prima ancora del diritto, di : puniredissuadere dal compiere quel reato – difendere la società dalla sua reiterazione da parte della stessa persona. Correlato: Ma quella Sakineh è colpevole o innocente ? Entra ne

La Turchia torna al passato

Il Genocidio Armeno : Tra il 1915 e il 1916 un milione e mezzo di armeni furono eliminati o lasciati morire di fame e stenti. Scrissi tanto tempo fa, questo articolo : La Turchia di Atatürk verso lo scontro tra…
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E. C. Tubb

Leggo solo ora che otto giorni fa è deceduto uno dei principali autori di fantascienza: Edwin Charles Tubb, nelle copertine dei libri, E. C. Tubb.
Se scrivo: Spazio 1999, riesco già a far comprendere la dimensione di questo autore che, deceduto a quasi novantun anni, è stato uno dei più prolifici, con una bibliografia immensa.
Spazio 1999 , il famoso telefilm anni settanta è, infatti un prodotto della fantasia di Tubb e fornisce già una idea della genialità di un autore che non aveva alcuna pretesa di “mandare messaggi“, ma scriveva storie sempre affascinanti e mai noiose.
Se Spazio 1999 è sicuramente il successo certificato dalla televisione, è necessario ricordare almeno la saga di Dumarest come una opera nella quale troviamo tutto il Tubb e tutto quel che, almeno personalmente, amo trovare nella fantascienza.
Avventura, spazio immenso e sconosciuto, nuovi mondi e varia umanità.
La saga di Dumarest è composta da 33 romanzi e racconta delle vicende di questa persona, Dumarest, che scappato da piccolo, come clandestino, dalla Terra, adesso è spinto a tornarvi … ma non sa dove si trova, perchè nei suoi viaggi si è spinto talmente lontano che della Terra si è perso il ricordo …
Molti romanzi sono stati pubblicati negli anni, ma solo da due anni una piccola e specializzata casa editrice di Bologna , la Elara , ha iniziato la pubblicazione organica dei romanzi, con successione cronologica, e l’idea di pubblicare l’intera saga in otto volumi, ognuno dei quali contenente quattro romanzi (l’ultimo cinque).
Per ora sono usciti tre volumi e dovrebbe essere in stampa il quarto, cioè sono arrivati a metà saga.
Il direttore editoriale, Ugo Malaguti, uno dei “monumenti” della fantascienza italiana, vorrebbe terminare la pubblicazione dell’intera saga prima del 21 dicembre 2012 così, mi ha detto, verremo a sapere se Dumarest torna sulla Terra, prima della annunciata fine del mondo

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11 Settembre: Rick Rescorla, l’ uomo che salvò 2700 vite.

In Italia il suo nome dice poco, ma in Inghilterra e soprattutto negli Stati Uniti è conosciutissimo, un uomo la cui vita è una vera e propria leggenda.

