Ronde anti-animali!

The image “http://img3.imageshack.us/img3/228/attyj4.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.

Roma – Il consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legge contenente misure urgenti in materia di sicurezza e contrasto alla violenza sessuale. Sì alle ronde, dunque, ma più che i cittadini ne faranno parte “ex agenti di polizia, dei carabinieri e delle forze armate”. Poi è previsto anche un aumento dei militari: “il governo assumerà 2.500 unità fra le forze dell’ordine”. Agli stupratori non saranno più concessi gli arresti domicliari, si prevede l’arresto obbligatorio in flagranza per violenza sessuale. Questi gli altri principali punti del decreto:
Immigrazione, estensione da 2 a 6 mesi dei tempi di permanenza in Cie.
Ergastolo in caso di omicidio commesso in occasione dei delitti di violenza sessuale.
– Il piano straordinario di controllo del territorio prevede anche l’utilizzo da parte dei Comuni di sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

[fonte: un quotidiano dalla rete]

SEPPURE TARDIVAMENTE RISPETTO
ALLE PROMESSE ELETTORALI
QUESTO GOVERNO PARREBBE
FINALMENTE AGIRE PER LA SICUREZZA
DEI CITTADINI E DELLE NOSTRE DONNE
PERSEGUITATE DA BESTIE UMANE
RIPUDIATE DAI LORO STESSI PAESI
DI ORIGINE.
BASTERA’?
IL NUOVO PATRIOTA SE LO AUGURA
POICHE’ IN CASO CONTRARIO
QUESTA VOLTA I VERI PATRIOTI
NON RIMARREBBERO A GUARDARE.

The image “http://img169.imageshack.us/img169/4440/spadonenprh1.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.

+nuovopatriota+


Stupro e violenza su coppia di ragazzini!

The image “http://img101.imageshack.us/img101/9516/storhm5.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.

ROMA – Nel pomeriggio di San Valentino una coppia di fidanzatini, 14 anni lei e 16 lui, è stata aggredita mentre passeggiava vicino al parco della Caffarella, a Roma. Lui è stato picchiato, lei violentata e ora la polizia sta cercando i responsabili: due stranieri che, secondo quanto raccontato dalle vittime, avevano un forte accento dell’est Europa oppure arabo e una carnagione scura. La madre della ragazza, che ora è ricoverata all’ospedale San Giovanni di Roma, vuole “giustizia subito“. “Altrimenti – dice la donna, straziata dal dolore – me la faccio da sola e che venga a dirmi qualcosa il ministro”.

[fonte: un quotidiano dalla rete]

SOLIDARIETA’!
ALLA MADRE DELLA 14ENNE STUPRATA.
PENE PROFONDAMENTE PIù ASPRE AGLI ANIMALI
STRANIERI CHE ABUSANO DEI GIOVANI ITALIANI:

The image “http://img299.imageshack.us/img299/9638/capestrosi6.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.

CHE I GIUDICI SI DIANO DA FARE
CHE IL GOVERNO AGISCA CON MANO PESANTE!
E’ ORA CHE SI FACCIA QUALCOSA!
LA PATRIA NON PUò RESTARE IN BALIA
DI BASTARDI IMMONDI!

The image “http://img169.imageshack.us/img169/4440/spadonenprh1.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.

+nuovopatriota+

Ragazzina 15enne picchiata e violentata!

http://img159.imageshack.us/img159/2963/stuprocd2.jpg

Bologna, 14 febbraio 2009
Picchiata e violentata mentre aspettava gli amici sotto casa. È successo verso le 22 di ieri in zona San Vitale, alla periferia di Bologna. La vittima è una studentessa italiana 15enne. Mentre aspettava gli amici in strada è stata avvicinata da un tunisino clandestino di 33 anni, già noto alle forze dellordine, che l’ha malmenata con schiaffi e pugni e l’ha trascinata in mezzo alle erbacce dove l’ha violentata. Lei ha urlato, ha chiesto aiuto e ha tentato di liberarsi. Poco dopo una volante ha bloccato il bruto in flagranza di reato. Il magrebino, fotosegnalato come Jamel Moamid, ha pure opposto resistenza.

