E’ sempre e solo LUI !!!!

E’ dal 1992 che continua a fare quello che vuole con l’ Italia, lui ed i suoi amici. Ma, salvo casi sporadici, e spesso infondati, come nel caso dell’ acquisto della Roma, quasi nessuno lo nomina o ne parla,nel nostro paese. Ed ha pure ricevuto una Laurea Honoris Causa (de che ???)dall’ Univerità di Bologna (città del suo amico Prodi)nel 1995. Dichiaratamente nemico di Bush e Berlusconi, protettore noto dei Rrom (la sua fondazione ha donato circa 150 milioni di dollari per i programmi di integrazione dei Rrom nell’Europa orientale), schieratosi apertamente contro Sarkozy per la sua politica di espulsione, propugnatore di una maggior autonomia della Transilvania in prospettiva di un futuro revanscismo ungherese (è di origine magiara, il buon filantropo…), legalizzatore della marijuana, questo gentiluomo è sempre lui: George Soros !

Poichè a settembre ha donato pure 100 milioni di dollari a Human Rights Watch, viene lecito chiedersi dove trovi in continuazione questi soldi…

Grazie

Siccome gl’italiani non hanno voglia di lavorare, mezzo mondo si mobilita per solidarieta’ e viene qui: per restare. Considerato che gl’italiani sono vecchi – e parecchio rincoglioniti – i governi nazionali – si fa per dire – hanno previdentemente pensato alla loro sostituzione, concedendo la cittadinanza pressoche’ a chiunque ne faccia richiesta: l’economia nazionale viene prima della nazione…

Un canale tv per la fantascienza

Da un paio di settimane Sky offre una decina di canali in più, tra i quali Axn Sci Fi.
Che dire di questa novità ?
Comunque positiva, riprende telefilm di genere, anche se alcuni passano per la quinta o sesta volta e non credo che tutti siano “cultori” delle repliche – purchè i programmi siano piaciuti – come me.
Alcune scelte sono discutibili, come quella di replicare i film di Star Trek al sabato, in concomitanza con la programmazione di Fox Retro che prevede la serie classica proprio di Star Trek che impone una dolorosa scelta sul cosa registrare.
Un certo ordine non guasterebbe, così, sempre per Star Trek, vedo che viene proposta “The Next Generation” e, a seguire, Voyager saltando a piè pari Deep Space Nine ( anche se, a mio parere, DSN è la peggiore tra tutte le stagioni di Star Trek).
Ma va premiata la volontà che, dopo tre anni di annunci, solo ora vede la luce il canale dedicato alla fantascienza.
E’ pensabile che, nel futuro, la programmazione possa assumere caratteristiche più gratificanti per gli appassionati, con anche inediti che non hanno trovato in passato passaggi nelle televisioni italiane.
Certo è che con il passaggio dall’analogico al digitale terrestre e la combattività di Sky nel proporre sempre nuove offerte tematiche e non, noi telespettatori abbiamo vaste opportunità di scelta, per tutti i gusti … finchè dura !

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Fucilare gli sciacalli dell’alluvione in Veneto ?