Nato nel 1939 in un paese, Hayle, della Cornovaglia, scoprì fin da bambino di essere portato a servire gli altri militando nell’ Esercito. Prima in quello Inglese, nel Corpo dei Paracadutisti, a Cipro, e poi nella Polizia della Rhodesia del Nord, contro i terroristi marxisti. Ma fin da bambino era stato un ammiratore degli Stati Uniti, e così decise di emigrare negli USA, entrando nel 1963 nell’ Esercito. Venne inquadrato nel 7° Cavalleggeri aviotrasportato, erede di quello ottocentesco del Ten.Colonnello Custer; inviato in Vietnam come sottotenente di pattuglia, volontario “per sconfiggere il comunismo” (come ricordato in un raro articolo del Corriere della Sera del Marzo 2002 a firma di Ennio Caretto), si fece onore in molti combattimenti, soprattutto nella Battaglia di la Drang, che ispirò un libro del Ten.Colonnello Hal. G. Moore e dell’ inviato di guerra Joseph Halloway, anche loro partecipanti a quello scontro: “We Were Soldiers Once … And Young”, da cui il regista Randall Wallace trasse un suo film dal titolo quasi omonimo, con Mel Gibson nei panni di Moore; il quale tenne un discorso ai suoi soldati che avrebbe probabilmente ispirato l’ultimo giorno di vita di Rescorla: “Non posso garantirvi che vi porterò tutti vivi a casa, ma una cosa vi giuro: io sarò il primo a scendere sul campo di battaglia e sarò l’ultimo ad abbandonarlo. Non mi lascerò nessuno di voi alle spalle. Vivi o morti vi giuro, tornerete tutti a casa. Che Dio mi aiuti.”. Ed è proprio Rescorla il militare fotografato nella copertina del libro su quella battaglia, dove 400 americani resistettero ai violenti attacchi di oltre duemila vietcong. In Vietnam Rescorla non solo si coprì di gloria, guadagnandosi parecchie medaglie e decorazioni, ma divenne noto per il grande interesse per i propri sottoposti, di cui voleva sapere quasi tutto, e per la cura che aveva per loro, perdendone non più di otto o nove in tutto il conflitto, con una percentuale bassissima; e nonostante il basso tasso di mortalità, soffrendo enormemente per ogni caduto.
Dopo la guerra si laureò in Legge, occupandosi di Sicurezza in compagnie private, fino ad arrivare ad essere nominato Capo della Security della Banca Morgan e Stanley, con sede a New York in circa 20 piani della Torre Numero 2 al WTC, lo Word Trade Center. WTC che lo vide tra i protagonisti già in occasione del primo attacco terroristico del 1993, ultimo uomo a lasciare l’edificio dopo essersi accertato che non fosse rimasto più nessuno. Tra l’altro Rescorla l’ anno precedente aveva avvisato la Port Authority (proprietaria del WTC) di un possibile attacco con bombe proprio nel parcheggio interno, come poi avvenne, rimanendo purtroppo inalscoltato. Nei successivi anni cercò ripetutamente di convincere la M&S di abbandonare Manhattan ed il WTC in particolare, che riteneva vulnerabilissimo a vari generi di attacchi, compreso quello aereo.
L’ 11 Settembre avrebbe dovuto essere in vacanza in Toscana per i preparativi delle nozze della propria figliastra, ma decise di rimanere ancora un poco a New York per discutere con i vertici della banca M&S della causa in corso contro Port Authority per l’ attentato del 1993. Quando alle 8,46 il primo aereo colpì la Torre vicina, immediatamente l’ Eroe mise in atto il piano di evacuazione da lui personalmente ideato, con una esercitazione trimestrale alla quale ogni dipendente della banca, compresi i più alti dirigenti, erano obbligatoriamente sottoposti. Nonostante la pensione ormai vicina, e nonostante il parere contrario dei responsabili dell’ edificio che, incuranti dell’ attacco alla Torre a fianco invitavano i dipendenti a tornare negli uffici, Rescorla si gettò come una furia esattamente come in Vietnam anni prima per salvare le vite a lui affidate, ed imbracciando un megafono invece che una mitragliatrice, impartendo loro precisi ordini, accompagnati da un “siate orgogliosi di essere americani” ogni tanto, portò in salvo 2700 impegati della M&S, continuando a salire e scendere le scale, anche dopo che l’edificio era stato colpito dal secondo aereo. Infine, dopo essersi accertato che tutti fossero in salvo, memore delle parole del proprio colonnello anni prima, rientrò nella Torre per sincerarsi che nessuno fosse rimasto indietro. Poco dopo, la Torre collassò, richiudendo l’ Eroe per sempre, ed il suo corpo non fu mai ritrovato.

OH CHE BRUTTO CASTELLO, MIRA-MIRA-MIRABELLO.