[fonte: un quotidiano dalla rete]

BASTA!
SIAMO STANCHI DI VEDERE

MADRI, MOGLI E FIGLIE CALPESTATE
DA QUESTI ANIMALI CHE SONO A PIEDE
LIBERO NEL NOSTRO PAESE!
LA PENA A CUI DOVREBBERO ESSERE
CONDANNATI?
QUESTA HA SEMPRE FUNZIONATO:

The image “http://img299.imageshack.us/img299/9638/capestrosi6.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.

E’ ORA CHE SI FACCIA QUALCOSA!
LA PATRIA NON PUò RESTARE IN BALIA
DI CLANDESTINI IMMONDI!


The image “http://img169.imageshack.us/img169/4440/spadonenprh1.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.

+nuovopatriota+

INTERROMPETE QUELL’ INTERRUZIONE!

Ho finora evitato di prendere posizione sulla drammatica vicenda di Eluana Englaro per una molteplicità di motivi.
In primo luogo, per il rispetto che andrebbe comunque tributato ai protagonisti di simili tragedie, tanto profondamente umane e tanto diverse dalle questioni, solitamente a carattere politico o storico, a proposito delle quali chi mi conosce sa che sono invece sempre ben pronto a lanciarmi in ogni disputa con la mia consueta mancanza di preconcetti e peli sulla lingua. In secondo luogo perchè, contrario ad ogni pratica di accanimento terapeutico non meno che a quelle in cui una vita umana di per sè in grado di proseguire il suo corso senza l’aiuto artificiale di fantascientifici macchinari viene soppressa (vedi quindi aborto, eutanasia, pena di morte ecc.), non mi ero ancora del tutto convinto del fatto che quel “nutrimento” costantemente somministrato ad Eluana – non certo a base di pane e salame, bensì di chissà quale pozione preparata da personale medico altamente specializzato ed introdotta nel corpo tanto invasivamente con un sondino – non costituisse, dopotutto, proprio una sorta di accanimento terapeutico, più che un semplice dare da mangiare e da bere ad una donna si affetta da gavissima disabilità, ma con organi vitali perfettamente in grado di funzionare da soli senza ausilii “meccanici”, ovviamente a condizione, come avviene per tutti noi, che la persona venga in qualche modo nutrita ed idratata.
In più, ad aumentare la mia perplessità, c’era quella sentenza della Cassazione che autorizzava la sospensione del trattamento alla paziente, di fronte alla quale mi era difficile credere che lo stato stesse avallando, in quel modo, una vera e propria eutanasia; quindi qualcosa doveva per forza sfuggirmi.
Ora, tuttavia, con l’avvio dell’atto finale della vicenda, e quindi con l’intensificarsi del dibattito e delle manifestazioni attorno alla casa di riposo teatro dell’evento “La Quiete” (il cui nome suona, a questo punto, oltremodo ironico), nonchè dei tentativi di ogni genere per cercare di fermare tutto in extremis, qualcosa comincia ad apparire sotto una luce più chiara.
