I COMICI CHE NON FANNO PIU’ RIDERE NON DEVONO ESSERE I PADRONI DELLA SCENA

Con l’ultimo post pubblicato su questo blog, risalente ormai a quasi due mesi fa, ci eravamo lasciati in una situazione che sembrava preludere all’instaurarsi di un clima politico finalmente soddisfacente, o quanto meno da paese “normale”, in un’Italia fino ad allora travagliata (l’assonanza di questa parola con il cognome di uno dei massimi animatori delle più squallide esibizioni, di piazza e non di piazza, da sempre miranti a mantenere il livello del confronto tra le parti politiche nazionali il più possibile lontano dai canoni di civiltà e rispetto reciproco auspicabili in ogni paese, è puramente voluta) da una contrapposizione quasi violenta tra i due schieramenti del precedente imperfetto bipolarismo, dall’eccessiva eterogeneità e numerosità dei partitini che componevano i medesimi ed alla presenza al loro interno di flange estremiste che rendevano difficile l’assunzione di posizioni comuni e quindi l’azione di governo.
Con l’avvento dell’attuale esecutivo targato centro-destra, sostenuto da una maggioranza parlamentare più che solida, una nuova epoca sembrava infatti sul punto di inaugurarsi: blocchi di maggioranza e di opposizione finalmente sufficientemente omogenei, estromissione dalle Camere delle formazioni estremiste di entrambi i versanti, quasi un bipartitismo con non più di un paio di gruppi parlamentari per parte, definizione di ruoli chiari e distinti e perciò niente “inciuci”, certo, ma anche niente avversione pregiudiziale e buoni propositi di disponibilità al dialogo e alla collaborazione “bipartisan” laddove possibile ed auspicabile.
Appunto a quasi due mesi da quell’esordio, non si può fare a meno di notare quanto il quadro idilliaco appena descritto appaia, purtroppo, non poco deturpato.
La squadra Berlusconi non ha perso tempo ad avviare i programmi per i quali gli italiani le avevano affidato il timone del Paese, e lo ha fatto con una determinazione alla quale non si era più abituati e che ha offerto inevitabilmente il destro agli attacchi strumentali di coloro che, quando si trovavano essi stessi al governo, si trovarono impossibilitati ad operare con analoga incisività a causa della debolezza della loro maggioranza e delle divisioni interne.
Così, ecco che norme istituite a tutela di minori nomadi ridotti peggio che in schiavitù dagli adulti del loro stesso popolo sono diventate “razziste”; altre, che istituiscono una immunità per i massimi vertici dello Stato (immunità prevista anche in altri paesi civili a tutela anche dello stesso diritto degli elettori di essere governati da chi hanno votato) sono state bollate come “ad personam” nell’esclusivo interesse del premier; persino provvedimenti a favore delle classi meno abbienti come l’abolizione dell’ICI prima casa, la Robin Tax e la “card” per anziani sarebbero bazzecole di pochissimo conto, quando non misure dannose o addirittura umilianti, e avanti di questo passo.
Nel campo dell’opposizione, rispetto a quanto sembrava profilarsi due mesi fa, la degenerazione della situazione è stata paurosa.
Per le ultime elezioni, il buon Veltroni aveva lasciato a piedi quello che, al confronto, può ritenersi un perfetto gentiluomo come il socialista Boselli, solo perchè questi non voleva saperne di integrarsi totalmente nel PD, ed aveva invece imbarcato il più illiberale, forcaiolo ed antigarantista ex magistrato della storia patria, siccome questi aveva finto di accettare la condizione di entrare, dopo, in un unico gruppo parlamentare con il Walter nazionale. Poi, l’ex magistrato forcaiolo il gruppo parlamentare unico si è guardato bene dal farlo e si è buttato a pesce, anzi, a riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa dal Parlamento della sinistra radicale, quale alimentatore del vecchio, perfido odio antiberlusconiano pregiudiziale, che si pensava pressochè archiviato all’atto del varo del nuovo governo. E’ di questi giorni la rottura forse definitiva dell’ex magistrato forcaiolo con Veltroni, il quale, nella praticabilità di un’opposizione civile, probabilmente crede ancora e gli ha imposto l’aut-aut: o con me, o con qei nuovi compagni di strada che ti sei scelto.
Già, perchè il nostro ha scelto di affiancarsi, nella sua lotta anti-cavaliere, ai patetici ex comici e tristi figuri vari che, nel corso della manifestazione romana di pochi giorni fa, hanno dato il peggior spettacolo di inciviltà e di volgarità che potessero dare, con tanto di offese inaccettabili dirette al Papa, al Presidente della Repubblica e a chi più ne ha ne metta, al punto da indignare non solo il capo dell’opposizione più istituzionale, Veltroni, ma persino molti degli stessi esponenti dell’ultrasinistra recentemente uscita dal Parlamento e di altri antiberlusconiani di ferro come il regista Nanni Moretti, che Dio non voglia dovessimo, di questo passo, finire per rimpiangere.
Per comportamenti di questo genere non ci dev’essere indulgenza. Per l’inciviltà e l’intolleranza, niente tolleranza. Quei comici che non fanno più ridere non devono essere i padroni della scena. Fare satira è un diritto e fa ridere, ma la loro non è più satira.
Sotto le luci della ribalta deve tornare lo spettacolo di una politica sana e seria, di governo e di opposizione.
Tommaso Pellegrino

