AUGURI A TUTTI. ANCHE A CHI…

Giunti al termine di questo benedetto 2007, si ha la netta sensazione di trovarsi ad assistere, oltre che all’astronomicamente inevitabile fine di un ennesimo giro del povero Pianeta attorno alla sua fulgida Stella, con contemporaneo inizio di un nuovo tragitto d’identico percorso, anche all’inizio e alla fine di ben alttre cose, che, per il momento ci è alquanto difficile definire con chiarezza, sicché, affinchè tutto possa filare liscio, o almeno si possano limitare al massimo i disastri, ci si sente motivati a scambiarsi i consueti auguri per il nuovo anno caricando gli stessi di particolari significati ed intendendo scongiurare particolari ansie.
Nel variopinto mondo della politica interna, ad esempio, sembrano ormai chiare e scontate solamente due cose: che nulla appare più chiaro e scontato a nessuno, neppure agli addetti ai lavori, e che un’intera epoca è ormai in agonia, per non dire già conclusa. Il bello starà ora nel vedere che cosa il nuovo anno, e insieme la nuova stagione politica, ci riserverà.
Il bipolarismo “vecchia maniera”, per intenderci quello che ci ha tenuto compagnia all’incirca negli ultimi tredici anni, è agli sgoccioli; ciò che ne prenderà il posto potrà significare un perfezionamento del sistema da esso indiscutibilmente prodotto, basato su principi quali l’alternanza al potere tra due idee contrapposte ad ogni lizza elettorale e la scelta diretta da parte dei cittadini dei capi di governi tendenzialmente destinati a durare per l’intera legislatura, oppure potrà contribuire ad indebolire tale stato di cose, anche se non sarà facile sradicarlo subito del tutto, reintroducendo elementi di infausta memoria quali elezioni a metodo proporzionale e con le “mani libere”, ed alleanze di governo e capi degli esecutivi decisi nei “palazzi”, soltanto dopo il voto.
Auguri, quindi, per il nuovo anno a chi dovrà decidere, a questo punto, della sorte del Paese: del rafforzamento di conquiste degne di una vera democrazia moderna ed ormai bene o male molto radicate, ovvero della loro gettata alle ortiche.
E auguri soprattuto agli italiani, che non meriterebbero politicanti cui passasse anche soltanto per l’anticamera del cervello di privarli del diritto acquisito di potersi scegliere direttamente, votando, alleanza e programma di governo nonchè persona del primo ministro. Queste, sia ben chiaro, sono condizioni assolutamente irrinunciabili qualunque sistema elettorale venga alla fine adottato: maggioritario, proporzionale o con il televoto in diretta durante una trasmissione di Raffaella Carrà; tedesco, spagnolo, turco o kenyota.
Qualcuno ha affermato che il bipolarismo in Italia non funzionerebbe, che sarebbe superato, che farebbe addirittura “schifo”: Quel bipolarismo, miei cari signori, pure “all’italiana” e con tutti i difetti possibili e immaginabili, sta alla base del buon funzionamento di Regioni, Province e Comuni che è sotto gli occhi di tutti; sta assicurando governi (buoni o cattivi, non daremo giudizi in questa sede) insediati per un’intera legislatura o almeno di una durata sufficiente per potere concludere qualche cosa, e non al potere ciascuno per qualche mese, come avveniva in una Prima Repubblica sotto questo aspetto da dimenticare; ha fatto dire all’ex, o post, fascista Fini che il nazismo dell’Olocausto fu il “male assoluto”, e all’ex, o post, comunista Veltroni che nazismo e comunismo furono più o meno la stessa cosa; ha, insomma, piano piano tolto dai ghetti dell’antisistema forze che, trovando le condizioni idonee ed incentivanti, hanno potuto integrarsi ed essere recuperate alla politica “vera” di un paese democratico, da giocarsi tra avversari alternativi l’uno all’altro, ma reciprocamente rispettosi e condividenti una base di valori assolutamente fondamentali.