Si: non c’è più alcun dubbio che in quella struttura udinese si stia consumando un omicidio. Un omicidio del tutto particolare, intendiamoci, con moventi che affondano le radici in indescrivibili travagli d’animo e sofferenze nelle decisioni da prendere, un omicidio per certi versi simile a quello che commette la donna che abortisce e non ai delitti, per dire, di mafia, ma pur sempre un omicidio, e non il semplice stacco della spina a macchinari sofisticati che fanno funzionare organi vitali altrimenti già da tempo non più in grado di farlo.
Si è voluto giustificare l’avallo giuridico riconosciuto a questa drastica soluzione sbandierando una “presunta” volontà della paziente di rifiutare una vita nello stato vegetativo di questi ultimi diciassette anni: ella avrebbe cioè assistito, prima di finire lei stessa nelle medesime condizioni, alla vicenda di un caro amico ridotto in quello stato in seguito ad un incidente, e si sarebbe fatta promettere di non essere lasciata vivere in quello stato qualora a lei fosse toccata la stessa sorte.
Ma, domineddio, chi di noi non si è mai lasciato andare ad espressioni del genere, o anche ad altre ancora più “forti”, sull’onda delle emozioni provocate da una tragedia capitata a persona cara, non essendo tuttavia, in quel momento, neppure sfiorati dall’idea che davvero quello stesso fatto stesse per colpire anche noi a breve termine? Chi può dire che tale sarebbe ancora oggi, oggi che si trova effettivamente in quella terribile circostanza, il reale desiderio di Eluana, che lei ovviamente non può esprimere?
La contrapposizione tra chi propugna la sospensione del trattamento nutritivo alla donna e chi lotta per la salvezza della stessa non si traduce, come è stato detto e scritto da più parti, nello scontro tra “laici” e cattolici. Da liberale sostenitore dello stato laico e della laicità in politica, anche se intimamente cattolico, dico che provocare la morte di un essere umano interrompendo quella nutrizione che rappresenta la sola condizione affinchè esso possa continuare a vivere, sebbene in condizioni di estrema invalidità, dovrebbe andare contro lo stesso diritto naturale, a prescindere assolutamente da qualsivoglia convinzione religiosa.
Se del terribile vuoto legislativo esistente in Italia in materia di comportamenti da tenersi nei confronti di quelle persone che si trovano purtroppo in vario modo intrappolate in quella sorta di ampia “zona grigia” che sta tra la vita e la morte (dai vari gradi di coma alla morte cerebrale) qualcuno ha saputo approfittare per dare una specie di legittimità ad azioni aberranti, sta ora agli organi competenti, Governo e Parlamento, fare di tutto per porvi rimedio con un’urgenza senza precedenti.
Ed è quello che sembra stiano effettivamente facendo.
Nell’attesa, per carità, interrompete quell’interruzione.
Tommaso Pellegrino

