La stampa a Cuba ed in Italia.

Apprendo che il viceministro dell’ Economia Vincenzo Visco, non pago della bella legge donata agli Italiani in compagnia del prode Bersani, ha dato mandato al proprio legale di querelare il quotidiano Libero che aveva riproposto la vicenda della villa a Pantelleria con relativa sentenza di Cassazione con condanna.

Siccome in Italia, come a Cuba, vige la libertà di opinione,voglio esprimere anch’io la mia:

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Come a Cuba, avremo il Grande Fratello ? Chiedetelo a Visco.

A Cuba si chiama Seguridad. Nell’ex-DDR si chiamava Seguritmi, in Romania Securitate.

Dove c’è un regime comunista, ogni cittadino è spiato, schedato, pedinato, intercettato, con ogni mezzo possibile. Spesso il fratello, l’amico, il collega è lo spione di turno, a volte costretto a forza.

Anche in Italia, dove pur tra mille difficoltà, stiamo vedendo nascere un regime comunista, presto, grazie alla Legge Bersani-Visco, saremo tutti tracciati, ogni nostro acquisto, malattia, divertimento sarà schedato e sottoposto al burocrate di turno che deciderà se possiamo permettercelo.

Tra poco, cominceranno ad essere aperti i supermarket in dollari per stranieri; gli italiani saranno costretti a comperare solo nelle COOP , e vedremo fiorire il cambio in nero.

Come a l’ Avana. Com’era a Bucarest.

I PRIGIONIERI DI LA PRIMAVERA DI CUBA, UN SCANDALO PER TUTTI.

Sono già tre anni di ingiusta prigione in condizioni inumane che scontano i Prigionieri della Primavera di Cuba. È un controsenso utilizzare la parola “commemorazione” perché non stiamo parlando di un fatto del passato ma è solo accaduto tre anni fa. Stiamo parlando di un’ingiustizia del presente. In questa data pesano tre anni di sofferenza per loro e le loro famiglie ed ogni giorno che passa è un scandalo maggiore, perché si prolunga questa ingiustizia.

Prima di parlare delle loro condizioni, , del maltrattamento, delle loro malattie e delle violazioni che subiscono sia giudicandoli e sia mantenendoli in prigione, bisogna dire chi sono questi Prigionieri della Primavera di Cuba.

Sono cubani che, senza eccezione, conducevano una vita modesta, la maggioranza di loro viveva in abitazioni molto umili e in evidente stato di povertà. Erano il sostegno delle loro famiglie, delle loro mogli, dei loro figli, in molti casi delle loro madri, ora sole. Nei processi si diceva, per accusarli, che non avevano alcun vincolo lavorativo, sebbene fossero tutti lavoratori, la maggioranza fu licenziata dalle loro occupazioni perchè pensano differente e non hanno paura di dire quello che pensano.

Le loro famiglie soffrono con essi. I loro figli, molti piccoli o adolescenti, subirono quel giorno la violenza dell’assalto della Seguridad nelle loro umili abitazioni . Quel giorno, 18 marzo del 2003, gli agenti del governo penetrarono nelle loro case terrorizzando le famiglie, mettendo a soqquadro fino all’ultimo angolo le loro case e riprendendo con telecamere le loro bravate per dilettarsi, dopo, della loro crudeltà. Per caso, le telecamere registrarono la loro povertà, i bambini terrorizzati, le anziane piangenti e le loro carte, le temute carte, nelle quali quasi tutti scrivevano i loro messaggi di libertà. Né una pallottola, né un’informazione che possa considerarsi come materiale di spionaggio. Se avessero occultato quello che pensavano, se fossero stati spie, forse non avrebbero trattato loro tanto crudelmente, ma il loro peccato, imperdonabile, sta nel non avere paura, scrivere e pubblicare quello che pensavano, nel proclamare la verità. Per questo motivo li odiano di più.

Molti di essi sapevano che sarebbero stati celebrati in poche ore i giudizi sommari . Furono vere orge di odio e bugie. Giudici, procuratori, testimoni e fino al pubblico presente, ad eccezione dei loro parenti, ricevevano ordini della Seguridad del Estado in questo gran teatro dell’ orrore. Bisogna leggere i verbali ufficiali dei giudizi, le accuse dei pubblici ministeri, gli elementi che presentarono come prove e le dichiarazioni dei testimoni per domandarsi quale delitto è: scrivere poemi ed articoli, praticare il giornalismo indipendente per offrire, non anonimamente, bensì con la sua identità ed ogni responsabilità, informazioni ed opinioni sulla vita quotidiana cubana? Ma parlare della vita quotidiana in Cuba con la verità è in realtà fare una denuncia su violazioni ai diritti umani. Quale è il delitto? Avere un fax, una macchina da scrivere, una calcolatrice, penne, fogli di carta, una radioricevente portatile che capta le stazioni radio nazionali ed internazionali? Sognare che la vita può essere differente qui in Cuba per i cubani? Proporre cambiamenti per ottenere la riconciliazione nazionale, il rispetto dei diritti umani affinché l’immensa maggioranza esca dalla povertà in cui è sottomessa ed affinché i cubani possano parlare liberamente senza guardarsi intorno e senza paura che li stiano ascoltando?