Proseguimento ideale del processo di riforma sulla via di una democrazia davvero moderna e funzionale può essere senz’altro quello nella cui direzione sembra andare la formazione del Partito Democratico, da una parte, e del Partito della Libertà dall’altra: la semplificazione della vita politica mediante l’accorpamento in due grandi entità, una di cetrodestra e l’altra di centrosinistra, di partitini-cespuglio sostanzialmente omogenei tra loro e la cui stessa sopravvivenza come soggetti distinti non risponde perciò più ad alcuna esigenza logica o di utilità (alzi la mano, ad esempio, chi sa dire quale grande differenza “ideologica” passi tra un’Udeur di Mastella e un’Italia dei Valori di Di Pietro perchè gli stessi non possano stare in un’unico soggetto, magari priprio il PD, dov’è peraltro già confluita la loro consimile Margherita).
Allora, auguri di buon anno e di buon lavoro a chi sinceramente si adopera per un futuro politico dell’Italia sempre più all’insegna del potere dei cittadini di scegliere direttamente alleanza di governo e premier, dello sfoltimento degli ormai totalmente inutili partitini e di un panorama di conseguenza più semplice e chiaro in grado di ripristinare la fiducia degli italiani nella propria classe politica. Un augurio particolare, ovviamente, al cavalier Berlusconi, per il buon fine della sua sfida lanciata a quanti, nel suo stesso schieramento, stentano a comprendere che è proprio di questa unità nella lotta per restituire al più presto al Paese un buon governo e il prestigio di cui ha sacrosanto dirtto che si alza forte la domanda della base elettorale dell’attuale opposizione.
E auguri, comunque, anche a chi sembra invece remare nel senso opposto, convinto che, dalla saggia strada imboccata anni fa, sia ormai giunto il momento di discostarsi radicalmente; chissà che non sia proprio lui a necessitare più di tutti dei nostri sinceri auspici.
Auguri vivissimi- per cambiare completamente argomento, ma con immutata preoccupazione per destni ed immagine dei nostri connazionali – ai tanti nostri uomini e donne impegnati nella lotta a terrorismi e a varie minaccie per la pace al’interno e al di fuori dei confini nazionali, in territori dove la situazione è già alquanto calda (Afghanistan) o potrebbe diventarlo (Libano, Balcani), affinchè non venga loro mai meno il sostegno del Paese, e l’esigenza della loro sicurezza e capacità di operare non venga mai dopo irresponsabili pregiudiziali ideologiche o meschine tattiche di politica interna.
Auguri a chi, dai cambiamenti che bollono in pentola per il nuovo anno, si aspetta qualche positiva novità su stipendi, prezzi, tasse, occupazione, mutui, qualità della vita in generale: E auguri anche a chi dovrà fare in modo che queste aspettative vengano deluse il meno possibile, anteponendole ai propri interessi di parte o di poltrona.
Insomma, auguri a tutti. A chi dorà avere e a chi dovrà dare. Comunque la pensi.