A rose by any other name would smell as sweet

Da qualche anno in qua c’e’ qualcosa che non mi torna. Precisamente, dal periodo immediatamente precedente il crollo dell’URSS, che ha visto l’inizio delle migrazioni bibliche e la nascita dell’EU; e dallo 11 settembre 2001, data a decorrere dalla quale sono iniziate in grande stile le “esportazioni democratiche” e la “lotta al terrorismo”. Capirete, poi, che se dal 2008 il mondo e’ ufficialmente

Non si può essere Cattolici e Negazionisti.

Come ho cercato di spiegare in “Santosepolcro”, la posizione della Chiesa e del Santo Padre nei confronti del Negazionismo è sempre stata chiara e netta, e cioè di mera condanna. Le strumentalizzazioni mediatiche di questi giorni mi costringono ad un piccolo sunto di storia a riguardo i Cattolici in Germania all’ avvento del nazionalsocialismo; nella convinzione assoluta che i Cattolici avrebbero seguito gli Israeliti nei Campi di Concentramento.
Nei mesi immediatamente susseguenti la presa del potere nazionalsocialista in Germania,si contrappose una forte tensione a livello locale, dove le autorità di partito «consideravano, come prima, il Cattolicesimo come uno dei loro nemici principali, da dover costringere con la forza bruta al livellamento e alla rinuncia della propria esistenza autonoma». I primi sacerdoti della diocesi di Ratisbona a essere arrestati furono Eugen Bauer, parroco di Schwarzhofen, e Joseph Breu di Posing, tradotti in carcere dopo che le loro abitazioni erano state prese d’assalto da una folla inferocita e i vetri delle finestre ridotti in frantumi. Tra la fine di giugno e la prima decade di luglio furono arrestati nella diocesi di Spira ventuno sacerdoti, sei dei quali maltrattati in carcere; tra questi Heinrich Wildanger fu condotto alla prigione di Spira con un cartello appeso al collo sul quale era scritto: «Da anni istigo dal pulpito contro i nazionalsocialisti»; altri ventisei sfuggirono all’arresto rifugiandosi nel vicino Baden. Contro la canonica di Zell furono esplosi cinque spari e lanciate delle pietre. Quella di Stetten fu fatta oggetto di un attentato con esplosivo. Questo stato di tensione venne giustificato dal presidente provinciale del Palatinato, Osthelder, con «esplosioni dell’umore popolare» dovute ad «affermazioni e azioni istigatrici di singoli sacerdoti cattolici, specialmente nella lotta per il mantenimento della scuola confessionale».Nel loro svolgimento queste dimostrazioni seguivano un copione fisso: l’«umore popolare» veniva aizzato nel corso di un’assemblea, a conclusione della quale alcune centinaia di persone, per lo più membri delle organizzazioni paramilitari di partito, venivano distaccate davanti all’abitazione della vittima di turno, la quale veniva minacciata e insultata per ore, prima che intervenisse la polizia e l’arrestasse «per la sua sicurezza». Spesso la «sensibilità popolare» provvedeva a rendere ancor più manifesto il proprio «cattivo umore» distruggendo le finestre della canonica o dell’abitazione del sacerdote oggetto della dimostrazione. La nota diplomatica del Segretario di Stato vaticano, Cardinale Pacelli, datata 31 maggio 1934, sottolineava come questo cosiddetto «stato d’animo di massa» non fosse altro che «il frutto portato con metodicità a maturazione» della propaganda di organi dello Stato tendente a presentare i cattolici tedeschi come «nemici di principio, oppositori dell’unità o peggio ancora». Pacelli affermava inoltre che non corrispondeva «ai princìpi di una guida autoritaria dello Stato, la quale agisce di propria responsabilità, richiamansi ad un umore di massa formatosi in maniera così singolare. Lo “stato d’animo” sarebbe stato presto superato, se soprattutto la stampa delle organizzazioni favorite dallo Stato, guidate centralmente, avesse cessato di attizzarlo sempre di nuovo».A Traunstein (Alta Baviera) il «sentimento popolare nazionalsocialista» diede sfogo alla propria irritazione nei confronti del