La querelle protrattasi ormai da parecchi mesi (per non dire anni), con snervanti alti e bassi, raggelamenti e riavvicinamenti, tra i due co-fondatori del Popolo delle Libertà, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini – divisi da differenti vedute su stile e contenuti da dare a quell’azione politica che avrebbero invece dovuto portare avanti compattamente insieme, come da volontà degli elettori – sembra essere giunta ad un punto di svolta, dopo il discorso fiume pronunciato dal secondo, domenica 5 settembre, in quel di Mirabello, tradizionale luogo di raduno annuale di quella destra un tempo missina, dove, a questo punto penso si possa ben dire “in un’altra vita”, il Gianfranco nazionale venne indicato personalmente come proprio “delfino” dall’allora guru indiscusso di quel piccolo mondo ancora da “sdoganare” verso una piena partecipazione alla vita politica del Paese, Giorgio Almirante.
Non che in tale occasione sia emerso qualcosa di clamoroso o che non si sapesse già da prima, ma tutto il castello di lapidarie esternazioni uscito domenica dalla bocca del co-fondatore del PDL non fa che confermare la sensazione (sgradevolissima per chi, nella benedizione di avere finalmente un partito unico del centro-destra idoneo a governare bene, in armonia e senza intoppi, nell’interesse generale del Paese, ci aveva creduto per davvero) che si stiano preparando invece, in ogni caso, tempi tanto difficili per la politica italiana quali non se ne ricordavano ormai da parecchio.
Fini ha infatti ribadito ancora una volta la propria disponibilità a non far mancare la fiducia propria e dei suoi seguaci all’esecutivo in carica, probabilmente soprattutto onde cautelarsi in anticipo contro l’addossamento a lui della responsabilità, che si rende conto essere pesantissima, di eventuali crisi di governo, ma ha anche fatto presagire che il suo appoggio ai singoli provvedimenti governativi non sarà sempre scontato e andrà negoziato di volta in volta in un andazzo logorante oltre ogni misura, al quale l’unica alternativa sembrerebbero essere la fine della legislatura e le elezioni anticipate, con tutte le incognite e la situazione paradossale che tuttavia ciò comporterebbe.
Chi sostiene il punto di vista del presidente della Camera nega ovviamente ogni responsabilità dello stesso nella grave crisi politica che si sta attraversando. Fini sarebbe stato vittima di un provvedimento di espulsione “stalinista” (parole dello stesso Gianfranco) per mano di Berlusconi; lui si sarebbe semplicemente eretto a promotore di una maggiore libertà di dissenso all’interno del partito, di un centro-destra meno “peronista”, più attento a non mettere in discussione i meccanismi e le istituzioni garanti della democrazia,più moderno ed in linea con i grandi partiti europei della stessa area.
Ora, è ovvio ed auspicabile che, in una grande formazione politica da sistema più o meno perfettamente bipartitico, convivano punti di vista anche assai differenti tra loro su specifici temi e che sia consentito esprimerli: sono un esempio di ciò le elezioni primarie negli Stati Uniti, dove si sfidano appunto tra loro candidati portatori di messaggi diversi, pur nell’indiscutibile appartenenza allo stesso partito, e che non sarebbero neppure possibili se tutti i membri del medesimo fossero monoliticamente d’accordo su tutto; ma, se l’espressione del dissenso interno supera ogni limite fisiologico, se diventa un sistematico contraddire il proprio partito ad ogni minima occasione, può ancora dirsi sostenibile una simile stuazione? E può definirsi vittima di “stalinismo” chi, avendo mantenuto tale condotta, venisse alla fine, con rammarico, espulso?
E siamo tutti d’accordo sulla desiderabilità di una destra moderna, democratica ed europea. Chi mai, d’altronde, ne vorrebbe una di matrice superata, con aspirazioni dittatoriali ed incomprensibile al di fuori dei confini nazionali? Il punto è che il centro-destra italiano, inutile negarlo, ha tratto, sinora, una parte consistente della propria forza dalla volitività e dalle doti di trascinatore di un leader carismatico. E’ ben vero che bisognerà, prima o (possibilmente non troppo) poi, gradualmente “normalizzare” la situazione anche sotto questo aspetto: dovrà fare qualche passo indietro il clima forse un po’ troppo da “culto della personalità” del capo tuttora vigente, si dovranno pur fare emergere nuovi leader credibili ed in grado di garantire sopravvivenza ed unità al partito anche quando, non fosse altro che per ragioni anagrafiche, si dovrà fare a meno della personalità cementatrice di Berlusconi. E’ ahimè vero che quest’ultimo, un po’ per “deformazione professionale” dovuta alla storia personale di audacissimo imprenditore e non di politico di professione, ed un po’ per altre questioni caratteriali, tende forse troppo ad assimilare il mestiere di guidare una Nazione a quello, invece diversissimo, di condurre un’impresa, con conseguenti reazioni a volte eterodosse di fronte a regole ed istituti propri dell’impianto democratco, visti istintivamente come impedimenti alla legittima frenesia di “fare” del premier. Ma è anche vero che non è quella somministrata dal presidente della Camera la medicina giusta per questi “mali”: per il momento, non è ancora possibile, in Italia, un’azione efficace di governo, nel segno del centro-destra, che prescinda dalla leadership del Cavaliere, esercitata con la serenità necessaria, pur senza che sia minimamente bandita la critica interna, quando costruttiva e non mirante a far cadere questa condizione essenziale.
Proprio questo, invece, è stato fatto ora, qualunque via d’uscita si trovi poi allo stato di smarrimento e di incertezza sul prossimo futuro in cui ci si dibatte attualmente.
E di chi siano le gravissime responsabilità di questo stato di cose è chiarissimo.
Tommaso Pellegrino