Tommaso Pellegrino

PARTITO (SPECIE SE "UNITARIO")…QUELLA PAROLA CHE SEMBRA ANCORA FARE PAURA AL CENTRODESTRA

Nel campo del centrosinistra politico italiano ha, bene o male, visto la luce il Partito Democratico, il quale ha fuso in un’unica entità due componenti, la Margherita e i Democratici di Sinistra, che in un tempo non lontanissimo, ma che pare ormai preistorico, militavano addirittura agli antipodi l’uno dell’altro, quando ancora si chiamavano rispettivamente Democrazia Cristiana (la Margherita era formata in larga parte dall’ex sinistra DC) e Partito Comunista Italiano.
L’operazione ha avuto aspetti felici e meno felici; ha fatto nascere un soggetto politico di concezione nuova, ma la cui efficienza nell’operare in concreto è ancora tutta da verificare; ha eletto un capo con un metodo democraticissimo quale le “primarie”, ma così facendo ha creato confusione su chi si trovi ora a godere di più legittimante investitura popolare per guidare la baracca, se questo nuovo leader o il “vecchio” Presidente del Consiglio. Tuttavia, questa operazione è andata indiscutibilmente nella direzione giusta, o almeno in quella inevitabile, se davvero si ritiene che un sistema basato sull’alternanza al potere tra due possibili maggioranze di governo, sicure ed in grado di perseguire i rispettivi programmi, presentati con chiarezza agli elettori prima di chiamarli alle urne e da questi scelti con il voto, sia ormai una conquista irreversibile, dalla quale non si può più tornare indietro, qualunque siano le leggi elettorali o le riforme costituzionali in futuro adottate.
In questo più intraprendente e lungimirante del centrodestra, il centrosinistra ha superato due ostacoli che, da quest’altra parte della barricata, sembrano ancora costituire quasi dei tabù: intanto ha dato vita ad una significativa organizzazione politica che si fregia senza vergogna della qualifica di “partito”, e poi ha capito che il naturale sbocco del bipolarismo è di portare alla formazione di entità più compatte e stabili delle semplici “coalizioni”.
La parola “partito”, nel mondo politico italiano e specie nel centrodestra, provoca probabilmente strane reazioni allergiche da quando il ciclone dei primi anni Novanta ha mandato in pezzi il vecchio sistema generalmente ricordato come la “Prima Repubblica”: sarà perchè i soggetti rappresentativi di quel sistema si chiamavano tutti ufficialmente Partito Tal dei Tali, sarà perchè ci hanno fatto una testa così con la “partitocrazia” fonte di tutti i mali, sta di fatto che, da allora in poi, è tutto un rifiorire di leghe, clubs, alleanze, unioni varie (ora anche i “Circoli” della pasionaria azzurra Brambilla), ma di un vecchio e sano “Partito”, a centrodestra e dintorni, quasi non si ha più memoria.
Invece bisognerebbe recuperare il tempo perduto, non copiare la sinistra, ma fare di meglio. Aleggia, è vero, un progetto di Partito delle Libertà unitario, ma, al momento, non sembrano crederci in molti oltre a Silvio Berlusconi.
E’ importante il superamento delle semplici “coalizioni”, perchè, se si crede veramente nella democrazia dell’alternanza al potere tra due famiglie politiche in grado realisticamente di governare con una solida maggioranza una volta elette, non è più il caso di rimandare troppo oltre.
Potrebbe, in un prossimo futuro, affermarsi una legge elettorale che assegni il premio di maggioranza non più alla coalizione, ma al partito più votato e, inoltre, l’essere parti integranti in un partito unitario porterebbe le inevitabili varie anime interne ad esso a sentire con maggiore senso di responsabilità il dovere di fedeltà al progetto comune, che non qualora fossero semplicemente dei gruppi distinti membri di una coalizione.
E’ puramente pretestuoso affermare, invece, che il partito unitario condurrebbe alla mortifiazione delle identità specifiche delle singole componenti che gli darebbero vita: nel Partito Laburista inglese, ad esempio, convivono, senza sognarsi scissioni, tendenze che vanno da un netto moderatismo a posizioni non poi molto diverse da quelle della nostrana sinistra radicale; così nel Partito Repubblicano americano troviamo un Rudolph Giuliani e un George W. Bush pensarla in maniera diametralmente opposta su svariati temi, senza però mai mettere in discussione la comuneappartenenza al medesimo.
Opporsi all’ipotesi di un partito unitario anche nel centrodestra, almeno costituito tra quelle componenti di esso sufficientemente omogenee da poterlo ragionevolmente fare (con i peraltro ottimi alleati della Lega Nord, per intenderci, si deve riconoscere che il discorso, per lo meno nell’immediato, sarebbe forse un tantino più complesso e delicato, pur dovendosi certamente tendere ad includere pure loro magari in tempi meno brevi), vuol dire non avere abbastanza il senso dell’inevitabile nuovo corso della politica nazionale, teso alla democrazia dell’alternanza tra due schieramenti solidi e compatti, garanzia di governabilità, vuol dire essere nostalgici di un ormai impossibile “centro” che non ha coraggio e volontà per schierarsi irrevocabilmente da una parte o dall’altra, vuol dire rimpiangere (magari inconsciamente) il consociativismo e il trasformismo di tanto triste memoria nella storia patria.
Occorre, in conclusione, superare quella sorta di paura che la parola stessa “partito”, e tanto più “partito unitario”, sembra ancora suscitare in tanti ambienti del centrodestra, anche per non farsi battere dalla parte avversaria in prontezza nell’adattare strutture e mentalità al nuovo che avanza inesorabilmente.
Questo post è stato redatto anche e soprattutto al fine di pubblicizzare l’iniziativa di un blog roll votato appunto alla causa che abbiamo cercato di perorare in queste righe. E’ stata promossa dall’amico “Camelot”; il modo più pratico per aderirvi (chi scrive lo ha fatto) è quello di recarsi sul blog www.teocon1990.blogspot.com e, da lì, cliccare sul simbolo tondo (tipo simbolo dela CdL) con la dicitura “LA CASA DELLE LIBERTA’ PER IL PARTITO UNITARIO” che appare a margine della home page in fondo a destra, accedendo così a tutte le istruzioni per proseguire.
Credo, in tutta sincerità, che si tratti di un’iniziativa cui valga la pena di prestare la propria attenzione ed incanalare quella di quanta più gente possibile.