Il presidente della provincia di Treviso davanti allo squallido spettacolo di un gruppo di stranieri che, mentre tutti si stavano ingegnando per aiutare imprese e famiglie colpite dall’alluvione, ha cercato di rubare nelle case abbandonate e invase dal fango, ha proposto la proclamazione della legge marziale e la fucilazione degli sciacalli.
Lasciando da parte le considerazioni sulle leggi attuali che, purtroppo, vedono la pena di morte abolita in Italia anche nel codice militare di guerra, mi focalizzo sul sentimento che è alla base della logica e ragionevole provocazione del presidente di Treviso.
Pochi reati suscitano maggiore ribrezzo che lo sciacallaggio nei confronti di chi è in ginocchio, di chi è ferito, di chi è in difficoltà.
La turpitudine è tale che altrove la fucilazione non deve neppure essere richiesta: viene applicata sul posto.
E quando non c’è una pattuglia militare, lo sciacallo che fosse catturato viene linciato dalla folla.
Ed a questo si arriverà, cioè alla giustizia fai da te, se continuerà ad essere data corda ai talebani del politicamente corretto.
Nella giornata di venerdì 19 ho ascoltato per radio due trasmissioni.
In una, Istruzioni per l’uso, una ginecologa, la dott.ssa Alessandra Graziottin, ha rimbeccato un avvocato, Cerabona, mettendo l’accento sulla lentezza della giustizia e l’incertezza della pena.
Il legale, penalista di chiara fama, cercava di giustificare il tutto ammantandolo con motivazioni circa la riflessione del giudice, la pena che deve rieducare e via elencando tutte le motivazioni che portano i criminali a farsi beffe della giustizia, delle vittime ed a ripresentarsi dopo poco tempo sulla scena del crimine.
La seconda trasmissione, Radio anch’ io, l’ho ascoltata mentre guidavo verso la montagna e trattava della pena di morte e della liturgica moratoria votata all’onu.
Poco spazio dato ai favorevoli alla pena di morte, non ho ascoltato neppure uno Italiano e tanto, tanto spazio per i contrari da Amnesty a nessuno tocchi Caino ad altri di non so quale sconosciuta associazione abolizionista.
Sembrerebbe che in Italia nessuno sia favorevole alla pena di morte.
Eppure questo blog esiste ed è persino citato da Wikipedia.
Eppure ad ogni sondaggio popolare, anche quello sulla fucilazione degli sciacalli, la pena di morte vede un consenso maggioritario dei cittadini.
E qui scatta l’indignazione.
Sapete cosa ha avuto la sfrontatezza di rispondere ad un ascoltatore un certo Marazziti di non so quale associazione abolizionista ?
Alla domanda ma se il Popolo decide per la pena di morte, essendo in democrazia gli si deve dare ascolto, il Marazziti dice che no, non è così, perché ci deve essere una indicazione morale superiore che limiti le pulsioni del Popolo.
Non ha però detto chi sia e in che modo è insignito di tale compito quello che deve mettere un freno alle pulsioni popolari.
Quella del signor Marazziti è lo stesso ragionamento che porta alcuni politici di sinistra a pretendere che Berlusconi si faccia da parte e, al posto di un governo votato dal Popolo, si insedi un governo voluto dai poteri forti e dalle congiure di palazzo.
Il signor Marazziti ha poi infarcito il suo intervento con ragionamenti (?) che si fondavano su una presunta superiorità morale e culturale degli abolizionisti, contrapposti alla rozzezza ed alla barbarie dei favorevoli alla pena di morte.
In sostanza il voto e la democrazia vengono sbandierate quando collimano con i propri convincimenti, ma se questi risultano minoritari non c’è rispetto per la maggioranza che viene considerata un massa ignorante e incivile.
Che dire ?
Con simili talebani abolizionisti il momento della giustizia fai da te si avvicina sempre più e sarà solo loro la responsabilità.