Qualcuno dica all’ Unità che le FARC sono COMUNISTI !

Non cambiano mai ! Oggi il quotidiano che fu l’ organo del Partito Comunista Italiano, quello che aveva giornalisti per i quali le Brigate Rosse erano “sedicenti” e che negli Anni ’70 vedeva il Pericolo Fascista dappertutto, ha aperto con un appello di Maurizio Chierici per dare il Nobel per la Pace ad Ingrid Betancourt. Premio che, tra gli altri, ha visto anche vincente Nelson Mandela, fino all

30 GIUGNO 1960: i Partigiani occupano Genova.

Facciamo un piccolo passo indietro per parlare di quello che accadde quarantotto anni fa a Genova. Era da poco nato il Governo Tambroni, un monocolore DC appoggiato dal MSI. Troppo per chi covava ancora nell’anima l’odio di quindici anni prima e che ancora sognava una rivoluzione proletaria. Tutto ebbe inizio alle quattro del pomeriggio del 30 giugno 1960, quando le squadre che guidavano un

Dante’s Peak

Ieri mattina, passando in edicola per comprare il Carlino, mi è caduto l’occhio su una nuova uscita in dvd.
Tra le tante offerte, per tutti i gusti, sono stato calamitato da Dante’s Peak, film americano del 1997, con Pierce Brosnan (penultimo 007) e Linda Hamilton (la futura madre del futuro capo degli umani in Terminator).
Un film che appartiene al filone iniziato nella prima metà degli anni settanta dagli indimenticabili Airport, Terremoto e L’Inferno di Cristallo e che, dopo averlo visto al cinema, ho rivisto ad ogni passaggio televisivo (una decina di volte) perché mantiene sempre la sua piacevolezza, pur conoscendone la storia ed il finale.
Il genere è, dunque, “catastrofico” (disaster movie per gli anglofoni), però lo includo in questa rassegna sulla “mia” fantascienza, perché ha alcuni caratteri di quel genere di narrazione che mi piace ritrovare e che appartengono, a cominciare dalla introduzione, al classico della fantascienza (al cui alveo vengono ricondotti comunque anche altri generi come il fantasy e persino l’horror, per cui mi ritengo in diritto di inserirvi anche Dante’s Peak).
Dopo un flash back che anticipa la parte centrale del film, il film si sposta in una cittadina di provincia, di quella provincia dove non accade mai nulla di rilevante.
Quella provincia che viene descritta così bene da John Wyndham in praticamente tutti i suoi romanzi e da dove prende sempre inizio una situazione al limite dell’apocalisse.
Dunque una cittadina di provincia, ai piedi di un vulcano tranquillo da secoli, ma … ma Pierce Brosnan non si fida.
Rileva segni per lui inequivocabili di prossima eruzione.
Non viene creduto neppure dai suoi colleghi che si fidano troppo degli strumenti tecnologici, fino a quando è troppo tardi ed inizia la corsa per salvarsi.
E la caratteristica della furia degli elementi che distrugge tutto, non può forse essere equiparata alla malattia misteriosa che si diffonde rapidamente e uccide miliardi di persone (I sopravvissuti ) o all’uscita della Luna dall’orbita terrestre (Spazio 1999 ) ?
Ecco ancora, dopo un tranquillo inizio nella sperduta e pacifica provincia americana, la lotta di pochi per salvarsi contro un nemico inaffrontabile.
Per chi vuole passare un paio d’ore godendosi le peripezie altrui e, poi, mangiarsi un gelato pensando come è bella la noiosa tranquillità di una città italiana … quando è ben lontana da vulcani e terremoti … già, quando

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LUGLIO 1970 – Parte Prima.