Tommaso Pellegrino

GERARCHI – Gli uomini che resero possibile il fenomeno fascista

IN LIBRERIA DA SETTEMBRE
L’ULTIMO LIBRO DI TOMMASO PELLEGRINO

Balbo il trasvolatore, Ciano il “generissimo”, Bottai l’intellettuale a suo modo libertario, Starace il “mastino della rivoluzione”.
Sono solo alcuni dei principali gerarchi del fascismo: una classe dirigente che Mussolini, il duce, sfruttò per i propri fini, disprezzò ed esautorò, e che gli italiani chiamavano “loro”, conoscendoli poco e stimandoli ancora meno in confronto al favoloso “Lui” nazionale. Ma anche una squadra di uomini indispensabili per rendere possibile il più interessante e complesso fenomeno della nostra storia unitaria, così come per determinarne la fine tramite un atto che, per tutti i gerarchi, si rivelò un suicidio politico e, per taluni di essi, anche fisico.
Un pugno di percorsi individuali che l’autore sviscera nei loro tratti essenziali, sforzandosi di dare così un quadro d’insieme il più possibile esauriente del regime che segnò la vita di un’intera generazione di italiani.

ROBERTO CHIARAMONTE EDITORE Prezzo € 20,00

(Copertina del volume visibile sul sito dell’Editore www.chiaramonteeditore.it)

WTC ed i suoi misteri

11 settembre 2001A distanza di anni da quel undici settembre del 2001 ancora ci si domanda : come mai le Torri gemelle sono crollate? E perchè è crollato il WTC7?
I complottisti si domandano : cosa è stato usato per indebolire le strutture metalliche e provocare il collasso delle strutture?
Cosa mai si sono inventate le “segretissime organizzazioni capitanate da Bush per scatenare la guerra in Iraq ed in Afganistan?”
Bene, la risposta è data dalla scienza, nessun complotto ma fenomeni dei quali si hanno indizi seri e che sono da studiare attentamente per evitare il ripetersi di disastri simili.
Buona lettura .

There is no indication that any of the fires in the World Trade Center buildings were hot enough to melt the steel framework.
Jonathan Barnett, professor of fire protection engineering, has repeatedly reminded the public that steel–which has a melting point of 2,800 degrees Fahrenheit–may weaken and bend, but does not melt during an ordinary office fire. Yet metallurgical studies on WTC steel brought back to WPI reveal that a novel phenomenon–called a eutectic reaction–occurred at the surface, causing intergranular melting capable of turning a solid steel girder into Swiss cheese.
Materials science professors Ronald R. Biederman and Richard D. Sisson Jr. confirmed the presence of eutectic formations by examining steel samples under optical and scanning electron microscopes.
A preliminary report was published in JOM, the journal of the Minerals, Metals & Materials Society.
A more detailed analysis comprises Appendix C of the FEMA report.
The New York Times called these findings “perhaps the deepest mystery uncovered in the investigation.” The significance of the work on a sample from Building 7 and a structural column from one of the twin towers becomes apparent only when one sees these heavy chunks of damaged metal.

A one-inch column has been reduced to half-inch thickness. Its edges–which are curled like a paper scroll–have been thinned to almost razor sharpness. Gaping holes–some larger than a silver dollar–let light shine through a formerly solid steel flange. This Swiss cheese appearance shocked all of the fire-wise professors, who expected to see distortion and bending–but not holes.

