35 anni fa: Mikis Mantakas.

Il 28 Febbraio 1975 cadeva a Roma,colpito a morte da due proiettili sparati dai terroristi rossi lo studente greco iscritto al FUAN Mikis Mantakas di soli 23 anni, durante l’ ennesimo assalto alla sede missina romana del quartiere Prati.

Alvaro Lojacono, responsabile materiale dell’ omicidio, non ha mai scontato un minuto per tale reato e neanche per la strage di Via Fani, nonostante le condanne subite a sedici anni per il primo ed ergastolo per il secondo. Riuscito ad espatriare ed ottenuta la cittadinanza svizzera per via materna, ha scontato nove anni di detenzione più altri due di semi-libertà nelle carceri elvetiche solamente per l’ omicidio del giudice Girolamo Tartaglione. Arrestato in Corsica alcuni anni fa, è stato rilasciato, non avendo concesso i francesi l’ estradizione. Attualmente vive in Francia da libero cittadino.

Fabrizio Panzieri, ritenuto corresponsabile dell’ omicidio e condannato a sedici anni, riuscì a fuggire ed è tuttora latitante.

Durante i processi molti gli esponenti della sinistra si stracciarono le vesti per questi 2 criminali: Umberto Terracini, dirigente del PCI e cofirmatario della Costituzione antifascista nata dalla resistenza; Giacomo Mancini; Natalia Ginzburg, Paolo Gambescia, Luciana Castellina e molti altri.

Vittorio Montiglio III.

Mi rendo conto che Morti Dimenticati è un archivio, e ricevendo lettere come questa che pubblico, ritrovo la voglia di scrivere, persa per molteplici motivi, tra cui la situazione della Patria. Grazie, Roberto !
Intanto, riprendiamo da Vittorio Montiglio:

Roberto Montiglio said…
Grazie per i commenti. Prima di tutto, prego scusse per il mio Italiano che non é troppo buono, non lo parlo nemmeno lo scrivo da tanti anni cuando lo ho imparato a Scuola qua in Cile.

Lei puó cercare nell Youtube un filmino dal 1929 dei Funerali di Vittorio Montiglio, Funerali di Stato, a Roma col l’essercito e tutto, la gente nella strada, impresionante. Questo filmino é propietá del Archivo Luce.

Vittorio é stato un eroe, non importa a questo punto si é stato fascista o comunista, dobbiamo capire il contesto sociale-político nell quale é stato immerso. Quello che é IMPORTANTE e che se ne andó dal Cile, ai 14 anni, per lottare e offrire la propria vita per l’onore dell’Italia, la patria dei genitori. In quell época cuasi tutti l’Italiani erano fascisti, e lui é stato uno in piú, come tanti eroi della prima guerra. Alcuni amici di Vittorio sono famosi, come Gabrielle D’Anunzio. Ha visuto un paio di anni a Venezuela, come ministro/incaricato del Governo di Musollini per il Suddamerica.

Ma non é stato l’unico eroe nella famiglia, i fratelli Umberto (mio bis-nonno) e Giovanni, sono andati anche nella prima guerra. Umberto ha perso un occhio, e i due sono tornati in Cile dopoguerra. Vittorio restó in Italia, si spossó lá (la moglie di Vittorio era la sorella di la moglie di Umberto), é morto dopo in un incidente automobilístico, ma alcuni storici dicono che é stato un incidente provocato dai antifascisti.

Umberto é stato eroe anche non soltanto per andare nella guerra e pérdere un occhio, dopo é stato Diplomatico in Cile e nell Perú. Primo segretario nella Ambasciata Italiana e Ambasciatore interino nei brutti momenti, cuando é cominciata la seconda guerra. Ha dovuto andarsi dal natale Cile e vivere in Perú alcuni anni cuando il Cile ha dichiarato la guerra alla Germania-Italia-Japone. Ha perso tutto, se ne andó del suo paese per diffendere la patria dei genitori.