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Delitti e castighi

Alcuni commenti, eccezionalmente urbani, collegati a vicende attuali forniscono il destro per un “ripasso” del perchè e come si può legittimamente essere favorevoli alla pena di morte.
Il caso eclatante di attualità vede un delitto efferato come dato certo.
Un presunto colpevole, sbattuto in prima pagina come “mostro”, “orco” e chi più ne ha più ne metta e, a seguire, una valanga di dubbi su chi possa essere stato il materiale esecutore del delitto, cioè colui o colei che ha ucciso e deciso di tentare di far scomparire il corpo.
In una situazione del genere il delitto merita la previsione della pena di morte.
I dubbi inducono a non comminarla ove anche fosse consentito.
Diverso sarebbe stato se, in modo univoco e senza le alternative che oggi si presentano, fosse stato possibile dare un nome e cognome certo al responsabile.
Quindi, prima di tutto, la ricerca della verità, delle prove che confermino anche le confessioni che eventualmente fossero state rilasciate.
Un pubblico ministero che raccolga e valuti indizi e prove e una difesa che abbia pieno accesso agli elementi raccolti dall’accusa per confutarli o interpretarli.
Ma fondamentale è anche un giudice che sia terzo rispetto ad accusa e difesa e, per essere tale, deve arrivare al suo ruolo per strade differenti rispetto a quelle degli altri due attori che non possono essere di lui colleghi.
Un giudice che sia in grado di essere impermeabile alle pressioni della piazza (che vuole comunque un colpevole) , che sappia anche comminare la massima pena e, per essere tale, deve avere esperienza e provenire da una posizione professionale già solida che non lo induca a cedere alla tentazione dei riflettori.
Un giudice che risponda solo alla legge scritta e non alle ideologie rappresentate da suoi personali teoremi o dalla influenza che possono avere il potere politico o quello religioso.
Ma se possiamo convenire sulla prudenza con la quale comminare la massima pena, non possiamo negare il suo effetto positivo per la pace sociale, per appagare quello spirito di giustizia che, solo, consente di avere fiducia nel ruolo dello stato ed evitare la legittimità della vendetta privata.
Un ruolo di giustizia che deve sposarsi con la protezione dei cittadini onesti da possibili reiterazioni del crimine da parte degli stessi soggetti.
O dalla loro presenza come esempio negativo che potrebbe indurre altri a delinquere allo stesso modo.
Un esempio del genere l’abbiamo quando leggiamo, come nei giorni scorsi, di terroristi rossi beneficiati da una legislazione sin troppo permissiva che dichiarano: perchè dovrei pentirmi ? E’ vero ho ucciso, ma ho sparato solo al nemico.
Con ciò giustificando, in un certo senso, le loro azioni criminali e creando la percezione che un omicidio effettuato “sparando al nemico” meritasse, come nel caso specifico, una pena più lieve quasi che quella vittima valesse meno di altre.
Ma, soprattutto, dimostrando che il mancato pentimento li rende potenzialmente recidivi, qualora si presentassero occasioni, circostanze e motivazioni.
La pena capitale, comminata con le garanzie di parità tra accusa e difesa, di indipendenza e competenza del giudice, diventa quindi una punizione congrua e legittima.

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Total recall 2070

Chi si ricordasse il film con Arnold Swarzenegger e Sharon Stone farebbe meglio a non guardare la sua trasformazione in episodi televisivi (Fantasy, piattaforma Sky canale 132, tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 21).
Analogamente dovrebbe fare chi avesse in mente il racconto di P.K. Dick.
Io sono riuscito a guardare, forzando la mia natura, i primi tre episodi, poi ho lasciato perdere.
Sarà perchè non apprezzo in genere i telefilm con ambientazioni scure, sarà perchè mi irritano (nella televisione come nella vita reale) i personaggi e le persone troppo contorte, piene di dubbi, indecise a tutto, ma quel telefilm non è proprio nelle mie corde.
Peccato perchè l’idea poteva essere sviluppata per un giallo fantascientifico che, pur allontanandosi di molto dal racconto di Dick, però avrebbe contrassegnato un filone di cui ho scarsa memoria (al momento mi sovviene solo il film “Atmosfera Zero”, degli anni settanta con Sean Connery).
Gli autori hanno invece, almeno stando a quel che ho visto, voluto propinarci un telefilm di fantascienza sociologica.
Peccato, perchè Fantasy ha indubbi meriti nel proporre fantascienza.
Così registriamo con interesse l’informazione per cui dall’8 novembre Axn aprirà un nuovo canale (ho letto il 133 della piattaforma Sky) in cui trasmetterà solo fantascienza: non si può che apprezzare e magari la concorrenza migliorerà anche le proposte.