A eutectic compound is a mixture of two or more substances that melts at the lowest temperature of any mixture of its components.
Blacksmiths took advantage of this property by welding over fires of sulfur-rich charcoal, which lowers the melting point of iron.
In the World Trade Center fire, the presence of oxygen, sulfur and heat caused iron oxide and iron sulfide to form at the surface of structural steel members. This liquid slag corroded through intergranular channels into the body of the metal, causing severe erosion and a loss of structural integrity.
“The important questions,” says Biederman, “are how much sulfur do you need, and where did it come from? The answer could be as simple–and this is scary- as acid rain.”
Have environmental pollutants increased the potential for eutectic reactions? “We may have just the inherent conditions in the atmosphere so that a lot of water on a burning building will form sulfuric acid, hydrogen sulfide or hydroxides, and start the eutectic process as the steel heats up,” Biederman says. He notes that the sulfur could also have come from contents of the burning buildings, such as rubber or plastics. Another possible culprit is ocean salts, such as sodium sulfate, which is known to catalyze sulfidation reactions on turbine blades of jet engines. “All of these things have to be explored,” he says.
From a building-safety point of view, the critical question is: Did the eutectic mixture form before the buildings collapsed, or later, as the remains smoldered on the ground. “We have no idea,” admits Sisson. “To answer that, we would need to recreate those fires in the FPE labs, and burn fresh steel of known composition for the right time period, with the right environment.” He hopes to have the opportunity to collaborate on thermodynamically controlled studies, and to observe the effects of adding sulfur, copper and other elements. The most important lesson, Sisson and Biederman stress, is that fail-safe sprinkler systems are essential to prevent steel from reaching even 1,000 degrees Fahrenheit, because phase changes at the 1,300-degree mark compromise a structure’s load-bearing capacity.
The FEMA report calls for further metallurgic investigations, and Barnett, Biederman and Sisson hope that WPI will obtain NIST funding and access to more samples. They are continuing their microscopic studies on the samples prepared by graduate student Jeremy Bernier and Marco Fontecchio, the 2001–02 Helen E. Stoddard Materials Science and Engineering Fellow. (Next year’s Stoddard Fellow, Erin Sullivan, will take up this work as part of her graduate studies.) Publication of their results may clear up some mysteries that have confounded the scientific community.

Articolo da : WPI

Il libro nero delle Brigate Rosse.

Segnalo l’ uscita, a chi voglia un buon compendio sui crimini brigatisti, l’uscita del libro di Pino Casamassima “Il libro nero delle Brigate Rosse” Newton Compton Editore.E’ un saggio dettagliato sul maggiore partito armato, e comprende, oltre a numerose foto, anche le immagini di alcuni giornali di quegli anni ed i comunicati di rivendicazioni con le farneticanti tiritere degli assassini che si

Bologna, marzo 1977: io c’ero

(Post della memoria: molto lungo)