Tutti, senza eccezione, lavoravano pacificamente ed apertamente per il rispetto dei diritti umani e per i cambiamenti pacifici nella società cubana. La maggioranza di essi parteciparono in vari modi al Progetto Varela, come promotori o attivisti. La campagna del Progetto Varela si basa sulla Costituzione cubana vigente, chiede un referendum affinché i cubani decidano sui cambiamenti da portare nelle leggi così da garantire la libertà di espressione, di associazione, la liberazione dei difensori dei diritti umani che sono in prigione, il diritto dei cubani ad avere imprese e commerci nel proprio paese, (qualcosa che in Cuba è un privilegio solo per gli stranieri), ed il diritto dei cubani a scegliere democraticamente i loro deputati ed il governo, diritto che la legge elettorale attuale, ostacola. La maggioranza dei Prigionieri della Primavera di Cuba lavorava in questa campagna referendaria che consiste nel presentare il Progetto Varela ai cittadini affinché venisse appoggiato. Migliaia di cubani lo hanno sottoscritto. La Costituzione chiedeva 10 000 firme, ma se ne ritirarono di più e furono presentate all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare. Così questi uomini, insieme a migliaia di cittadini, svegliarono la speranza, svegliarono la Primavera di Cuba e costruirono questo movimento liberatorio dall’odio, dalla violenza, dalla bugia e dalla paura ma si slegò la controffensiva repressiva che li portò alla prigione. Per questo motivo, per seminare la speranza, tutti loro sono i Prigionieri della Primavera di Cuba.

A molti nel mondo, politici, difensori dei diritti umani, intellettuali, personalità religiose, preoccupa la situazione delle persone che furono fatte prigioniere in Afghanistan e che si trovano nella Base Navale di Guantánamo. Anche a noi preoccupa, perché difendiamo i diritti di tutti gli esseri umani, senza distinzione. Questo tema costituisce un vero scandalo perchè si conosce, ma più scandaloso è il silenzio sul quale tacciono su ciò che succede a solo alcuni chilometri da questa base, nella prigione provinciale di Guantánamo ed in molte altre prigioni di Cuba dove ci sono decine di migliaia di prigionieri in condizioni inumane, con razioni di viveri da campo di concentramento, dove si è umiliati e colpiti fisicamente senza essere difesi se non dalle voci dei prigionieri politici pacifici che nonostante siano lì, condividano la punizione, non abbandonano la loro missione di difesa della dignità umana.

La maggioranza dei prigionieri politici cubani, includendo i prigionieri della Primavera di Cuba, soffrono molte malattie gravi acquisite o peggiorate nella prigione per le brutte condizioni igieniche, la deficiente attenzione medica, la mancanza di acqua corrente, il sovrapopolamento, il maltrattamento verbale e, molte volte, fisico. Questi prigionieri politici pacifici sono confinati, nella maggioranza dei casi,con prigionieri comuni che trattano come fratelli, sebbene siano classificati come pericolosi. Denunciamo che la Seguridad del Estado ed i carcerieri istigano i più pericolosi prigionieri comuni a molestare permanentemente ed aggredire, i prigionieri politici pacifici.

Il popolo di Cuba deve, in primo luogo, reclamare la libertà per questi prigionieri che hanno solo difeso i diritti dei cubani.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite, come tale, e gli organismi che si incaricano di diritti umani come la Commissione di Diritti umani e le altre organizzazioni umanitarie che si impegnano di questa tematica nel mondo, e tutta la comunità internazionale, devono chiedere, senza ambiguità e direttamente, la liberazione dei prigionieri politici pacifici cubani. Fare questo non è condannare Cuba, è difenderla ed è un obbligo morale. Non farlo è un’incoerenza ed una negazione dei suoi principi e degli accordi internazionali firmati proprio dal governo cubano.

Ma il nostro appello è anche a tutti gli uomini di buona volontà nel mondo, ai lavoratori, studenti, a tutte le organizzazioni sociali affinché si solidarizzi in maniera aperta e permanente con la causa della liberazione di questi prigionieri politici pacifici, questo è una modo di difendere i diritti umani di tutti i cubani e di tutta l’umanità.

I prigionieri della Primavera di Cuba, l’abbiamo detto e lo ripetiamo, sono riusciti in una gran vittoria, non hanno odio nei loro cuori. Essi non hanno declinato nella loro determinazione di difendere la dignità ed i diritti delle persone, la pace e la giustizia. La loro fede ed il loro amore al prossimo li sostengono come torce dalle quali emana una luce che permette di guardare verso il futuro con speranza tra tanto odio ed intolleranza. La speranza è che Cuba rinascerà nella riconciliazione e nella libertà.

Movimento Cristiano Liberaciòn.

mercoledì, 02 agosto 2006 Un piccolo uomo, un dittatore feroce.

Lìder minimo, dovrebbero chiamarlo. Ma in Italia i solito pessimi maestri ed i barbudos nostrani sono già pronti a stracciarsi le vesti, con delegazioni allarmate ed allertate in caso di dipartita di Fidèl.

Eh si, perchè dopo la caduta del muro, le rivelazioni su Pol Pot, la fucilazione di Ceausescu, il pensionamento di Gorbaciov, l’impresentabilità dei dittatori bielorussi e birmani, le aperture della Cina al capitalismo (ma non ai diritti umani), questo piccolo uomo rappresenta ancora la speranza che il comunismo, rifrullato in salsa sudamericana dei nuovi presidenti zapatisti/zaparetisti , possa alla fine trionfare, per la gioia degli ex-brufolosi orfani del ’68, magari clonando il messia dei rivoluzionari ed icona dei pubblicitari furbetti, quel criminale terrorista che risponde al nome di Che Guevara. Dimenticando i delitti che i 2 amiconi e companeros hanno compiuto insieme, non solo a Cuba, ma nel mondo intero.

Ed intanto in Italia, si procede a colpi di fiducia parlamentare che spaventa sempre più, nonostante la divisione palpabile dell’ Unione di quella minoranza purtroppo (ma speriamo ormai per poco)al Governo.

LIBERTA’ PER IL POPOLO CUBANO !

LIBERTA’ PER IL POPOLO ITALIANO !