Meglio guidar Triumph che Lambrette…

Un compagno commentatore, nel post dedicato a Luca Cafiero, ha contestato l’ uso della Triumph da parte dei sessantottini allo “champagne” di allora, credendo trattarsi di moto. Ignorando,probabilmente per la giovane età, dell’ esistenza dell’ omonima marca automobilistica Inglese, in quei tempi molto apprezzata dai giovani italiani, nelle varie versioni TR e Spitfire. Aggiungendo che, per quanto

Non mangiate cinese

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MILANO – Vicina. Fin troppo. «È uno sconquasso quello che sta avvenendo in Cina: un processo di crescita tumultuoso che porta con sé pericoli per l’ambiente, per la salute e per la sicurezza alimentare». Vista con gli occhi di Carlo Petrini, 59 anni, profeta e presidente internazionale dello slow food, l’uomo che ha costruito sul mangiare una risposta alla frenesia di tutti i giorni, al fast food esistenziale, la Cina del latte contaminato, ma anche dei dentifrici taroccati, dei coloranti nelle uova, dei pesticidi e degli anabolizzanti, dà sempre più spesso l’impressione di «essere fuori controllo, di non riuscire ad incanalare dentro una griglia di regole uno sviluppo che non ha precedenti. Non andate nei ristoranti cinesi, io non lo consiglio».


[fonte: un quotidiano dalla rete]


NON SEGUITE LA MODA COMUNISTA.
BOICOTTATE I LOCALI GESTITI DA STRANIERI.
LA SALUTE E’ LA COSA PIU’ IMPORTANTE
PER OGNI PATRIOTA, UOMO DONNA E BAMBINO.
MANGIATE SANO,
MANGIATE ITALIANO!


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+nuovopatriota+

Chi fermerà i clandestini?

LA VALLETTA-Il capo della Frontex alza le mani di fronte al fallimento. L’agenzia di controllo delle frontiere europee contro il fenomeno dell’ immigrazione clandestina, con i suoi pattugliamenti «non sta rendendo i risultati desiderati», ammette il finlandese Illka Laitinen, parlando in un’intervista. Secondo Laitinen «la situazione è allarmante». La Frontex ha stanziato circa otto milioni di euro per l’operazione. Dal maggio scorso, quando sono iniziati i pattugliamenti, 12.641 immigrati hanno raggiunto Lampedusa, mentre 2.300 hanno raggiunto le coste maltesi.


[fonte: una rivista dalla rete]

NONOSTANTE LE NUMEROSE
DICHIARAZIONI DA PARTE DI POLITICI
ALTOLOCATI, GLI SBARCHI PROSEGUONO
A RITMO INCESSANTE.
I CLANDESTINI MINACCIANO LE RISORSE
DI STATI GIA’ TRABALLANTI COME IL NOSTRO.
CHI HA DAVVERO LA VOLONTA’ DI FERMARLI?

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+nuovopatriota+

Italiani bastardi

Ormai ci siamo quasi. L’ennesima (non e’ la prima) vendetta della Camorra scopre finalmente la vera natura del fronte. Cio’ che normalmente sarebbe stato solo l’affermazione dell’unica giustizia ancora sopravvivente in alcune zone del Meridione d’Italia (quella della criminalita’ organizzata), diventa scontro etnico. Per la verita’, le organizzazioni criminali italiane che si spartiscono il

D’Alema e il "popolino" rosso

Berlusconi, il nemico del popolo

La7 – Il democratico Massimo D’Alema torna a minacciare lo spettro berlusconiano. Rappresenterebbe infatti il prototipo dell’odiato padrone delle ferriere. Per gli esponenti dell’opposizione l’uomo nero di Arcore potrebbe anche essere la reincarnazione del Duce.
Come al solito D’Alema dimostra di avere sempre nel suo dna l’antica prassi stalinista del nemico del popolo. La sua posizione è netta. “Trovo -ha detto- che la pubblicazione di atti, di intercettazioni coperte da segreto, è una indecenza assoluta”.
Eppure Il democratico esponente del Pd fu colto a parlare di affari con l’amico Consorte, che stava concludendo la scalata di Bnl. Ma il processo, invece di farlo a lui lo hanno fatto alla Forleo.