Da circa un mese si sono aperte le “danze” celebrative per il “1977“.
Come per il “1968” il reducismo sembra farla da padrone, annegando nella nostalgia dei 20 anni, quel che invece fu una stagione fatta solo di violenza, sangue, devastazione, terrore.
Nel 1977 io avevo 20 anni, frequentavo (si fa per dire: all’università ci andavo solo per gli esami, era molto meglio studiare a casa) giurisprudenza a Bologna ed ero in pari con gli esami.
A febbraio avrei dovuto – in sessione straordinaria – sostenere l’ultimo esame del piano di studi del primo anno: Istituzioni di Diritto Romano.
Nel 1976 si erano svolte le elezioni politiche più incerte della storia dopo quelle del 1948 e prima di quelle del 2006.
Il 1968 aveva lasciato strascichi di violenza e di “gruppettari” extraparlamentari.
Nel 1974 il referendum contro il divorzio aveva visto una inedita coalizione, che andava dai liberali ai comunisti, prevalere su DC e MSI.
L’anno successivo, 1975, il PCI “sfondava” in regioni, province e comuni, grazie anche al collaborazionismo del PSI – sempre con i piedi in due staffe – e di settori del PSDI, PRI e PLI (la corrente di sinistra di Zanone che nel 1976 prese il potere nel partito conducendolo a sinistra: oggi Zanone è senatore ulivista in quota DS !!!).
In questo quadro la DC “tenne“, recuperando sul 1975 e mantenendo a distanza il PCI.
Chi fallì fu invece il PSI e così, con il “pensionamento” dei vecchi leaders come De Martino, iniziò l’era Craxi.
A livello internazionale la metastasi comunista sembrava inarrestabile.
Gli Stati Uniti, dopo il Watergate e la ritirata vergognosa dal Vietnam, si erano chiusi in se stessi eleggendo nel novembre 1976 il peggior presidente che abbiano mai avuto: Jimmy Carter.
La crisi del PSI e l’impossibilità numerica di un governo centrista – stante la conventio ad excludendum nei confronti dell’ MSI-DN che manteneva le sue posizioni introno al 6% – diede la stura alle più fantasiose masturbazioni di alchimia politica, il cui indiscusso protagonista fu Aldo Moro.
Ne uscì così un governo claudicante (sostituito poi nel 1978 dal governo della “non sfiducia“) affidato a Giulio Andreotti.
Enrico Berlinguer sperava di portare il suo partito comunista al potere evitando gli errori di Allende che nel settembre 1973 era stato rimosso in Cile, lanciando il “compromesso storico“, accettando la Nato come ombrello protettivo e trasformando il PCI in “partito d’ordine“.
Un ordine che cercava di imporre anche nelle università e nell’insorgente mondo marginale che oggi apparterebbe ai centri sociali, no global e pacifinti.
Bologna era da sempre il “fiore all’occhiello” del PCI.
Una accurata operazione di marketing presentava la città felsinea come la meglio amministrata in Italia ed era l’epoca degli “autobus gratis“.
E’ bene ricordare che allora i deficit degli enti locali venivano sistematicamente coperti dal governo centrale, aumentando le tasse e l’indebitamento pubblico con l’emissione di valanghe di titoli di stato.
Così se è vero che a Bologna il PCI erogava servizi gratuiti, è altrettanto vero che lo abbiamo pagato tutti – e salato – con le politiche di rientro dal deficit pubblico degli anni successivi (e finchè ci sarà la sinistra al governo non sarà mai finito l’esproprio dei nostri risparmi).
E che le amministrazioni di Bologna non fossero poi quelle meraviglie che la propaganda comunista cercava di far credere, lo si è visto quando i comunisti, occupato il potere in centinaia di comuni, province e regioni e non avendo più la possibilità di scaricare gli oneri sul governo centrale, si sono adattati alla politica di tutte le altre amministrazioni, dando così ragione a Mariano Rumor che, in una tribuna politica, rispose all’esempio di Bologna, dicendo che “l’amministrazione comunista di Bologna poteva vantarsi di simili risultati solo perchè era inserita in un’Italia democristiana“.
Bologna, quindi, vetrina del comunismo italiano e, come tutte le vetrine, l’ordine del partito era di dimostrare come, con il PCI, potesse essere garantito l’ordine pubblico.
E come Bologna tutte le altre città dove il PCI era riuscito a conquistare l’amminsitrazione locale.
Così il 1977 inizia con le turbative indotte da studenti svogliati, da ex sessantottini, dalla sinistra alla sinistra del PCI.
Ed inizia come nel 1968 con occupazioni di scuole e università.
Con scontri di piazza.
Con manifestazioni di violenza.
A febbraio 1977, dunque, in tale clima generale, avrei dovuto sostenere l’ultimo esame del piano di studi del primo anno dell’università.
Non ci riuscii.
Le continue occupazioni, oltre ed impedire le lezioni, impedivano anche gli esami.
La tensione, però non cessava.
La pressione aumentava.