parroco Stelzle frantumando i vetri di sei finestre della canonica. La situazione si aggravò in seguito a una predica dello stesso sacerdote contro il neopaganesimo nazionalsocialista, pronunciata il 6 gennaio 1934; come riferisce un rapporto del comandante della Polizia Politica, a causa «della conseguente irritazione della popolazione, lo Stelzle, per la sua sicurezza personale, dovette essere arrestato». In seguito al rifiuto dell’Ordinariato di accogliere la richiesta di trasferimento di Stelzle ad altra parrocchia formulata dal Ministero del culto bavarese, il 24 aprile la canonica fu fatta oggetto di un attentato con esplosivo. L’arcivescovo Faulhaber elevò sulla parrocchia di Traunstein un mini-interdetto, vietando cioè la celebrazione di sante Messe solenni, nonché il suono delle campane e dell’organo. Nuovi tumulti si ebbero quando membri del Partito penetrarono in chiesa e suonarono essi stessi le campane: in un tentativo di difesa il curato Mayer rimase leggermente ferito. La linea dura di Faulhaber si rivelò infine vincente, e a Stelzle fu permesso di ritornare a Traunstein.Josef Schabl e Johann Babl, rispettivamente parroco e curato del villaggio di Pilsting (Diocesi di Ratisbona, 1128 abitanti) erano particolarmente invisi alle autorità statali e di Partito per la loro conclamata avversione al nazionalsocialismo. Per convincere l’Ordinariato vescovile a trasferirli, il presidente provinciale Holzschuher e il Kreisleiter della Nsdap (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori), Krahmer, organizzarono una spedizione punitiva nei confronti dei due sacerdoti. I partecipanti a quest’azione ventidue S.S. da Landshut, otto S.S. da Dingolfing e dodici S.A. da Eggenfeld, oltre a tre soli abitanti di Pilsting attesero che il parroco rincasasse e, verso le ore 0,15, lo aggredirono, lo malmenarono e quindi lo trasportarono a Ratisbona. La medesima sorte toccò a Babl, il quale rimediò anche una ferita all’occhio dovuta alla frantumazione degli occhiali. In seguito la «folla irritata», come la definisce Holzschuher nel suo rapporto dell’8 dicembre, distrusse oltre duecento finestre della canonica. Le indagini su questi fatti, condotte dal procuratore di Landau, Gottlieb Kestel, non tardarono a evidenziare le responsabilità delle autorità locali. Holzschuher protestò per una conduzione delle indagini, a suo dire «unilaterale e dannosa per lo Stato». Nonostante i «fenomeni collaterali» conseguenza della manifestazione, scriveva il presidente provinciale, «non sarebbe conciliabile con la sana sensibilità popolare se dei compagni di partito finissero davanti al giudice accusati di gravi reati per aver espresso l’opinione popolare, anche se in un modo tipicamente basso-bavarese e forse un poco rozzo. contro due sacerdoti che da sempre hanno agito da nemici dello Stato e che hanno istigato il popolo fino alle estreme conseguenze». Il 17 giugno 1938 il procedimento venne sospeso per ordine del Ministro della Giustizia. Esso fu riesaminato nel 1947 e condusse alla condanna di Holzschuher e Krahmer a un anno di reclusione ciascuno, e di altri imputati a pene minori.
I rapporti governativi bavaresi denunciano come la maggior parte dei voti contrari espressi in occasione del plebiscito relativo alla riunificazione dell’Austria al Reich fossero da ricondurre alla «sempre presente influenza del clero sulla popolazione». Mancando tuttavia le garanzie di segretezza del voto, coloro che votavano negativamente venivano fatti oggetto delle attenzioni della «sana sensibilità popolare». Viene infatti riferito da Ratisbona che i 22 voti negativi su un totale di 467 votanti della località di Köfering (Distretto di Ratisbona) erano stati provocati dal parroco locale Alois Krön, «noto come agitatore», contro la cui abitazione la sera del 10 aprile furono gettate pietre e una bomba-carta. Al voto negativo del parroco di Reisbach (Distretto di Dingolfing), Maximilian Stangl, il popolo