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The 9/11 Anniversary and What Didn’t Happen

undici-settembreSept. 11, 2010, the ninth anniversary of the 9/11 attacks, was a day of solemn ceremony, remembrance and reflection. It was also a time to consider the U.S. reaction to the attack nine years ago, including the national effort to destroy al Qaeda and other terrorist groups in order to prevent a repeat of the 9/11 attacks. Of course, part of the U.S. reaction to 9/11 was the decision to invade Afghanistan, and the 9/11 anniversary also provided a time to consider how the United States is now trying to end its Afghanistan campaign so that it can concentrate on more pressing matters elsewhere.

The run-up to the anniversary also saw what could have been an attempted terrorist attack in another Western country. On Sept. 10 in Denmark, a potential bombing was averted by the apparent accidental detonation of an improvised explosive device in a bathroom at a Copenhagen hotel. The Danish authorities have not released many details of the incident, but it appears that the suspect may have been intending to target the Danish Jyllands-Posten newspaper, which has been targeted in the past because it published cartoons featuring the Prophet Mohammed in 2005. Groups such as al Qaeda in the Arabian Peninsula (AQAP) have tried hard to ensure that the anger over the cartoon issue does not die down, and it apparently has not. It is important to note that even if the perpetrator had not botched it, the plot — at least as we understand it so far — appears to have involved a simple attack plan and would not have resulted in a spectacular act of terrorism.

Yet in spite of the failed attack in Denmark and all the 9/11 retrospection, perhaps the most interesting thing about the 9/11 anniversary in 2010, at least from an analytical perspective, was what did not happen. For the first time, the al Qaeda core leadership did not issue a flurry of slick, media-savvy statements to mark the anniversary of the 9/11 attacks. And the single statement they did release was not nearly as polished or pointed as past anniversary messages. This has caused us to pause, reflect and wonder if the al Qaeda leadership is losing its place at the ideological forefront of the jihadist cause.

Al Qaeda second-in-command Ayman al-Zawahiri in a video marking the 5th anniversary of the 9/11 attacks

 

A History of Anniversary Messages

When it comes to anniversaries, al Qaeda has not always seized upon them as opportunities for attacks, but it has long seen them as tempting propaganda opportunities. This first began in September 2002, when the group released numerous messages in a multitude of forms to coincide with the first anniversary of 9/11. These included a one-hour video titled “The Nineteen Martyrs,” referring to the 9/11 attackers; a book released by al-Ansar media telling the story of the 9/11 attacks; an audio tape from al Qaeda second-in-command Ayman al-Zawahiri; a statement from al Qaeda’s “Political Bureau”; and a statement from al Qaeda spokesman Sulaiman Abu Ghaith. Then, on Oct. 7, 2002, al Qaeda released a message from Osama bin Laden to the American people to commemorate the first anniversary of the U.S. invasion of Afghanistan.

Since 2002, other 9/11-anniversary messages from al Qaeda have included:

  • A September 2003 video of bin Laden and al-Zawahiri walking in the mountains and praising the 9/11 attackers, released via the Qatar-based Al Jazeera television network. As-Sahab, al Qaeda’s media wing, also released a video that contained Saeed al-Ghamdi’s martyrdom tape.
  • A September 2004 audio message from al-Zawahiri released on the same day as a bombing attack against the Australian Embassy in Jakarta, Indonesia.
  • A September 2005 video message in which Adam Gadahn, the American-born al Qaeda spokesman, came to the world’s attention threatening attacks against Los Angeles and Melbourne. Al-Zawahiri had released a video message on Sept. 1 that contained the martyrdom video of July 7 London bomb-plot leader Mohammad Sidique Khan.
  • A September 2006 video message in which Gadahn reappeared to commemorate the fifth anniversary of 9/11, this time in tandem with al-Zawahiri. As-Sahab then issued, on Sept. 7, a video message titled “Knowledge is for Acting Upon: The Manhattan Raid,” and on Sept. 11 an interview and question-and-answer session with al-Zawahiri. As-Sahab also released some undated and previously unreleased video footage of bin Laden and other high-ranking al Qaeda members planning the 9/11 attacks.
  • A September 2007 video, released by As-Sahab, showing bin Laden speaking and titled “The Solution.” This was followed by a video released on Sept. 11 that contained an audio statement by bin Laden and the martyrdom message of Abu Musab Waleed al-Shehri, one of the 9/11 operatives.
  • A September 2008 video, released by As-Sahab, showing al-Zawahiri criticizing Iran for helping the Americans in Afghanistan and Iraq. On Sept. 17, As-Sahab released a video titled “Results of 7 Years of the Crusades” and, on Sept. 19, it released another message from al-Zawahiri.
  • A September 2009 video, released by As-Sahab, that contained an audio recording and still photo of bin Laden intended to address the American people on the anniversary of the 9/11 attacks. As-Sahab also released a video by al-Zawahiri on Aug. 29 entitled “The Path of Doom.”
  • A September 2010 video, released by As-Sahab, that contained an audio recording and still photo of al-Zawahiri and was titled “A Victorious Ummah, a Broken Crusade: Nine Years after the Start of the Crusader Campaign.”