[fonte: una rivista dalla rete]

MASSIMO D’ALEMA E’ L’ESEMPIO
DEL COMUNISMO MODERNO:
PROCLAMA DI RAPPRESENTARE IL POPOLO
QUANDO INVECE IL GOVERNO PRODI
HA RIDOTTO L’ITALIA ALLO SFASCIO.
DIMENTICANDO CHE, MOLTE DELLE LEGGI
ANCORA IN VIGORE E ACCETTATE
DAI COMUNISTI AL POTERE,
FURONO PROPRIO
CREATE DALL’ODIATO DUCE.

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+nuovopatriota+

Ora e sempre: resistenza !

Tornare in Italia e perdere i benefici delle vacanze in un paese libero dove si parla di McCain e Palin nello stesso tempo del Keniano, grazie a Fini ed alle sue dichiarazioni da Cattivo Maestro è tutt’uno.Perchè se i neo-antifascisti di Antifascismo Nazionale sperano che muoiano in fretta i valorosi Combattenti dell’ Onore che combatterono tutta la Seconda Guerra Mondiale SEMPRE con una divisa

QUEL PASSATO CHE NON VUOLE PASSARE…

Sono ormai trascorsi più di sessant’anni dai fatti in questione, cioè dagli eventi che hanno diviso gli italiani tra i due schieramenti contrapposti nella più cruenta guerra civile della loro storia recente, e ancora non si è giunti ad un’autentica rappacificazione nazionale basata sul pieno riconoscimento, da parte di tutti, di valori indiscutibili e condivisi, dai quali partire per andare avanti, e sulla consegna definitiva alla Storia di quei tragici eventi passati; consegna alla Storia che, chiaramente, non può inendersi come archiviazione nel dimenticatoio degli avvenimenti stessi o come un impossibile, e neppure auspicabile, “embrassons nous” generale suggellante l’equiparazione tra loro di tutte le scelte di campo operate allora, valutando con il solo criterio della “buona fede” di chi le fece, ma che, al contrario, deve fondarsi sulla finalmente chiara, netta e definitiva pubblica ammissione da parte di tutti che una sola delle due cause in gioco nel ’43-45 fu quella giusta, a prescindere dai singoli episodi di comportamento eroico o di condotta infame registrati da una parte come dall’altra, e sul conseguente abbandono dell’odiosa abitudine a strumentalizzare meschinamente, per i propri fini politici contingenti, ogni più piccola frase pronunciata dall’avversario, su tali argomenti, che si presti allo scopo, come appunto accaduto con le dichiarazioni di Alemanno e La Russa in occasione delle recenti rievocazioni dell’8 settembre e dei primi atti della Resistenza.
Le pretese, avanzate in passato, e parzialmente ancora oggi, da una certa estrema destra, di collocare sullo stesso piano la scelta fatta da chi, nel 1943 ed oltre, si schierò a favore del ristabilimento della libertà e della democrazia, in via di inevitabile affermazione sull’onda dell’ormai scontato esito degli eventi bellici, e quella propria di quanti invece perseverarono nella guerra ormai irrimediabilmente perduta, ma combattuta nel campo delle forze della barbarie, con la sola giustificazione della “buona fede” che avrebbe animato questi ultimi, non possono trovare accoglimento.
La buona o cattiva fede ispiratrice di ognuno, o le circostanze fortuite per le quali in molti si ritrovarono tra le file “repubblichine”, dovrebbero essere valutate caso per caso e senz’altro ci indurrebbero a provare profondi sentimenti di rispetto per parecchi di questi combattenti individualmente considerati, ma non possono pesare sul giudizio complessivo di totale negatività della causa per la quale essi, pure talvolta eroicamente, si batterono: una causa il cui trionfo avrebbe significato la vittoria della più brutale violenza, dell’oppressione, dell’intolleranza.
Ora, un dato di fatto è che chi detiene in questo momento la responsabilità del governo del nostro Paese, ancorchè “di destra”, questi concetti sembra averli, grazie a Dio, assimilati perfettamente: il ministro della Difesa, ad esempio, nel suo discorso per commemorare gli eventi di Porta San Paolo ha inequivocabilmente lodato quel primo atto resistenziale ed esaltato quanti, in generale, hanno ridato libertà e democrazia all’Italia. Il cosiddetto “omaggio” da lui rivolto al mirabile comportamento sul campo di un reparto schierato “dalla parte sbagliata” rientra semplicemente tra quei riconoscimenti di singoli atti di valore che onestamente sono dovuti, ma che non implicano nessun mutamento di giudizio sulla causa “politica” al servizio della quale quegli uomini si battevano.
Pertanto, la polemica innescata dalla solita nostra bella sinistra su quelle poche parole pronunciate quasi in un inciso ci pare ancora una volta del tutto sterile e pretestuosa; tanto più se si tiene conto, ad esempio, che fu proprio un alto esponente di quello stesso versante politico, Violante, a lanciare anni fa un ben più clamoroso invito ad essere comprensivi verso la scelta fatta dai giovani combattenti di Salò, non riscuotendo altro, allora, che calorosi applausi bipartisan.
Se davvero , a questi signori, si volesse rendere pan per focaccia, non ci si metterebbe molto a rinfacciare loro i fini rivoluzionari – e quindi miranti non a restaurare in Italia la democrazia liberale, bensì ad impiantarvi un regime di tipo sovietico – propri delle ali più estremiste dello schieramento resistenziale di sessant’anni fa, ogni volta che oggi gli eredi di queste pretendono di incarnare la parte maggioritaria e migliore dei quei combattenti per la libertà, quasi negando agli altri il diritto di condividere celebrazioni che dovrebbero in realtà appartenere a tutti gli italiani, come quelle del 25 aprile.
Ma non ci pare il caso di farlo, in quanto ci rendiamo perfettamente conto di quanto quelle realtà siano ormai cose totalmente estranee anche ai più diretti dei loro lontani discendenti del 2008.
Concludendo, infatti, per una vera rappacificazione nazionale, perchè davvero passi quel passato che non sembra volerlo fare, non occorre certo dimenticare la Storia, maestra di vita, nè tantomeno assolversi reciprocamente da ogni responsabilità, ma si deve serenamente accettare che si tratta di un capitolo completamente diverso dalle vicende attuali, con le quali non deve continuamente mescolarsi.
Tommaso Pellegrino