L’Enterprise ricomincia il suo viaggio tra le stelle

Sabato 4 settembre su Fox Retro ricomincia il viaggio dell’astronave Enterprise alla ricerca di strani, nuovi mondi, altre forme di vita e di civiltà.
Per molti sarà un piacevole ritorno al futuro, per altri, i più giovani, una scoperta.
Per tutti uno stimolo per sognare.
Noi Italiani abbiamo potuto appassionarci alle avventure del capitano Kirk e del signor Spock solo con una ventina di anni di ritardo, la serie infatti, la prima, originale, indimenticabile stagione, risale agli anni sessanta e da noi è arrivata negli ottanta, grazie alle televisioni libere.
Come altre serie televisive di fantascienza ci fu offerta in un contesto diverso da quello che poteva essere all’origine, quando l’imminenza e poi lo sbarco dell’Uomo sulla Luna, stimolava il sogno di una Umanità protesa alla conquista dello Spazio più profondo.
Molti esegeti raccontano che Star Trek è “diversa, perchè vorrebbe lanciare un messaggio di fratellanza universale.
Personalmente non credo a chi cerca nel divertimento un significato più profondo di quello che appare.
Non c’è serie, non c’è romanzo di fantascienza che non contenga, nei pensieri del protagonista, l’aspirazione alla tranquillità, alla pace, alla libertà.
Ma sono beni che il protagonista di turno deve conquistarsi, armi in pugno.
E se proprio vogliamo trovare un messaggio, allora lo possiamo individuare nel vecchio proverbio Romano: si vis pacem, para bellum.
Oserei dire un sostegno, con quaranta anni di anticipo, alla operazione “Enduring Freedom”lanciata dal Presidente Bush dopo l’aggressione dei fondamentalisti islamici dell’11 settembre 2001.
Nel 2003, infatti, circolava una barzelletta con Saddam, ormai condannato a morte, che chiedeva, come ultimo desiderio, di porre una domanda al vincitore, il Presidente Bush. Accontentato, Bush si reca in visita a Saddam che gli chiede: “perchè in Star Trek ci sono uomini e donne, bianchi e negri, asiatici e africani, russi e alieni, ma manca un arabo, un musulmano ?”. Lapidaria la risposta di Bush: “perchè è ambientato nel futuro” …
Star Trek ha fatto sognare ed è anche stato un business che continua.
I “Trekkers”sono uno dei gruppi di appassionati di fantascienza più attivo e organizzato, anche in Italia.
Qualcuno critica queste persone che “perdono” il loro tempo ad organizzare “convention” per vestirsi come nei telefilm e, magari mettersi le orecchie a punta.
Ma, a parte il fatto che è sempre meglio essere così originali da mettersi le orecchie a punta che fare i delinquenti devastando le città e lanciando estintori contro i Carabinieri, ognuno, del suo tempo libero e dei suoi soldi ha il diritto di fare quello che vuole, per trarne il maggior beneficio psicologico e il più ampio appagamento purchè non danneggi il prossimo.
E Star Trek è una serie che fa sognare e sognando restiamo vivi, giovani e proiettati verso il futuro.
Triste è la vita di chi non è più capace di sognare e di farsi trasportare sulle ali della fantasia laddove nessun uomo è mai giunto prima.

