Dino Fiorini:l’è ‘d San Zorz!

Siamo all’ inizio del Campionato, e voglio fare un piccolo regalo a Monsoreau, parlando di un asso del Bologna: Dino Fiorini, il Conte Spazzola.

Nato a San Giorgio di Piano (Bo) il 15 luglio 1915, esordì giovanissimo nel Bologna, dove passò tutta la carriera, vincendo 4 scudetti, 1 Mitropa ed 1 Torneo Expo Parigi. Portava i capelli corti, per quello il soprannome. Nella città felsinea era popolarissimo, soprattutto con le donne, che amava, ricambiato con successo. Gli piaceva pure la vita notturna, tant’ è che il CT Pozzo preferì non convocarlo per via di queste abitudini (se giocasse adesso, avrebbe un posto fisso nella Mia Inter…), nonostante le indubbie doti da campione. Terzino sinistro, precedette come tipo di gioco quelli moderni, come Facchetti, Cabrini e Maldini, riuscì a soffiare il posto in squadra nientemeno che ad Eraldo Monzeglio, crescendo cambiò pettinatura, portando i capelli non più all’ Umberto, ma lunghi ed impomatati; tant’ è che fu uno dei primissimi calciatori a fare pubblicità, appunto per la Brillantina Bourjois, anche per via di quel suo essere tombeur de femme nonostante il matrimonio ed i relativi tre figli avuti dalla moglie Italia Degli Esposti.

Quattro scudetti non sono mica bruscolini, eppure la Città Dotta, nonostante Fiorini fosse un vero idolo, non lo ricorda nè con una piazza, nè con una via, una scuola, un campo sportivo, un giardino, un torneo. Nulla di nulla. Il perchè è presto detto: il Conte Spazzola, che in gioventù aveva fatto anche il muratore e si recava agli allenamenti in bicicletta percorrendo 40 chilometri al dì, come la maggior parte degli Italiani era un Fascista convinto, uno che amava Giovinezza per via di prendere la vita di petto e col sole in fronte. Ma, a differenza di chi poi si imboscò oppure si scoprì partigiano il 25 aprile del ’45, Fiorni dopo l’ 8 Settembre aderì con entusiasmo alla GNR, la Guardia Nazionale Repubblicana, di cui ostentava la divisa con fierezza per le strade bolognesi. E, nell’ estate del 1944, la prima degli odii e delle imboscate gappiste, venne ucciso, forse a Monterenzio, ma il suo corpo non fu mai trovato, e a tutt’oggi non esiste una tomba dove le due figlie, Paola e Franca, che ancora vivono nel capoluogo emiliano, lo possano piangere.
Solo recentemente è uscito un libro di Piero Stabellini, “Chi ha ucciso il terzino del Bologna”, dove, in un sospetto e postumo tentativo di “riabilitazione democratica”, si insinua il dubbio di una sua trattativa coi partigiani, che poi lo uccisero per errore. Ma quando mai ? Dino Fiorini era tra i fondatori del Partito Fascista Repubblicano, ed era Fascista fino al collo ! Cosa non si fa in questa italia neo-antifascista di Gianfranco Fini !
(nella foto, un famoso contrasto con Silvio Piola)

Willy Wagner, il Tenente della Wehrmacht che volle farsi eroe.

Questo è un morto dimenticatissimo, che ho ritrovato grazie a due righe di Marcello Veneziani di qualche anno fa. Un morto che dovrebbe essere celebrato tra i Giusti della Seconda Guerra Mondiale; la cui storia dovrebbe essere insegnata nelle scuole italiane e tedesche; e che avrebbe bisogno di grande risalto. Ma, tranne che a Trani, dove avvenne questo eroismo, praticamente nulla si trova.
Eroico accadimento che ebbe protagonisti figure forse troppo invise alla vulgata resistenziale: un Vescovo Cattolico, due Gerarchi Fascisti ed un Ufficiale Tedesco.
Ed ecco i fatti: 16 Settembre 1943, truppe canadesi con qualche elemento badogliano aggregato, uccidono in un’ imboscata vera e propria presso il Cimitero di Trani 5 soldati della Wehrmacht, facendo dieci feriti. Due giorni dopo, secondo il Diritto Internazionale di Guerra allora vigente, furono rastrellati cinquanta abitanti della cittadina pugliese per essere fucilati.
I parenti e gli abitanti corsero ad avvisare il proprio Arcivescovo, Monsignor Francesco Petronelli, il quale si precipitò sulla piazza deputata all’ esecuzione, cercando di convincere il giovane Tenente austriaco a risparmiare la vita a quei civili. Visto vano ogni tentativo, l’ alto Prelato si pose davanti al plotone d’ esecuzione già schierato, offrendo la propria vita in cambio di quella dei prigionieri. Subito imitato in questo da due Gerarchi Fascisti tranesi presenti: il Podestà, Giuseppe Pappolla, ed il Segretario del Fascio, Antonio Bassi. Tale gesto convinse l’ ufficiale dell’ Esercito Tedesco a liberare gli ostaggi, sebbene fosse conscio di quello che lo aspettava per questo atto di generosità. Infatti, come a conoscenza di ogni ufficiale, sottufficiale e soldato tedesco di allora, tale disubbedienza ad ordini superiori comportava la Pena Capitale. Questo non impedì al Cattolico Tenente Jelo Webl Will Wagner di agire secondo la propria coscienza: fu infatti prelevato su ordini superiori e costretto a scavarsi la fossa presso il Cimitero di Trani dove venne fucilato. Successivamente questo episodio fu oggetto di oblìo e confusione da parte tedesca per non generare precedenti, tanto che fino a poco tempo fa si considerava protagonista dell’ episodio il Tenente F. Kurtz. Solo recentemente è stato riconosciuto il merito a Willy Wagner, il cui corpo fu trasferito dai tedeschi al Cimitero di Montecassino per un ulteriore tentativo di far dimenticare l’ accaduto.
Ripeto,però, che ogni ufficiale, sottufficiale e soldato tedesco sapeva che ogni gesto di clemenza contrario agli ordini superiori avrebbe voluto dire la propria condanna. Ma per l’ Italia Erich Priebke, sebbene subalterno di Kappler, è ugualmente colpevole.