I Sovrani delle Stelle

Alcuni mesi fa in un commento al primo post su Primeval , Freeman mi chiese di un romanzo di cui ricordava la trama, ma non autore e titolo.
Caso volle che si trattasse di uno dei miei autori preferiti e mi consentì di rispondere a memoria.
Edmond Hamilton con i suoi Sovrani delle Stelle (ed il seguito “Ritorno alle stelle”) è infatti uno di quegli autori di fantascienza che più mi ha regalato momenti piacevolissimi nella lettura di storie che stimolano la fantasia a galoppare lungo sentieri sconosciuti e spazi immensi.
Appartengo ad una generazione che ha passato una infanzia felicissima, pur senza tanti gadget che fanno parte degli accessori indispensabili dei bambini di oggi.
Per noi un il ramo caduto d’albero dalla forma un po’ particolare diventava una avveniristica arma spaziale e bastavano pochi soldatini per sentirsi dei generali vittoriosi.
E’ naturale che una storia come quella dell’uomo comune John Gordon, tornato dalla guerra (la seconda guerra mondiale) dove aveva comandato un caccia e sedutosi nuovamente alla sua noiosissima scrivania di contabile di una assicurazione, non potesse che accendere il piacere della lettura dell’intero romanzo, del suo seguito e quindi una miglior conoscenza dell’autore.
A chi non piacerebbe se un principe del futuro ci portasse nel suo tempo, al comando di una intera flotta spaziale per salvare il mondo ?
Credo che in ciascuno di noi alberghi, ad ogni età, lo spirito che ha fatto grande l’Umanità, lo spirito dell’avventura, della conoscenza, della speranza per il futuro e della libertà che, quotidianamente, viene soffocato dalle necessità, dalle convenienze sociali, dagli obblighi del ruolo che ricopriamo.
Allora perché rinunciare, almeno, a sognare con Hamilton e immedesimarci in John Gordon, uomo del nostro tempo che ha avuto la fortuna di essere scelto per un esperimento del lontano futuro e, come se non bastasse, anche quello di impalmare una principessa, immancabilmente bella, ricca, coraggiosa e con un intero mondo da governare.

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