Un altro fratello di Vittorio, Ottavio, é stato da tanti anni Vigile del fuoco a Valparaiso, un altro eroe, lo ho conosciuto da bambino, un signore elegante ma semplice.

Le sorelle, Marianna e Mafalda, anche le ho conosciutto. Mafalda é stata profesoressa (insegnante) alla Scuola Italiana di Santiago tanti anni, insegnando a leggere e scrivere l’Italiano a tanti generazioni di Italo-Cileni, anche é stata una eroe, non si spossó mai, non ha havuto figli propi per dedicare la sua vita ai figli di altri.

E non si puó dimenticare il padre di tutti questi, il signore Angelo Montiglio e sua moglie, che hanno dato all’Italia e al mondo una famiglia di eroi, persone che hanno lasciato un messagio nel mondo, e che dopo quasi 100 anni ancora sono riconosciutti lá (Italia) e qua (Cile).

Cosí, ai signori che fanno delle comparazioni tra Vittorio Montiglio e altri diversi situazioni politiche nella storia, io dico che siano sbagliati, e non hanno il diritto di scrivere cosí sul nome di un EROE, MEDAGLIA D’ORO, che ha perso la vitta per diffendere l’Italia, nemmeno si dicono essere figli o nipoti di Italiani.

Roberto Montiglio E.

Forse non ci siamo capiti

Chi ha votato per il “centro-destra” e, particolarmente, per Lega Nord, lo ha fatto soprattutto perche’ la “destra” – che si e’ invece rivelata poco meno che una sinistra moderata – risolvesse la questione immigratoria. Con una certa dose di ingenuita’, gli elettori, hanno sperato che si potesse tornare indietro; bloccare gli “inevitabili” flussi migratori in entrata, e favorire quelli in uscita.

IL CORAGGIO DI UNA SCELTA E LA PROVA DELLA SUA CREDIBILITA’.

Per l’11 febbraio, o meglio il 22 di Bahman del calendario persiano, anniversario della rivoluzione islamica, la Guida Suprema iraniana, Alì Kamenei, ha promesso “un pugno in faccia all’Occidente”: può darsi che quanto avvenuto il 9 febbraio davanti all’ambasciata italiana in quel Paese, e ad altre sedi diplomatiche europee, sia da intendersi come l’antipasto, l’esercizio di riscaldamento preludente ad azioni più eclatanti, o che tutto, almeno per il momento, debba considerarsi esaurito lì.

Sotto quella data, una folla di qualche decina di giovani scalmanati, con cartelli e bandane verdi, si è dilettata nel lancio di sassi e uova contro la nostra ambasciata di Teheran, al grido di “morte all’Italia”, “morte a Berlusconi” ed altre simili amenità, prima di venire dispersa senza drammi dalla polizia nel giro di una ventina di minuti. La versione ufficiale del regime degli ayatollah è che si trattasse di studenti alquanto incavolati perchè la nostra ambasciata avrebbe offerto rifugio a “facinorosi” implicati nei recenti moti antigovernativi, ma è praticamente certo che quegli esuberanti giovanotti fossero i realtà dei “basiji”, cioè membri di una particolare milizia, dipendente dai più famigerati “pasdaran”, adibita per lo più ad operare, in abiti borghesi, in azioni squadristiche contro i dissidenti e nella salvaguardia dell’ortodossia coranica negli ambienti giovanili e studenteschi, ove viene abilmente infiltrata.

Ora, se ovviamente a nessuno può venire spontaneo di fare i salti di gioia per il fatto in sè che dei nostri connazionali abbiano dovuto subire un attacco del genere, in noi deve prevalere, oltre all’oggettiva considerazione che tutto si è risolto senza il minimo danno a persone o cose, la consapevolezza che a spingere il regime iraniano ad una simile, tutto sommato goffa, reazione non può essere stato altro che l’atteggiamento di chiara e determinata scelta di campo operata dall’Italia, nei giorni scorsi, circa la situazione mediorientale e le questioni riguardanti più direttamente Teheran, e che proprio tale atteggiamento ha fatto grande onore al nostro esecutivo e al nostro Paese.