3/4 Luglio: Roma, studenti comunisti ed anarchici impediscono gli esami alla Facoltà di Architettura.8 Luglio: Milano, Bombe Molotov sono lanciate contro il salone di Rappresentanza della FIAT in Via Dante:dopo aver rotto con una spranga di ferro alcune vetrine, degli individui mascherati le gettano all’ interno. Una esplode.Roma, denunciati 10 comunisti per le violenze ad Architettura. Devono

Un numero da collezione

Da sabato scorso è disponibile (credo in poche copie limitate essendo la tiratura quasi per intero venduta su prenotazione) edito dalla Elara Libri (Via Fossolo 10 Bologna) il numero 50 di Futuro Europa.
Futuro Europa è la rivista/libro che contiene solo fantascienza europea.
Non si può dire che non sia un volume di spessore: 4,5 cm. per oltre 700 pagine a due colonne, con gli stessi caratteri dei precedenti numeri.
Descrivere l’impressione che fa ricevere questo volume (il mio marcato con il numero progressivo “90”) non è facile.
Uno si reca presso la Redazione della Elara pensando di ritirare una rivista e torna a casa con un volume di romanzi, racconti e saggistica delle dimensioni di un piccolo dizionario.
Considerato che la Elara ha deciso di fare questo volume extra abbonamento e su prenotazione e che, a quanto pare, sono rimaste poche copie non prenotate (stampate penso per “arrotondare” il numero delle copie) è facile capire che il numero 50 di Futuro Europa diventerà un pezzo da collezione.
Per le dimensioni.
Perché mai rivista di fantascienza esclusivamente europea era stata così longeva.
Perché rappresenta la “summa” di un lavoro decennale che la Perseo prima e la Elara poi ha portato avanti.
Farei un torto all’intelligenza di chi mi leggesse se dicessi di aver già letto tutto.
Anzi, sono appena all’inizio, al primo romanzo breve.
Sfogliando però i titoli e gli autori, credo che arriverò alla fine a dare un giudizio di solo parziale condivisione delle scelte della Redazione, esattamente come per gli altri numeri di Futuro Europa.
Il mio è il classico giudizio di chi non ama la fantascienza cervellotica, quella che vuole fare comunque scandalo, lanciare messaggi particolari, mentre amo la fantascienza spaziale, quella avventurosa, quella che racconta, senza pretese di salvare il mondo o di insegnare qualcosa, una bella storia, quella che racconta di come l’Umanità può risorgere dopo le distruzioni da se stessa provocate.
Futuro Europa, ospitando autori europei molto più intimisti, sociologi ed esistenzialisti di quelli anglo sassoni (a proposito: nella rivista per “fantascienza europea” si esclude quella inglese …) ci porta a leggere, non sempre, ma un po’ troppo spesso per i miei gusti, quel tipo di storie.
Ma se è giunta al numero 50, vuol dire che ha un suo pubblico e mi sembra giusto che una Casa Editrice specializzata nel settore offra un panorama a 360 gradi di quello che è la fantascienza.
Infatti l’altra rivista/libro, la storica Nova SF*, pubblica romanzi e racconti che condivido almeno per due terzi, così come i romanzi pubblicati nelle collane Biblioteca e Narratori.
Così il lettore può scegliere, può sperimentare, può, se vuole, scoprire qualche nuovo autore in altri modi sconosciuto.
E il numero 50 di Futuro Europa ci consente un ampio assaggio di quel che è la fantascienza europea oggi.

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Caschi blu a Roma?

Mugabe e qualche altro leader “democratico”, piu’ o meno “eletto”, nel continente africano si sono resi disponibili a creare una forza di interposizione ONU per fronteggiare il “rischio Italia”. La xenofobia sara’ stroncata. Meglio se ad opera dei discriminati per eccellenza, la cui lista sarebbe oltremodo lunga da esporre, ma ci siamo capiti. Sembra che nemmeno l’inserimento di parecchi