nazionalsocialista rispose innalzando una forca sulla piazza del mercato e appendendovi un fantoccio rappresentante un sacerdote. Contemporaneamente in paese apparvero cartelli che accusavano Stangl e la sua collaboratrice domestica di essere «traditori del popolo». Da Ansbach (Media Franconia) viene segnalato il caso dell’arciprete Gotz di Ornbau (Distretto di Feuchtwangen), il quale non aveva fatto suonare le campane la sera precedente il plebiscito nonostante l’ordine vescovile. Sulla canonica e sulla casa del curato apparvero scritte offensive, e furono distrutte a colpi di pietre cinque finestre.Il parroco di Fellbach (Diocesi di Rottenburg, Württemberg), Richard Sturm, riferiva in una lettera al proprio Ordinariato che dopo il suo voto negativo al plebiscito, la sera del 10 aprile, un reparto di S.A. e di S.S. aveva assalito la canonica, ridotti in frantumi i vetri delle finestre a colpi di pietre e malmenato il suo vicario, sebbene «avesse votato giusto». Racconta Sturm: «Fui afferrato e condotto davanti alla porta del giardino, dopo di che si cominciò a girare per Fellbach gridando slogan per circa un’ora e mezza. Venivo continuamente spinto da dietro e di lato, così che caddi a terra tre, quattro, cinque volte. Fui colpito al volto, specialmente alla mascella. Mi sputavano in viso, e lo slogan era generalmente questo: “Ecco qui il traditone del popolo, parroco Sturm”. Per queste spinte e cadute andarono perduti e rotti i miei occhiali. Per tutto il tempo mi fu illuminato il volto con una lampada elettrica, così che non potevo vedere nulla. Veniva suonato uno squillo di tromba per attirare la gente».Il vescovo di Rottenburg, Johannes Maria Sproll, non si recò alle urne, affermando di essere favorevole all’unificazione dell’Austria at Reich, ma di non votare la lista unica per il Reichstag, come sempre unita al quesito plebiscitario. La sera successiva una nutrita schiera di manifestanti, istigata contro il vescovo in un’assemblea tenuta nella Sporthalle, giunse davanti al palazzo vescovile, e dopo aver gridato per circa un’ora e un quarto slogan e ingiurie nei confronti di Sproll penetrò nell’edificio e tolse la bandiera con la svastica dal pennone del palazzo. La magistratura e gli organi di Polizia rifiutarono di proteggere Sproll in quanto «vescovo non-tedesco», non prestando ascolto alle denunce e alle pressanti richieste di aiuto da parte dell’Ordinariato. La sera di venerdì 15 aprile un centinaio di persone si radunò nuovamente davanti al Palazzo vescovile gridando: «Fuori il traditore del popolo», «mandatelo a Mosca», «il vescovo merita di essere fucilato» e «impiccate i giudei, mettete il vescovo al muro» .Dopo aver trascorso due mesi fuori sede, per ordine della Santa Sede Sproll ritornò a Rottenbung, e il 15 luglio ne fece comunicazione al Luogotenente del Reich Murr. La sera del 16 luglio un centinaio di persone raccoltesi sotto il palazzo vescovile scandì slogan per circa un’ora, poi sfondarono le porte d’ingresso e penetrarono all’interno dell’edificio. La folla salì le scale, divelse porte, mise a soqquadro le stanze private e gli uffici del vescovo, danneggiando mobili e riducendo le finestre in frantumi. Rifiutando il vescovo di abbandonare Rottenburg, due giorni dopo vi fu una nuova manifestazione cui parteciparono circa duemila persone. Non vi fu alcun tentativo di penetrare all’interno del palazzo, e dopo gli insulti di rito, con i quali «il vescovo fu indicato come traditore del popolo, zingaro nero, figlio di […], ed espressioni simili», la manifestazione si concluse con un comizio, anch’esso condito di insulti e minacce nei confronti di Sproll.