This history shows a steady decline in al Qaeda’s anniversary messaging in terms of quantity and production quality (clearly seen in comparing the al-Zawahiri audio message of 2010 with the al-Zawahiri video message of 2006). Another consideration is topical relevance. Al-Zawahiri’s 2010 message was actually rather bland, uninspiring and little more than a rehash of several points the group has made in the past. There were no stirring and inspirational calls to action, no new threats to the West, and no real meaningful discussion of the 9/11 anniversary beyond the message title.

While the recent 9/11 anniversary highlighted a declining trend in al Qaeda’s messaging, it has actually been going on since long before Sept. 11, 2010. It has been more than a year since a video appeared featuring a key al Qaeda leader (the last one, of al-Zawahiri, was released in August 2009).

 

Explaining the Lapse

Currently, there are very few people, all in the al Qaeda core leadership and their As-Sahab media wing, who know the true reason why the group has suffered such a decline in its propaganda efforts. There could be a number of possible explanations for the lapse. The first could be that the group is observing a period of radio silence in expectation of a large attack. This is certainly possible, and something we have heard analysts propose during al Qaeda quiet times. However, an examination of past patterns of al Qaeda communiques and attacks since 9/11 has not shown any type of correlation between times of silence and attacks. This is to be expected when most of the actors conducting attacks are either affiliated with the regional franchise groups or are grassroots operatives with no link to the al Qaeda core leadership. In fact, we have seen media releases by As-Sahab shortly before past attacks such as the March 2004 Madrid bombings and the July 2005 London attacks. As-Sahab was in the midst of a media blitz in the months leading up to the thwarted August 2006 Heathrow liquid-bomb plot, and it also released several statements in the weeks prior to the November 2008 Mumbai attacks.

In the past, hackers have used the occasion of the 9/11 anniversary to disrupt jihadist websites in an attempt to cripple al Qaeda’s ability to distribute its 9/11 anniversary statements. We saw this particularly in September 2008, in a hacking that resulted in some of the messages being delayed until Sept. 17 and Sept. 19. This year, however, there is no sign of that type of broad-based hacking campaign, and while some jihadist websites are down for a variety of reasons, many other jihadist websites continue to operate unabated, offering recent Ramadan and Eid ul-Fitr sermons and salutations.

It is also possible that the floods that have ravaged Pakistan this summer could have displaced the al Qaeda leadership or the As-Sahab crew. However, the floods began with the heavy monsoon rains in late July and the dearth of messages from the al Qaeda core leadership reaches back much further, with 2010 being an unusually quiet time for the group. Past anniversary messages have been produced weeks, and even months, before their release dates, so the As-Sahab multimedia crew should have had time to adjust to the flood conditions if that was truly the cause.

The best explanation for the decline in As-Sahab’s propaganda efforts may be the increase in the number of strikes by U.S. unmanned aerial vehicles (UAVs) inside Pakistan in areas along the Afghan border since August 2008. More than 1,000 people have been killed in such strikes, including a number senior al Qaeda members. A confluence of factors could be responsible for the decline, with floods and hackers posing additional problems for an organization on the run from U.S. airstrikes and trying to maintain a low profile. Even if the core al Qaeda leadership is living deeper in Pakistan and away from the threat of U.S. airstrikes, many lower-level al Qaeda members are operating in the border area and have certainly been impacted by the strikes.