Padre Reginaldo Giuliani, Medaglia d’ Oro nella Guerra d’ Etiopia.

Tra i molti Italiani che caddero con valore nella sacrosanta Guerra di legittima difesa Italo-Abissina del 1935-1936 spicca la figura del Sacerdote Domenicano Reginaldo Giuliani. Già Cappellano degli Arditi durante la Prima Guerra Mondiale (Medaglia d’ Argento e di Bronzo al Valor Militare), Fiumano con le Fiamme Bianche Cattoliche e partecipante alla Marcia su Roma, volle partire come volontario per l’ Etiopia all’ inizio delle ostilità, ritenendolo un dovere di famiglia, essendo il pronipote del Cardinale Massaia.

Nella Battaglia di Passo Uarieu con le Camicie Nere al comando del Generale Diamanti si fece onore soccorrendo i feriti, mostrando in alto il Crocefisso per rendere noto il proprio stato e compito. Nonostante questo fu ferito prima da una fucilata e successivamente un colpo di scimitarra ne fece scempio.

Questo il motivo della Medaglia d’ Oro al Valor Militare:

Durante lungo accanito combattimento in campo aperto sostenuto contro forze soverchianti, si prodigava nell’assistenza dei feriti e nel ricupero dei caduti. Di fronte all’incalzare del nemico alimentava con la parola e con l’esempio l’ardore delle Camicie Nere gridando: “Dobbiamo vincere, il Duce vuole così “. Chinato su di un caduto mentre ne assicurava l’anima a Dio, veniva gravemente ferito. Raccolte le sue ultime forze partecipava ancora con eroico ardimento all’azione per impedire al nemico di gettarsi sui moribondi, alto agitando un piccolo Crocifisso di legno. Un colpo di scimitarra, da barbara mano vibrato, troncava la sua terrestre esistenza, chiudendo la vita di un apostolo, dando inizio a quella di un Martire. Mai Beles, 21 gennaio 1936“.

A lui sono dedicate parecchie vie, anche nella rossa Firenze.

Ed è citato nella Cantata del Legionario:
Ce ne fregammo un dì della galera
ce ne fregammo della triste sorte
per preparare questa gente forte
che se ne frega adesso di morir.
Il mondo sa che la camicia nera
s’indossa per combattere e morir.

Duce!
Per il Duce e per l’Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!

I morti che lasciammo a passo Uarieu
sono i pilastri del romano Impero.
Gronda di sangue il gagliardetto nero
che contro l’Amba il barbaro inchiodò.
Sui morti che lasciammo a passo Ureu
la Croce di Giuliani sfolgorò.
Duce!
Per il Duce e per l’Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!

“Ma la mitragliatrice non la lascio!”
gridò ferito il legionario al passo.
Colava sangue sul conteso sasso
il costato che a Cristo somigliò.
“Ma la mitragliatrice non la lascio!”
e l’arma bella a un tratto lo lasciò!
Duce!
Per il Duce e per l’Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!

O Duce hai dato al popolo l’Impero
noi col lavoro lo feconderemo,
col vecchio mondo diventato scemo
ci sono sempre conti da saldar.
O Duce hai dato al popolo l’Impero
siamo pronti per te a ricominciar.
Duce!
Per il Duce e per l’Impero
eja eja alalà! Alalà! Alalà!