Il 23 luglio, per la terza volta in otto giorni, una folla minacciosa si radunò davanti al palazzo vescovile. La manifestazione iniziò alle 21 con i soliti slogan contro il vescovo, uniti a grida, a fischi e agli ululati di alcune sirene antiaeree. Riferisce un rapporto della Gestapo di Stoccarda: «Sul lato sinistro del palazzo furono squarciate le porte di ferro che davano sul giardino e abbattute le porte di legno che conducevano al pianterreno. Armati di bastoni e di asce circa cento-centocinquanta dimostranti penetrarono nel palazzo, distrussero numerose porte chiuse, specialmente quelle che impedivano loro l’accesso ai piani superiori. Nella cantina vasi per conserve pieni furono gettati contro le pareti, contenitori pieni di uova furono rovesciati, bottiglie di vino furono aperte a forza e il loro contenuto bevuto, dai locali della cancelleria furono gettati documenti dalle finestre. In una stanza del secondo piano un letto fu messo a fuoco, ma prima che i mobili di quella stanza e l’intero palazzo fossero divorati, il fuoco fu scoperto da un funzionario della Gestapo e spento con l’aiuto di un’inquilina del palazzo». Il tardivo intervento della Polizia Politica riportò la calma sul campo di battaglia. In seguito la stessa Gestapo di Stoccarda riferì alla centrate di Bertino che la popolazione di Rottenbung aveva assunto un atteggiamento ostile nei confronti dei dimostranti e della Polizia, quest’ultima accusata di non aver fatto nulla per prevenire e sedare gli incidenti. Gli omnibus che riportavano a casa i dimostranti furono oggetto di lanci di pietre; attorno al palazzo vescovile si radunarono dai trecento ai cinquecento fedeli che resero omaggio al vescovo. Dopo questi incidenti il Luogotenente del Reich e Gauleiter Murr ottenne da Hitler un decreto di espulsione del vescovo dal Württemberg. Solamente a guerra terminata Sproll avrebbe fatto ritorno a Rottenburg.L’ondata di violenza passata alla storia come la «notte dei cristalli» non era diretta esclusivamente contro il «giudaismo mondiale», bensì anche contro «i suoi alleati rossi e neri», come si leggeva nell’appello del ministro degli Interni bavarese, Wagner, pubblicato su tutti i giornali. Attorno alle 21,45 dell’11 novembre, Faulhaber, arcivescovo di Monaco, vide avvicinarsi colonne di camion e una decina di motociclette che, accompagnate «da luci accecanti e ululati di sirene», si arrestarono davanti all’appartamento dell’arcivescovo. Dalla strada si elevò un assordante baccano, «e meno di due minuti dopo le prime pietre cozzarono contro i vetri delle finestre e contro le imposte, alcuni dei quali rimbombarono come colpi di cannone. In seguito iniziò con un forte ululato un martellante lancio di pietre contro le otto finestre a pian terreno e contro le nove finestre al primo piano sul lato della strada. I vetri caddero tintinnando in parte nella cavità tra le due lastre della finestra invernale e in parte anche in fuori sulla strada, e in meno di mezz’ora furono distrutte circa cento finestre, compreso il vetro della cappella con lo stemma vescovile. Poiché nella casa vicina erano in corso lavori di ristrutturazione, pietre e mattoni erano direttamente a disposizione». Il fitto lancio di pietre era accompagnato da grida e insulti quali: «Il fannullone a Dachau», «Il cane in custodia di sicurezza», «Esci di casa», «Vogliamo vedere il nostro vescovo», «Caro vescovo, sii carino, mostrati al balcone», ecc. La folla fu valutata dal Vicario generale Buchwieser in circa settanta persone, tra le quali vi erano anche giovanissime ragazze e membri di Hitlerjugend e di S.S. Riferisce Buchwieser: «Il pavimento [della cappella] era pieno di schegge. Singoli mattoni erano arrivati perfino alla parete opposta. Con la violenza si cercò inoltre di sfondare il portone per mezzo di una pesante trave, fatta scorrere su una carriola. Una donna, la quale cercava di dissuadere i dimostranti da ulteriori tentativi di sfondare la porta dicendo loro: “Non ha nessun senso, non è neppure dentro” fu gettata a terra e picchiata a sangue. Solamente l’arrivo di una pattuglia di Polizia, giunta in aiuto di un’altra già presente sul posto ma impossibilitata a intervenire, riuscì a riportare l’ordine e a impedire ulteriori violenze.