A come Andromeda

Una cara amica che mi conosce da una vita, mi ha regalato un cofanetto con tre dvd, nei quali sono riprodotte tutte le 5 puntate dello sceneggiato che la Rai trasmise in prima serata tra gennaio e febbraio 1972.
Uno sceneggiato che fece epoca, un primo tentativo di realizzare un prodotto di qualità, nazionale, con la fantascienza.
Nel 1972 erano già apparse le due serie, inglesi, di Ufo ed esisteva una base di appassionati della fantascienza, grazie ad Urania, che resisteva alle “picconate” di chi la considerava letteratura e cinematografia di serie “b”.
Cinque anni dopo, il grande successo di Star Wars, Guerre Stellari, avrebbe spazzato via i dubbi, limitandoli solo a conventicole intellettualoidi autoreferenziali che della fantascienza apprezzavano solo quella fanaticamente “sociale”.
A come Andromeda, complice anche il monopolio Rai, tenne inchiodati milioni di spettatori grazie ad una trama solida e una recitazione senza sbavature.
Riguardare infatti questi sceneggiati, con il loro “sapore” in bianco e nero, ci fa apprezzare ancora di più l’arte della recitazione, quella vera, con una perfetta dizione in italiano: quanta differenza con certi prodotti girati in presa diretta, dove i rumori di fondo coprono le parole spesso pronunciate se non in dialetto, con un italiano infangato dalla cadenza locale !
A come Andromeda non fa eccezione ai lavori di qualità della televisione di allora, un prodotto fondato su un cast di tutto rilievo con Luigi Vannucchi, morto suicida pochi anni dopo, una splendida Paola Pitagora, già Lucia Mondella nei Promessi Sposi … quelli “veri” almeno per gli italiani della mia generazione, Nicoletta Rizzi che, a riprese già iniziate, sostituì la solita, bizzosa Patty Pravo in un ruolo che sembrava scritto apposta per la ragazza del Piper.
E ancora Tino Carraro, Giampiero Albertini e Franco Volpi le cui caratterizzazioni di generali, scienziati, politici e magistrati erano insuperabili.
Un segnale proveniente da Andromeda viene interpretato e in base alle istruzioni viene costruito un gigantesco calcolatore che “crea”, togliendo la vita e ricreandola, una “persona”.
Si intrecciano con questa vicenda altre di genere giallo (omicidi e morti misteriose) e di spionaggio, tutti generi che ora come allora catturavano l’attenzione degli spettatori.
A come Andormeda mantiene, a mio parere, la stessa forza evocativa e cattura l’attenzione anche oggi, come è per Belfagor o Il segno del comando, altri due sceneggiati che fecero epoca e che, in senso lato, possono essere accostati alla fantascienza televisiva.
Un prodotto di qualità rimane inalterato negli anni e se pettinature e abbigliamento denunciano l’epoca in cui fu girato, la trama resta avvincente e, come dice la nota di copertina del cofanetto: “Questa storia si svolge in Inghilterra … l’anno prossimo”.
E l’ambientazione – anche perché la trama è di due autori inglesi: Fred Hoyle e John Elliot – è tipicamente inglese.
Di quella Inghilterra tranquilla, di campagna, dove sembra non accada mai nulla e dove, però, all’improvviso “scoppia” una tempesta di misteri e di tensioni.
E’ l’Inghilterra che amiamo in John Wyndham, Il Giorno dei Trifidi, ma anche Il villaggio dei dannati/I figli dell’invasione ed è l’Inghilterra di Ufo del Comandante Straker , passando per quella dei Sopravvissuti ed arrivando ai giorni nostri, all’Inghilterra di Primeval .
A come Andromeda riesce, con un prodotto nazionale, della nostra Rai, a catturare quello spirito che troviamo in tutti quei romanzi e sceneggiati, rendendolo ancora più adatto al pubblico italiano.
Purtroppo –trattandosi di un regalo – non sono in grado di fornire indicazioni per l’acquisto.
Posso solo dire che il cofanetto deve essere un prodotto recentissimo (porta il copyright 2008 per Medialia srl e Rai Trade spa) e potrebbe esser parte di una collana più vasta, avente come titolo “ i migliori anni della nostra TV”.
A come Andromeda, uno sceneggiato di qualità, che non ha età e per chi ama la buona fantascienza.

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Chi sono i docenti di oggi: Luca Cafiero.

Vedo che c’ è meraviglia per il clima di questi giorni all’ Università Romana La Sapienza . Non c’ è molto da meravigliarsi, perchè molti “insigni docenti universitari” di oggi me li ricordo bene. Uno di questi è Luca Cafiero, docente di filosofia all’ università statale di Milano, ai miei tempi, con Mario Capanna uno dei più noti capi del Movimento Studentesco della Mia Città. Fondatore poi del

GIUGNO 1970

1 Giugno: Palermo, il Parlamentare del Movimento Sociale Italiano, Angelo Nicosia viene ferito a pugnalate da un terrorista comunista greco. Nicosia, nato a Palermo nel 1926, fu uno dei fondatori della Giovane Italia, l’organizzazione giovanile del MSI; Presidente tra il 1955 ed il 1957, poi Presidente del FUAN, l’ equivalente Universitaria. Eletto alla Camera nel 1953, fu confermato per sei