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Felice Maniero libero:è giustizia quella del pentitismo?

Alcuni giorni fa è apparsa la notizia che Felice Maniero, celeberrimo e celebrato capo della cosiddetta “mafia del Brenta”, dopo un periodo di semilibertà, sarebbe diventato totalmente libero.
Maniero è stato un criminale che ha stimolato la fantasia romantica, ma per nulla avvolti dal romanticismo erano i suoi crimini sanguinosi.
Fu catturato e condannato.
Si “pentì” e ottenne sconti di pena, una nuova identità ed un sicuro approdo alla libertà che oggi ritrova, con un altro nome, una professione presumibilmente rispettabile, un conto in banca che gli garantisce sicurezza e benessere.
E Maniero, la vita, sapeva godersela: belle donne, macchine e yacht di lusso e dubito che abbia accettato di parlare per molto di meno.
A questo punto è da domandarsi se sia giusto tutto ciò.
Non per la persona specifica di Maniero, ma per tutti i Maniero che godono di quella libertà, di quel sole, di quel piacere che è il vivere, mentre le loro vittime, ormai, sono tornate alla Madre Terra.
Il sistema dei pentiti, come quello delle intercettazioni, è aberrante e se una giustizia non può, con i normali strumenti investigativi, farne a meno, è una giustizia con la “g” piccola, piccola, che crea tante ingiustizie che pesano su una moltitudine di persone.

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Macheccefrega….

Da TgCom apprendiamo che “Hitler era ebreo e nordafricano”. Chi avesse mai perduto il sonno – per 60 anni – a causa dell’atroce dubbio, puo’ finalmente dormire sonni tranquilli. In realta’ si tratta di una vera novita’, anche se non nel senso che intenderebbero gli interessati estensori del curioso esperimento che, tra l’altro, sara’ sicuramente costato fior di quattrini; e, l’esperienza insegna,

Solo una provocazione ?

In Svizzera era stata presentata una richiesta per il ripristino della pena di morte contro i pedofili omicidi.
La richiesta è stata ritirata ed i promotori hanno dichiarato che era stata una “provocazione” per porre al centro del dibattito sulla sicurezza quel crimine orrendo.
Siamo sicuri che fosse solo una provocazione ?
Io credo che sia il sentimento che alberga nell’animo della maggior parte delle persone normali.
Che, poi, lo manifestino o, per la solita paura dell’aggressione verbale da parte degli abatini del “politicamente corretto” , tacciano perchè “tengono famiglia” è un altro paio di maniche.
Mi immagino, piuttosto, che i promotori siano stati “persuasi” a ritirare la richiesta nella convinzione che avrebbe ottenuto, nel segreto dell’urna, un successo popolare pari, se non superiore, a quello che ha sancito il divieto alla costruzione di minareti.
I prudenti gnomi svizzeri hanno presumibilmente pensato bene di evitare di tornare sulla linea del fuoco e, così, di pavidità in pavidità, la nostra Civiltà è destinata a scomparire.

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