 

An Eclipse?

It is important to view the decline in As-Sahab propaganda efforts in the larger context, specifically statements involving the core al Qaeda leadership, and then compare those statements to the messages released by the franchise groups, such as AQAP.

Over the past few years, STRATFOR has often discussed how the war against the jihadists is occurring on two planes, the physical battlefield and the ideological battlefield. We have also discussed how we believe that the al Qaeda core leadership has lost its place in recent years at the forefront of the physical battlefield and has instead focused its efforts largely on the ideological battlefield, where its role is to promote jihadism and inspire jihadist groups and individuals to conduct attacks.

This belief that the franchise groups are assuming leadership on the physical battlefield was supported by attacks in 2009 and early 2010 that were linked to groups such as AQAP and allied organizations like the Tehrik-i-Taliban Pakistan. Even the suspect in the June 2009 shootings in Little Rock, Ark., claimed to be part of “Abu Basir’s Army” and not bin Laden’s. (Abu Basir is the honorific name, or kunya, for Nasir al-Wahayshi, the current leader of AQAP.)

And it appears that the leadership provided by the franchise groups may not be confined to just the physical battlefield. As the core al Qaeda leadership continues to maintain a low profile, the leaders of groups like AQAP and figures such as Anwar al-Awlaki and Nasir al-Wahayshi have dramatically increased their profile and significance on the ideological battlefield. They have been the individuals leading the way in calling for grassroots jihadists to conduct simple attacks and in fanning the flames over issues such as the Mohammed cartoons. Even the al Qaeda core tried to jump on the AQAP bandwagon when spokesman Adam Gadahn echoed al-Wahayshi’s call for simple grassroots attacks and praised AQAP-inspired Fort Hood shooter Nidal Hasan as an example for all Muslims to follow. Indeed, it was interesting to watch the core al Qaeda group following the lead of a regional franchise rather than paving the way themselves.

Now, perhaps in a few days or a few weeks, As-Sahab will return to releasing a flurry of slick, high-quality messages as it has done in years past. Maybe fresh videos of bin Laden and al-Zawahiri will appear that will present new ideas, vault them back into prominence in jihadist discourse and motivate their intended audience to action. But we may be witnessing, instead, the eclipse of the al Qaeda core leadership on the ideological battlefield.

By Scott Stewart

The 9/11 Anniversary and What Didn’t Happen is republished with permission of STRATFOR.

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Che il Dio del Vecchio Testamento maledica questa belva di zio !

Ma no, neanche belva si può definire questo infame assassino, zio acquisito di questa povera bimba di nome Sarah. Anche le belve hanno momenti di pietà, ed uccidono solo per sfamarsi. In questa società di buonisti troveremo presto chi cercherà di dare colpe alla società, di cercare scusanti per assolvere questo bruto. I soliti sinistri ed omofili alzeranno le gracchianti voci per i soliti attacchi alla Famiglia (“la maggior parte delle violenze avviene nell’ ambito familiare…”). BALLE, MENTECATTI ! LEGGETE LE STATISTICHE !
Questa carogna merita di essere punito al più presto e di precipitare giù all’ Inferno per l’ eternità.
Noi sulla terra potremmo accellerare la cosa ripristinando la pena di morte. Al più presto !




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Fascismo e biodiversita’

Piacciano, o meno, fasci littori e mali assoluti assortiti, la presenza di un fascista confesso in Senato, e’ l’unico dato che farebbe ben sperare circa le sorti del cosiddetto pluralismo democratico. Che, poi, la scoperta dell’intruso abbia sollevata la solita canea bipartizan, questo serve, invece, a toglierci ogni illusione e riportarci alla democratica realta’: quella secondo cui, dal ’43 a