Come noto, nel corso del suo recente viaggio in Israele, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha infatti finalmente mandato in soffitta ogni residuo della politica cerchiobottista o “del piede in due staffe”, caratteristica dell’Italia degli anni e dei governi passati, per schierarsi nettamente da una precisa parte, in un contesto internazionale nel quale non è più possibile mantenersi neutrali spettatori e pare ormai evidente, ad ognuno dotato di buon senso ed in buona fede, quale sia la parte giusta da sostenere.

Berlusconi ha innanzitutto garantito massima solidarietà ad Israele, unico stato di tradizione democratica dell’area mediorientale, da tempo impunemente fatto oggetto, da parte di Teheran, di minacce di distruzione totale; minacce rinnovate, quel che è il colmo dell’affronto, proprio in questi giorni di commossa comemorazione mondiale dell’Olocausto. Contro l’Iran – che persiste nel rifiutare la mano tesa della comunità internazionale e nel perseguire un programma nucleare più che semplicemente sospetto di volere alla fine sfociare nell’ottenimento della bomba atomica, e che continua a soffocare nel sangue ogni anelito di libertà al suo interno – il premier italiano ha invocato le più dure sanzioni, il pieno sostegno al movimento dissidente e il progressivo abbandono de lucrosi rapporti commerciali dell’imprenditoria occidentale con quel regime.

Prese di posizione coraggiose delle quali, come scrive l’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa Mario Arpino su “Liberal”, “siamo orgogliosi, ma non potevamo pensare di uscirne indenni”: la reazione iraniana è la prova che Berlusconi ha colto nel segno, che l’avversario è stato punto nel vivo.

Ricordo quando, all’atto del ritorno al governo dell’attuale premier nel 2008, da Al Qaeda o ambienti similari si levò un grido come “Allah stramaledica Berlusconi”, o frase equivalente. Ne fui piacevolmente sorpreso, quell’espressione voleva dire che era tornato alla guida dell’Italia qualcuno che i massimi nemici della nostra società ritenevano un avversario credibile, che almeno prendevano in considerazione, se non proprio temevano; per il suo incolore predecessore, invece, c’è da scommettere che mai avrebbero sprecato neppure il fiato per lanciargli una “stramaledizione”.

Viceversa, provai una rabbia indicibile e mi sentii offeso quando, qualche tempo fa, nell’indifferenza della nostra classe poltica tiepidina come sempre su questi temi, Ahmadinejad definì l’Italia “Paese amico” o giu d lì. Ma come si permetteva, questo figuro che comandava un regime teocratico sanguinario e che sfidava l’Occidente con lo spauracchio di costruirsi l’atomica, di insinuare che il mio Paese gli fosse amico, oltretutto senza neppure riceversi, da parte di chi avrebbe dovuto dargliela, una risposta per le rime?

Ora la questione è giunta ad un punto cruciale: l’Iran non vuole sentire ragioni e continua una attività di arricchimento dell’uranio che, se davvero dovesse portare all’arma nucleare, visto che trattasi dell’unico stato al mondo a dichiarare senza peli sulla lingua di volerne cancellare un altro dalla carta geografica, creerebbe una situazione di pericolo per la pace senza precedenti ed inaccettabile per la comunità internazionale.

Ora pare ci si voglia mettere d’impegno con le sanzioni (grazie anche alla coraggiosa azione di pressing italiana). Qualche speranza, anche se purtroppo minima, la si può ancora riporre nell’eventuale successo di una rivoluzione interna. Per ultima rimarrebbe l’opzione militare, sempre da rinviare il più possibile, ma mai da esludere del tutto a priori.

Ma qui andiamo nel campo del futuribile.

Tommaso Pellegrino