L’ Eccidio di Cadibona

A commento di un mio post del 2006,ho ricevuto il seguente commento, al quale mi sembra doveroso dare maggior spazio,essendo io latitante da qualche tempo per mancanza di tempo.

Eccolo:

Intervista a Roberto Nicolick, Autore di “39 biglietti di sola andata” L EDIZIONI Savona

“Il titolo del libro “39 biglietti di sola andata” ha un motivo preciso d’essere ?” “Si, 39 sono i prigionieri giustiziati in modo arbitrario e sommario dai partigiani comunisti nel maggio del 45, a guerra finita, solo per vendetta . Sola andata, indica che fu un viaggio su un autobus , a senso unico senza speranza, verso la morte” “Si e’ ispirato ad un fatto realmente accaduto ?” “Certamente, la strage accadde per davvero, i cadaveri vennero tutti ritrovati e seppelliti dopo presso il cimitero di Altare, detto delle Croci Bianche, dove riposano tuttora, accanto a tombe di partigiani, finalmente in pace, senza odio e rancori.” “Chi sono i protagonisti della vicenda ?” “Le vittime, tutti uomini dai 17 ai 60 anni compiuti, i loro fucilatori, esponenti della cosiddetta polizia partigiana comunista, le donne del convoglio Repubblicano, che vennero stuprate nell’Alessandrino e un certo numero di persone che assistettero alle violenze e alla strage.” “Nel libro vi sono anche delle foto.” ” Infatti, foto recenti e d’epoca per meglio inquadrare e descrivere i luoghi dove si snoda la vicenda. Foto molto belle e suggestive, alcune assolutamente inedite.” “In sintesi, ci racconti la vicenda, oggetto del suo scritto” ” Al crollo della Repubblica Sociale Italiana, aprile 1945, si formarono delle colonne in fuga dalle principali citta’ del Nord. Una di queste partita da Savona, riesce ad arrivare tra mille difficolta’ a Valenza Po, dove le formazioni partigiane locali la intercettano e ne arrestano i componenti. Le donne subirono violenza sessuale, tutti furono derubati dei valori personali. Quindi vennero imprigionati presso il carcere di Alessandria. Dove arrivarono i partigiani savonesi a prelevarli, con un autobus, da Alessandria , attraversando l’Acquese, raggiunsero Cairo, lasciando una scia di sangue di esecuzioni sommarie, A Cadibona , dopo un pestaggio violentissimo, si concluse la vicenda con la fucilazione in massa di 37 persone. Le donne furono risparmiate.” “Per scrivere questo paperback dove ha raccolto i dati e le notizie ?” “Dai giornali dell’epoca, dall’Archivio di Stato ma principalmente da testimonianze di persone che assistettero personalmente al fatto, e da persone che scamparono alla morte. A tutt’oggi queste soffrono di incubi per questa vicenda terribile.Altri hanno ancora adesso paura, e non hanno voluto comparire, infatti non sono stati nominati, come pure gli assassini, che ho citato solo con le iniziali, per il cosiddetto diritto d’oblio Gli assassini ?Tutti personaggi noti e riconosciuti, protestarono la loro innocenza in tribunale, nel corso del processo che ebbe luogo successivamente. Alcuni furono condannati ma….amnistiati e tre di loro faranno anche carriera politica. Comunque vissero tutti felici e contenti, la solita vergogna.” “Perche’, Nicolick, ha scritto questo libro…scomodo ?” “Sin da piccolo ero incuriosito dalla strage, se ne parlava a mezza bocca, senza dare fastidio agli assassini che viaggiavano onorati e rispettati. Era in corso un meccanismo di rimozione di un fatto vergognoso. Tuttora attivo , e penso che i morti, di qualsiasi fazione, esercito, cultura o bandiera debbano essere ricordati e rispettati senza alcun tipo di strumentalizzazione politica. Questo in ultima analisi e’ il principale motivo, per riflettere sull’odio politico e sulla intolleranza di certi integralisti.Inoltre parlare di una strage compiuta da partigiani comunisti e’ come infrangere un tabù… Forse questo libro e’ scomodo per due tipi di persone : per me che sto cominciando a ricevere delle minacce e per chi mi invia le minacce, perche’ e’ obbligato a guardarsi dentro…” “Lei e’ uno storico ?” “No, sono una persona curiosa che vuole guardare dentro e dietro alle cose, che vuole capire, senza grandi strumenti culturali, senza atteggiamenti da secchione, e soprattutto voglio raccontare agli altri, non in modo ermetico o criptico, come accaddero certe cose, terribili e cruente, come quella in oggetto…” “Allora, auguri per il suo libro.” “Grazie, di cuore, l’editore mi ha gia’ comunicato che le vendita vanno bene. E’ un libro che fara’ discutere molto, e questo e’ un fatto buono.”.