In ogni parte d’Italia si susseguivano disordini, scontri.
Apparivano le prime armi in mano ai manifestanti.
La vetrina di Bologna si infranse.
L’11 marzo, l’ennesima manifestazione di violenti – anticipatori dei centri sociali, no global, pacifinti di oggi – che cercava di impedire l’agibilità politica in università agli studenti cattolici di Comunione e Liberazione venne affrontata – finalmente ! – dalle Forze dell’Ordine con cariche ripetute tendenti a disperdere i facinorosi.
I quali potevano contare su un’arma in più: la radio, Radio Alice divenuta famosa per “raccontare” in diretta gli scontri e, soprattutto, per consentire ai vandali di conoscere dove e come andavano dispiegandosi le Forze dell’Ordine, peraltro in numero insufficiente ad affrontare l’emergenza: non si pensava che Bologna la Rossa potesse sfuggire di mano al PCI.
L’11 marzo mio padre mi comprò la prima automobile e stavamo tornando verso casa quando i vigili urbani ci consigliarono di prenderla larga perchè “c’erano degli scontri e si poteva rovinare la macchina nuova“.
Così facemmo.
Arrivati a casa dopo un giro tortuoso, imparammo che negli scontri un ventiseienne estremista di Lotta Continua era rimasto ucciso mentre aggrediva i Carabinieri.
Sembra di rivedere la scena che, 24 anni più tardi, portò al cimitero Carlo Giuliani.
Anche nel 1977 un gruppo di violenti pensava di affrontare le Forze dell’Ordine confidando nell’impunità.
Francesco Lorusso morì nella centralissima Via Mascarella.
Mi ricordo – ed è un peccato che oggi non vengano riproposti per intero gli articoli di quegli anni, invece di inondarci di commenti reducisti – che il quotidiano della mia città, Il Resto del Carlino, descriveva l’arrivo di Lorusso in ospedale.
Mi è rimasta impressa la descrizione dell’estremista sulla barella e, mentre i portantini correvano verso la rianimazione, un cubetto di porfido usciva dall’eskimo e cadeva sul pavimento dell’ospedale
E accosto ancora di più la figura di Lorusso, Lotta Continua, a quella di Giuliani, no global.
Il primo che lanciava cubetti di porfido, il secondo estintori.
Entrambi hanno fatto la stessa fine.
Entrambi nel loro ambiente vengono considerati “martiri” ed “eroi” mentre noi, nel nostro, li consideriamo nulla più di come si possono considerare due che usano violenza nei confronti del prossimo e siamo totalmente, senza “se” e senza “ma” dalla parte delle Forze dell’Ordine.
Di quell’11 marzo 1977 mi ricordo ancora le telefonate con una cara amica che abitava in centro e che vedeva dalla finestra gli scontri e il fumo dei lacrimogeni.
Gli scontri continuarono anche nella notte e in mattinata del 12, quando la Polizia chiuse Radio Alice.
E mi ricordo quindi di un vicino di casa recentemente scomparso, amico di famiglia e consigliere regionale del PSDI, con il quale, per il terrore di mia madre, mi avventurai a piedi per percorrere quei 5 chilometri che mi separavano dalla zona universitaria per “renderci conto di cosa succedeva“.
Arrivati in zona all’incirca alle 10 di sera, l’ordine imposto dagli autoblindo di Cossiga, arrivati in tutta fretta dalle città vicine e anche da Padova, era ripristinato.
Piazza Verdi , cuore della zona universitaria – per arrivarci dovemmo esibire per ben tre volte i documenti e dubito che mi avrebbero lasciato passare se non fossi stato in compagnia di un politico regionale – non l’ho mai vista così tranquilla e pacifica come la sera del 12 marzo 1977, con tutte le autoblindo schierate e l’università ripulita dalla feccia rossa.
Il 1977, come il 1968 non è da celebrare, solo da ricordare come uno degli anni bui della nostra storia.
Quelli che scatenarono la guerriglia a Bologna non furono altro che l’altra faccia (o la stessa ?) delle brigate rosse che l’anno successivo rapirono Aldo Moro, uccidendo la scorta e poi trucidando il politico democristiano, innescando quegli “anni di piombo” e pescando dagli ambienti dell’estrema sinistra la manovalanza per le loro infami azioni terroriste.
Non c’è nulla di buono nel 1977 (e nel 1968) ad eccezione dell’età che avevamo allora.Il ripristino dell’ordine avvenne manu militari, anche se poi, spaventati dal coraggio avuto, non si continuò sulla strada virtuosa della repressione e si preferì puntare sui tradimenti e sui pentiti, con il risultato che i colpevoli di allora oggi sono liberi, fanno conferenze nelle stesse università che hanno devastato, sono parte delel istituzioni e, in buona sostanza uccidono una seconda volta le loro vittime, violentando, con la loro sola presenza libera, la memoria di chi cadde per colpa loro.
L’esame di Istituzioni di Diritto Romano riuscii poi a sostenerlo a fine marzo.
L’automobile nuova mi accompagnò fino all’8 giugno 1993.

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Pubblicato in Blacknights al link di cui al titolo, in data 9 marzo 2007.

Sono stato responsabile per gli attacchi avvenuti a New York e Washington l’11 settembre 2001

“Sono stato responsabile dalla A alla Z per gli attacchi avvenuti a New York e Washington l’11 settembre 2001″. Questa è la dichiarazione che Khalid Sheikh Mohammed, l’uomo sospettato di essere stato il numero tre di al Qaeda, ha rilasciato di fronte al tribunale militare incaricato di giudicare i detenuti di Guantànamo.
Durante la confessione, diffusa dal Pentagono mercoledì 14 marzo e pubblicata dal New York Timesil giorno successivo, Khalid avrebbe ammesso le responsabilità  di altri 30 imputati, tutti coinvolti negli attacchi terroristici da lui stesso organizzati. In un inglese stentato, Khalid ha detto di non essere felice della morte di tremila americani e ha dichiarato il suo dispiacere per scomparsa di ragazzi e bambini ma nella guerra, ha aggiunto, ci sono sempre delle vittime. Nella confessione, trascritta su 26 pagine, il terrorista catturato nel marzo 2003 in Pakistan ammette altri attentati, tra cui l’attacco dinamitardo al nightclub di Bali e il tentativo di far esplodere due aerei americani con l’uso di dinamite nascosta nelle scarpe. Khalid a inoltre confermato i sospetti delle autorità  americani, e cioè di essere membro di al Qaeda, capo operativo del gruppo terroristico di Osama bin Laden per le azioni all’estero e di aver pianificato e seguito personalmente l’esecuzione degli attentati dell’11 settembre.

Khalid Sheikh Mohammed

Khalid Sceicco Mohammed che bella faccia rassicurante, vero?

Tra le intenzioni della cellula americana di al Qaeda, sarebbe stato progettato l’assassinio dell’ex presidente Usa Jimmy Carter e l’attacco al ponte sospeso di New York. Al termine della ammissione di colpevolezza, Khalid avrebbe rivelato 31 attacchi tra cui: quelli alle navi americane avvenuti ad Hormuz, Gibiltera e Singapore; il fallito attentato dell’ex presidente Clinton; i pianificati attentati allo stretto di Panama, al Big Ben di Londra e all’aeroporto di Heathrow.
Nella stessa sessione, il tribunale militare ha inoltre interrogato un altro terrorista sospettato di essere stato ai vertici di al Qaeda, Abi Faraj al Libi, che, asserendo di essere trattenuto da due anni senza ragione, si è rifiutato di rispondere. Ora le autorità  indagheranno sulla confessione rilasciata da Khalid, anche se non è ancora chiaro perché il prigioniero abbia ammesso le responsabilità  di altri 30 terroristi. Khalid, dopo essere stato arrestato dal Fbi durante un’operazione a Rawalpind, in Pakistan, è stato tenuto per lungo tempo in custodia dalla Cia, accusata di aver inflitto torture al detenuto durante gli interrogatori, cosa comunque ammessa dalla legge americana in casi di minaccia alla nazione. La posizione dell’amministrazione Bush, che aveva puntato sulla lotta al terrorismo e sul progetto Guantà namo, esce rafforzata dalla confessione del terrorista internazionale e anche se le procedure di arresto e di detenzione dei sospettati terroristi sono state più volte criticate dalle organizzazioni per i diritti umani, nel tempo si è dimostrata una strategia vincente.

APRILE 1970.

2 Aprile: Emilia, gruppi di scioperanti occupano gli stabilimenti oltre ad una serie di uffici pubblici a Modena, Mirandola, S. Felice al Panaro, Finale Emilia e San Prospero.6 Aprile: Torino, gruppi di scioperanti assaltano la FIAT e malmenano alcuni sorveglianti.17 Aprile: Trento, cinquecento estremisti del Movimento Studentesco, dopo aver lanciato sassi al termine di un processo penale contro

MARZO 1970.

3 Marzo: Pisa, scioperanti che protestano per il licenziamento di alcuni dipendenti civili della base USA bloccano l’ Aurelia e la linea ferroviaria nei pressi di Tombolo. Ne seguono tafferugli con la polizia, nel corso dei quali alcune auto private vengono date alle fiamme.6 Marzo: Napoli, scontri tra scioperanti e la Polizia. I manifestanti protestano per la decisione delle delle autorità

Il sindacalismo all’ Alfa Romeo.

“Erano anni bui, gli anni ’70. Che qualche “sedicente” come scrivevano i giornali sinistri di allora, o “presunto” Brigatista Rosso, come scrive “Il Manifesto” ora vorrebbe far tornare. Insieme a qualche Cattivo Maestro, che mai ha abbandonato l’ idea rivoluzionaria. Ma Epifani e la CGIL si definiscono “sorpresi e costernati” dal fatto di trovare la presenza brigatista nel sindacato. Eppure